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UFFICIO SINISTRI - LE GRANDI MANOVRE DEI DISSIDENTI PD, SI APRE LA CACCIA AL LEADER: DENTRO AL PD SI GUARDA A SPERANZA, FUORI A CIVATI E LANDINI MA C’È CHI SPERA IN SAVIANO - LA BATTAGLIA PER TRASFORMARE LA LIGURIA NEL VIETNAM DI RENZI...

saviano renzi 1saviano renzi 1

Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera”

 

«I bilanci li faremo a urne chiuse». Matteo Renzi è convinto che prima del voto sia inutile trarre le somme delle vicende che riguardano il Partito democratico e, più in generale, il centrosinistra.

 

Ma lì si è aperta una partita già adesso, in piena campagna elettorale. Una partita che coinvolge tutti gli oppositori (interni ed esterni) del presidente del Consiglio. 
I giocatori sono diversi. E in molti ambirebbero al ruolo di «capitano». Però, come spesso accade in quell’area, le divisioni sono forti.

 

Basta ascoltare i discorsi di alcuni dei protagonisti di questa vicenda. Luca Pastorino, candidato dei ribelli del Partito democratico in Liguria, osserva: «Stefano Fassina non se ne va adesso, ma anche quando se ne andrà non porterà via niente. Pippo Civati, invece, conta a livello nazionale, benché sia troppo presto per testarlo». Insomma, Pastorino non ricambia lo slancio di Fassina, il quale ha dichiarato che in Liguria voterebbe per lui. 
 

civati, fassina e d attorrecivati, fassina e d attorre

In compenso, il deputato del Pd, che concluderà la sua esperienza di democrat una volta che la riforma della scuola verrà approvata, ha contatti ravvicinati con Susanna Camusso. La leader della Cgil, come è noto, non ama Renzi e sogna la nascita di un altro soggetto politico: «A sinistra ci vorrebbe una cosa nuova». 
 

Quella «cosa» che una fetta della Cgil (una fetta soltanto perché, per fare un nome, la potente segretaria dei pensionati di quel sindacato, Carla Cantone, è contrarissima) vorrebbe costruire con Fassina, il quale è convinto che «prima di pensare a dei gruppi parlamentari autonomi» occorra «creare all’esterno le condizioni».

 

BACIO LANDINI CAMUSSOBACIO LANDINI CAMUSSO

Il che significa, né più e né meno, che con una parte della Cgil tenterà di tagliare il cordone ombelicale che lega alcuni circoli del Partito democratico malpancisti con il Nazareno: «Io ho un’interlocuzione sempre in corso con i miei elettori e vorrei ricordare che un pezzo del partito se ne è già andato». Dunque, Fassina e la Cgil, ma non Civati, a quanto pare. E nemmeno Maurizio Landini, che con Camusso e con Fassina un rapporto gelido. 
 

MANIFESTAZIONE LANDINIMANIFESTAZIONE LANDINI

Il leader della Fiom non vuole nella sua coalizione sociale molti di quelli che, invece, vorrebbero andare con lui. Lo fa capire chiaramente, com’è solito fare, senza troppi giri di parola: «Chi vuole stare con noi non deve fare parte di un partito e non si deve candidare alle elezioni». Perciò, no ai politici a tutto tondo. E anche alle formazioni della sinistra classiche, come Sinistra ecologia e libertà e Rifondazione comunista: «Sono zavorra», dice Landini quando parla con i collaboratori. 
 

Che abbia in mente il leader della Fiom non si è ancora capito. Si tiene aperte due strade: quella della successione a Camusso, ma anche l’altra, quella che lo potrebbe portare a fare l’anti-Renzi. Fortuna (per lui) ha voluto che la data di scadenza della legislatura e quella del Congresso della Cgil coincidano: saranno entrambi nel 2018. Quindi Landini ha tempo per decidere. Ma alcuni dei suoi sponsor ritengono che occorra sciogliere prima questo nodo. E se Landini non ci sarà punteranno le loro carte su uno dei grandi oppositori di Renzi: Roberto Saviano. 
 

saviano renzi 4saviano renzi 4

Lo scrittore-polemista ha sempre gentilmente declinato tutti gli inviti a scendere in politica. Ma non è scontato che, alla fine, dica di no anche questa volta. Scartata, invece, l’ipotesi Laura Boldrini. Troppo «compromessa» con la politica attuale. Lo stesso dicasi per il trio D’Alema, Bersani e Bindi. 
 

Del politicamente ingombrante terzetto vorrebbe disfarsi anche la minoranza bersaniana del Pd che non ha intenzione alcuna di uscire dal partito. «Io — spiega Nico Stumpo — non voglio andare né con Civati né con Landini». 
 

roberto speranzaroberto speranza

Obiettivo di quest’area è quello di strutturarsi e di presentare al prossimo congresso del Pd il proprio candidato, Roberto Speranza, non per vincere, ma per marcare il territorio. Dunque non c’è né un idem sentire né un comune agire da parte degli oppositori di Renzi. Il che non vuol dire che non possano mettere in grave difficoltà il premier. Dove, quando?

 

Il 31 maggio in Liguria. Consentendo la vittoria non di Giovanni Toti, ma della candidata 5 stelle. O, quanto meno, facendo eleggere Raffaella Paita con una percentuale talmente bassa che non le consentirebbe di governare quella Regione. Allora i bilanci da fare a «urne chiuse» sarebbero amari, per Matteo Renzi. 

saviano renzi 3saviano renzi 3MANIFESTAZIONE LANDINIMANIFESTAZIONE LANDINIMatteo Renzi davanti ad una foto di Maurizio Landini, Matteo Renzi davanti ad una foto di Maurizio Landini, saviano renzi 2saviano renzi 2

 

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