1- GRATTA “NON ESISTE UN POPOLO PADANO” DI NAPOLITANO E SBUCA IL DUELLO BANKITALIA 2- IL QUIRINALE E DRAGHI CALDEGGIANO FABRIZIO SACCOMANNI, “CIAMPISTA” LEGATO ALLA SUPERLOBBY DEI POTERI FORTI (DA DE BENEDETTI A NAPOLITANO, VIA SCALFARI) 3- BOSSI SOGNA DI FAR NOMINARE VITTORIO GRILLI, FIDATO BRACCIO DESTRO DI TREMONTI 4- AL BANANA IMPORTA SOLO CHE NON DIVENTI UN’ALTRA FONTE DI GUAI (COSA CHE STA IMMANCABILMENTE SUCCEDENDO). QUINDI ANDAVA BENISSIMO SACCOMANNI, PER FAR CONTENTO IL CAPO DELLO STATO E RIMETTERE AL POSTO SUO TREMENDINO TREMONTI 5- IL “J’ACCUSE” DEL COLLE SULLA “SECESSIONE” (CHE È IL SOLITO FOLKLORE LEGHISTA PER RIACCENDERE IL POPOLO INCAZZATO DEL “DIO PO”) PUNTA SOLO A DELIGITTIMARE BOSSI (E GIULIETTO) SULLA GUERRA CHE SI STA COMBATTENDO PER LA BANCA D’ITALIA 6- CON UN PAESE SCHIAVO DELLA BCE, UNA COSA SOLA DEVE FARE IL NUOVO GOVERNATORE: DARE UNA SVEGLIATA EPOCALE AL SERVIZIO DI VIGILANZA. IL RESTO È “PORTA A PORTA”

1- SE LA SPARA GROSSA L'OBIETTIVO È ALTRO
di Alessandro Sallusti per Il Giornale

L'ipotesi di una secessione della Padania è talmente paradossale, qui al Nord lo sappiamo bene, da non meritare di uscire dai confini del folclore leghista. Ma se a portarcela è addirittura il Capo dello Stato, allora c'è da capire che diavolo sia successo, o stia per succedere. I casi sono due.

O Napolitano è al corrente di trame eversive, e allora farebbe bene a denunciarle, oppure l'esternazione di ieri ha un altro scopo. Escludendo la prima ipotesi, bisogna allora chiedersi come mai, in un momento così delicato per gli equilibri e le alleanze, il Quirinale getti all'improvviso benzina sul fuoco delle polemiche. Perché è ovvio che avere evocato gli arresti per chi dovesse fare un altro passo in avanti contro l'unità del Paese, avere negato l'esistenza della Padania, innescherà infinite polemiche sul nulla.

Essendo gratis, il nulla appassiona i politici più dei fatti concreti, per cui immaginiamo che nelle prossime ore ci sarà da divertirsi. È possibile che Napolitano abbia voluto soltanto dare uno sberlone alla Lega in risposta alle punzecchiature ricevute nei giorni scorsi da esponenti del Carroccio. Oppure gli obiettivi sono diversi. Seminare zizzania nella maggioranza che non dà sintomi di cedimento? C'entrano forse le divergenze tra Quirinale e Bossi sul nome del nuovo governatore della Banca d'Italia? Regalare altre frecce per l'arco dell'opposizione? Lo sapremo nelle prossime settimane.


2- B. NON RIESCE A EVITARE LA GRANA BANKITALIA
Stefano Feltri per il Fatto

Ricapitoliamo: serve un governatore della Banca d'Italia, perché Mario Draghi trasloca tra poco alla Bce di Francoforte. Il Quirinale e Draghi caldeggiano Fabrizio Saccomanni, direttore generale e attuale numero due di Bankitalia. Giulio Tremonti sogna di far nominare il proprio braccio destro, Vittorio Grilli. A Silvio Berlusconi della partita importa solo una cosa: che non diventi un'altra fonte di guai (cosa che sta immancabilmente succedendo).

Per il Cavaliere andava benissimo Saccomanni, per far contento il capo dello Stato e rimettere al posto suo Tremonti. Il quale però si è ringaluzzito e su questo match è scatenato. Così ora Berlusconi sta tentando in ogni modo di divincolarsi, temendo che un risultato netto possa indispettire uno o l'altro dei contendenti, mettendo a rischio il prosieguo del governo.

Ecco allora che circola l'idea di individuare in Consiglio dei ministri una terna di nomi e lasciare poi al consiglio superiore di via Nazionale l'onere della scelta. Ma perfino Ignazio La Russa, uno non proprio pignolo sulle forme, nota che questo non è possibile. Così come non era pensabile quello che chiedeva Tremonti qualche mese fa, l'approvazione da parte di Bankitalia di un "identikit" del governatore senza volto, che poi veniva scelto ex post.

Se ci fosse un candidato di mediazione all'altezza si potrebbe uscirne con dignità. Ma stando così le cose sarebbe complicato spiegare poi all'estero che avendo due della caratura di Saccomani e Grilli li si è scartati per mere questioni di potere, recuperando da limbo personaggi ormai lontani dai palazzi romani come l'ex ministro Domenico Siniscalco. Più dura lo stallo, meno credibile apparirebbe una nomina di compromesso.

3- BANKITALIA, LA VERA POSTA IN GIOCO E' LA VIGILANZA
Bankomat per Dagospia

Radio Popolare ha invitato Bankomat a dare un suo contributo al dibattito su Bankitalia ed il nuovo governatore che avremo, e parimenti con maggior autorevolezza di Bankomat ne discutevano nei loro talk show un po' tutti da Oscar Giannino su Radio 24 a Bruno Vespa. E i giornali da giorni e per giorni ne disserteranno.

Bruno Vespa ci proponeva ieri sera gli autorevoli pareri di Fitto e della Santanche', contrapposti a un D'Antoni che per raffronto pareva Einaudi.
Torniamo sull'argomento in quanto secondo le modeste esperienze sul campo di Bankomat, come gli amici di Radio Popolare hanno ben inteso, il tema forse e' un altro.

Cosa deve fare un nuovo governatore? Cosa fa bene e cosa non fa bene Bankitalia?
Quando da anni il panorama bancario italiano ci offre un desolante spettacolo nel quale bancari e banchieri vengono scoperti birboni prima dalle procure e dopo dagli organismi di vigilanza interni ed esterni, una cosa sola deve fare il nuovo governatore: dare una svegliata epocale al servizio di vigilanza!

Che poi e' davvero la cosa fondamentale che i cittadini si aspettano. Il governo della moneta lo fa la Bce, bene o male, ma non la banca d'Italia. Di uffici studi ne abbiamo di ottimi e meno costosi. Suggerimenti al governo sulle politiche economiche e sociali li danno tutti, ma tanto alla fine deve governare il governo se e con la maggioranza che ha, eletta dal popolo. Punto. Ed al Tesoro non mancano le teste pensanti, fra i dirigenti. I ministri poi fanno quello che possono con i loro primi ministri, che purtroppo sono anche i nostri, ma questa e' un' altra storia.

Allora torniamo alla vigilanza. Per farla bene bisogna sapere di banca e di finanza, non di modelli macroeconomici ne' di San Tommaso, e per contro sarebbe bene rigorosamente ignorare dove si vedono a cena o al lago i potenti delle banche e delle industrie, altrimenti si rischia di esser loro grati per un pranzo o per una ospitata a Cernobbio. Via Nazionale e le sue sedi locali, speriamo siano meno e piu efficienti, con monacale rigore questo devono fare, il Paese ringrazierebbe.

E poi dovrebbero farlo con i tempi del mondo moderno, con le mail, leggendo internet ed i quotidiani on line, magari anche Dagospia, non aspettando che arrivino le raccomandate di un Collegio Sindacale eroico che decide una volta al millennio di denunciare gli amministratori ed i potenti azionisti retrostanti che li han fatti sindaci della banca.

Magari i dirigenti di via Nazionale dovrebbero evitare di far assumere in banca figli e parenti, assunzioni che le banche sono solertissime a perfezionare.

Magari dovrebbero guardare meglio il concetto di rischio di concentrazione creditizia degli impieghi sui soliti noti, evitando invece di romper le scatole sulle rate arretrate dei mutui casa.

Magari, proprio nel senso latino di utinam, volesse il cielo che, dovrebbero visitare piu spesso le filiali estere delle banche italiane, dove si fan le cose impudiche che tutti sappiamo.

Magari essere cattivissimi nella verifica di un aspetto notoriamente diffuso del quale si ha paura di parlare, ovvero dell'usanza dei clienti di ricambiare concretamente bancari e banchieri perl'interesse mostrato da lor signori nella spedita conclusione di una pratica creditizia.

E poi, finite le ispezioni, soprattutto se sono banche quotate, far sapere a tutti cosa hanno trovato. Basta con le liturgie della riservatezza.

Infine un suggerimento: se trovano cose che non vanno, ispettori e dirigenti di Bankitalia usino piu' spesso l'arma dell'allontanamento dei vertici dalle banche. Il ricambio aiuta. Dopo dieci anni, direi che un presidente ed un amministratore delegato devono andare a casa, poveri non sono, ma evitiamo che mettano radici eccessive e rendano poveri clienti e azionisti...

Allora se anche voi pensate che le banalità osservate da Bankomat siano la vera questione d'attualità su Bankitalia, scaldiamoci di meno per Grilli o Saccomanni, vediamo i loro curriculum ed i loro programmi di lavoro e lasciamo con tolleranza parlare Bossi o Santanche, tanto la loro chiacchiera non conta. I banchieri lo sanno, e presidiano il loro vigilante con ben altre attenzioni e strumenti.

Vediamo come finirà la pochade della Popolare di Milano, una banca affetta da manie suicide, sulla quale Bankitalia sembra non mordere da anni. Vediamo cosa succederà al Banco Desio, vediamo quali ispezioni saranno disposte in Intesa o in Unicredito o in qualsivoglia banca grande o piccola per capire chi e perché regolarmente rende possibile al malaffare muovere i suoi soldi. Il resto e' Porta a Porta.

 

 

Umberto Bossi e Giorgio Napolitanogiorgio-napolitano-mario draghiNapolitano Berlusconi Tremonti e Lettae e dd db fcf dd dd d sca16 eugenio scalfari cleo napolitanoGIULIO NAPOLITANO ANGELO MARIA PETRONI GIULIO TREMONTI - copyright PizziFABRIZIO SACCOMANNI MARIO DRAGHI VITTORIO GRILLIsaccomanni-draghi FABRIZIO SACCOMANNI Saccomanni Marcegaglia Monti VINCENZO GRILLI Enrico Salza (Intesa San Paolo) - Fabrizio Saccomanni (Bankitalia) - Luigi Grillo (Pdl) - Gianni LettaGRILLI SCARONI CALTAGIRONE VINCENZO GRILLI PAOLO SCARONI BASSANINI E TREMONTI SULLO SFONDO GRILLI

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