TUTTA L’INCAPACITA’ DI MONTI DI FAR POLITICA - NON E’ RIUSCITO A FARE UN PORTITO, NE’ A SEDURRE I CATTOLICI DEL PD (VEDI FIORONI), QUINDI HA BUSSATO IN CASA DI MONTESCEMOLO, INGOIANDO TUTTI I ROSPI DI PIERFURBY: NIENTE LISTA UNICA ALLA CAMERA, IL NOME DI CASINI SUL SIMBOLO DELL’UDC, LA DEROGA A CESA - E SE IL PROF FINISCE DIETRO CASINI? - I “REDUCI” DI PD E PDL DESTINATI A SCANNARSI PER UN POSTO IN LISTA AL SENATO…

Carmelo Lopapa per La Repubblica

Tutti per uno, ma da questo momento ognuno farà per sé e tra Udc e il partito del Professore sarà battaglia all'ultimo voto. Competition vera alla conquista dei consensi cattolici. Mario Monti tenta di portare a casa bottino pieno fino all'ultimo istante: «Si può sempre tornare alla proposta iniziale della lista unica anche alla Camera». Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini scuotono la testa, soprattutto il leader Udc.

Sono di fronte a lui nello studio al secondo piano di Palazzo Chigi. È tarda mattinata, la seconda estenuante riunione dopo quella non risolutiva della sera precedente. Non c'è più tempo, bisogna decidere che fare e presentarsi davanti alle telecamere mostrando i simboli e chiarendo quante liste correranno «per Monti». La legge vieta di inserire il timbro "doc" in quelle di Udc e Fli. Ma di confluire tutti sotto il medesimo listone non se ne parla. «Noi abbiamo una nostra identità, una storia da rappresentare, non possiamo rinunciare allo scudo crociato, portiamo più voti alla causa se ci siamo» incalza Casini.

Che a quel punto rilancia e spiazza il Professore: «Semmai, togliamo il riferimento a Monti da tutte le liste, anche dalla tua, quella civica». È il premier questa volta a scuotere la testa: «beh, non credo sia possibile, il riferimento all'Agenda e all'azione di governo ha una sua importanza, credo sia imprescindibile». La soluzione diventa salomonica. Ognuno dei tre correrà per sé, solo tre liste apparentate con l'unico leader di riferimento. Ma tanto l'Udc quanto Fli non avranno ombrello di protezione. Il nome Monti comparirà solo sua lista. Detto fatto.

Trascorrono poche ore e sotto i riflettori e le telecamere dell'Hotel Plaza nasce il partito cattolico del Professore, l'unico che sarà presente sia alla Camera che al Senato con un simbolo che ruota tutto attorno al leader. In prima fila il ministro Andrea Riccardi, Andrea Olivero, i dirigenti di ItaliaFutura di Montezemolo, sono gli strateghi dell'operazione votata alla conquista del grande centro. Una sfida ad alto rischio soprattutto per Casini. «Abbiamo fatto un gesto di alta generosità, ma l'esito della contesa sul voto cattolico è tutt'altro che scontato» racconta dopo il vertice un alto dirigente centrista. Monti se la giocherà tutta sulla «purezza » della sua lista-partito.

«Non ci sono parlamentari» è la prima cosa che dice nella simil-conferenza stampa (senza domande) al Plaza e un'ora dopo dalla Gruber in tv. Sarà il refrain della campagna. Non casuale. Un sondaggio commissionato dagli uomini a lui più vicini riconoscerebbe al «partito Monti» un 4 per cento in più se non fosse affiancato da «vecchi politici». Ma Fini e Casini non ci stanno a passare da supporter. «Sarà inevitabile che i nostri nomi compaiano sui rispettivi simboli alla Camera: mancando il tuo, dobbiamo dare un riferimento ai nostri elettori» dicono entrambi al Professore durante il vertice. Ed è così che, sul simbolo Udc a Montecitorio ricomparirà il nome del leader cancellato appena pochi mesi fa. Così su quello di Fli.

Non solo. Come già aveva sostenuto nella riunione della notte precedente, Monti fa presente che i criteri per selezionare i futuri parlamentari dovranno essere rigorosissimi. Non solo su fedina penale e conflitto di interessi, ma anche sui 15 anni di legislatura. «Con Enrico Bondi abbiamo pensato che possano essere concesse solo due deroghe per partito» sentenzia gelando i suoi due ospiti. È la mannaia che scende su decine di parlamentari uscenti con tre e più legislature alle spalle. Casini soprattutto aveva rassicurato sul ripescaggio una buona parte dei «ras» meridionali e non di tradizione dc. Tutto sfumato. «Ma a conti fatti, Monti ci da una grossa mano d'aiuto, potremo avviare un serio rinnovamento nelle liste dicendo agli esclusi che abbiamo dovuto accettare il veto» spiegano big finiani e Udc.

Sarà, ma certo due deroghe appena peseranno, soprattutto per i centristi, i cui banchi erano zeppi di parlamentari di lungo corso. Casini e Buttiglione sono «derogati», ovvio. Così Fini. Il leader Udc però si impunta al cospetto di Monti: «Se le cose stanno così, non essendoci più il tuo nome sul nostro simbolo, allora pur nel pieno rispetto dei criteri generali, la nostra lista la gestiamo noi». Il nome di Lorenzo Cesa (con un precedente giudiziario prescritto) nessuno lo fa, ma diventa il convitato di pietra del vertice. Casini lo candiderà comunque, per lui il discorso è chiuso. Il premier nicchia ma incassa.

Come pure incasserà la cancellazione dal simbolo della lista unica al Senato del riferimento alla «scelta civica» che campeggia invece sul logo Monti alla Camera. Altro che civica. «È chiaro che nella lista per Palazzo Madama confluiranno tutti gli ex Pd e Pdl» spiega a margine della conferenza stampa Andrea Olivero, ex presidente Acli.

La lista dei "reduci" è sfumata. In sala si materializza il senatore ormai ex pd Adragna, che con D'Ubaldo e altri due poche ore prima ha dato vita ai Democratici popolari. Lo stesso fanno Frattini, Mario Mauro, Mantovano e altri ex Pdl con i "Popolari per Monti". Ma nel listone unico del Senato non ci sarà posto per tutti.

 

VIGNETTA MANNELLI DAL FATTO UN ALTRO MONTI E POSSIBILE jpegmario montiMARIO MONTI DA LA STAMPAIL GHIGNO DI MARIO MONTIMONTI MARIOmario montimonti e papa article monti casini

Ultimi Dagoreport

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...