IL PATTO DEL NAZARAKIS – TSIPRAS CHE SI ALLEA CON LA DESTRA È COME VEDERE NICHI VENDOLA CHE VA A PALAZZO CHIGI CON LA RUSSA – MA L’ALLEANZA ROSSO-NERA DI ATENE È IL FRUTTO AVVELENATO DELLA NON POLITICA EUROPEA

Massimo Gramellini per “la Stampa”

 

Il compagno Tsipras ha festeggiato la vittoria cantando «Bella ciao», ma poi ha formato il governo con Anel, un partito di destra che guarda storto gli immigrati e gli omosessuali. Nichi Vendola a Palazzo Chigi sotto braccio a Ignazio La Russa.

PANOS KAMMENOS ALEXIS TSIPRASPANOS KAMMENOS ALEXIS TSIPRAS

 

Inconcepibile in Italia, dove al massimo ci si accorda più o meno di nascosto con i moderati dell’altro schieramento, come accaduto a Renzi e Berlusconi nel patto del Nazareno. Concepibile, e infatti concepito, in Grecia. Dove, da quando è scoppiata la guerra contro l’appetito, la contrapposizione tra destra e sinistra ha ceduto il passo a un’altra, più urgente, tra stomaco pieno e stomaco vuoto. 

Di stupefacente, per noi, c’è anche la velocità con cui i greci hanno formato il governo. Fin dal giorno successivo alla chiusura delle urne, senza i formalismi al rallentatore che in Italia trasformano la costruzione di una maggioranza in un rito quasi esoterico.

 

il giuramento di alexis tsipras  il giuramento di alexis tsipras

Non avendo ottenuto quella assoluta, il vincitore delle elezioni elleniche avrebbe potuto chiedere i voti mancanti a To Potami, il Fiume, un partito progressista certamente più in sintonia con la sinistra radicale sui diritti civili, ma per nulla disposto a rompere l’assedio dei creditori internazionali capeggiati dalle banche tedesche.

Invece Tsipras ha preferito allearsi con una forza quasi xenofoba da cui tutto lo divide, tranne la volontà di ribellarsi a questa Europa. Il nemico del mio nemico è mio amico. La stessa logica dei comitati di liberazione che, durante la seconda guerra mondiale, indusse monarchici e comunisti a combattere fianco a fianco «l’invasor» evocato da «Bella ciao».
 

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L’alleanza rosso-nera di Atene è il frutto proibito e forse avvelenato della politica, o meglio della non-politica, europea. Lo Stato Sociale è stata la più straordinaria creatura dell’era postbellica. La sua completa distruzione, avvenuta per ora soltanto in Grecia, riduce il ceto medio alla miseria e crea condizioni sociali pre-rivoluzionarie, lasciando a fronteggiarsi sul terreno una élite di privilegiati e un popolo di disperati.
 

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Mettere la maggioranza dei cittadini nelle condizioni di avere qualcosa da perdere fu la straordinaria intuizione della politica occidentale del secolo scorso, il vaccino contro ogni populismo estremista. Date a qualcuno una casa e una rata da pagare, e ne avrete fatto un potenziale conservatore.

 

L’Italia, persino quella scalcagnata degli ultimi anni, resta un Paese di piccoli proprietari e accaniti risparmiatori che sulla bandiera, oltre al «Tengo famiglia» di Leo Longanesi, potrebbe scrivere «Tengo un mutuo». L’italiano medio detesta l’euro, ma se lo fa piacere perché teme che la sua scomparsa determinerebbe un’impennata dei tassi di interesse. Così finisce per farsi piacere anche uno come Renzi, che alza la voce in Europa, ma si guarda bene dal litigare davvero. 
 

Zygmunt BaumanZygmunt Bauman

Invece il problema dei greci non è il mutuo. Sono le medicine per gli anziani e per i bambini, che l’alleanza rosso-nera vuole tornare a distribuire gratuitamente in barba ai tagli di bilancio imposti dalla troika. Lo scontro, di cui il nuovo governo di Atene rappresenta l’avvisaglia, non è tra chi vuole l’Europa e chi ne farebbe volentieri a meno.

 

Semmai tra chi si accontenta di questa Europa economica e chi si ostina a pretenderne una politica, memore delle parole terribili ma altamente profetiche del sociologo Zygmunt Bauman: «In un mondo senza regole dettate dalla politica, sopravvivono soltanto in due. La criminalità e la finanza».

 

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