AMERICAN SPRING - AL GRIDO DI “WALL STREET COME PIAZZA TAHRIR”, GLI INDIGNADOS A STELLE E STRISCE SI ALLARGANO (SUI MARCIAPIEDI, SE INVADONO LE CORSIE CENTRALI VENGONO ARRESTATI! E INFATTI FINISCE CON BOTTE E 18 FERMI) - LO SLOGAN: “FINITE LA GUERRA, TASSATE I RICCHI” COINVOLGE ANCHE INSEGNANTI, OPERAI, STUDENTI E TUTTO IL PROLETARIATO URBANO, DANDO ALLA RIVOLTA TUTT’ALTRO PESO POLITICO (E INFATTI SARAH PALIN CAPISCE L’ANTIFONA E RINUNCIA A CANDIDARSI ALLA CASA BIANCA)…

1 - INDIGNATI PATTO CONTRO WALL STREET...
Maurizio Molinari per "la Stampa"

Tutto inizia quando l'accampamento dei drappelli protestatari su Liberty Street accoglie una marea umana multicolore. Il popolo delle associazioni studentesche e delle Unions, i sindacati degli operai di New York. Fino a questo momento gli indignati di «Occupy Wall Street» sono stati soli nella sfida all'«avarizia dei ceo» iniziata il 17 settembre, negli scontri con la polizia sabato sera sul Ponte di Brooklyn e nelle notti trascorse nei sacchi a pelo, giocando a scacchi o suonando i tamburi.

Ma con l'arrivo di insegnanti ispanici, operai filippini, studenti universitari, magliette blu degli idraulici del Bronx, insegne rosse delle «famiglie lavoratrici» e un'infinità di altre sigle del proletariato urbano cambiano i numeri e anche l'impatto della rivolta che si propone di «trasformare Wall Street in Piazza Tahrir» come riassume Jouno, 20 anni, studentessa di Portland, Oregon. L'appuntamento fra gli studenti e i sindacati avviene con puntualità sotto gli occhi di dozzine di agenti, schierati con auto, mezzi e anche le torrette bianche che consentono di osservare tutto dall'alto.

L'abbraccio fra le diverse anime della protesta si svolge all'incrocio fra Liberty Street e Broadway attorno ad un piccolo cartello bianco con scritto «Jobs» (posti di lavoro), che diventa la testa del corteo. Gli ordini della polizia sono rigidi: chi invade le corsie stradali rischia l'arresto. E così a centinaia risalgono Broadway verso Nord invadendo i marciapiedi.

Al passaggio di cartelli «Eat the Rich» (Mangia i ricchi), gruppi di improvvisati suonatori jazz e cori «Siamo il 99 per cento, unisciti a noi» succede di tutto. I turisti messicani si sporgono dagli autobus facendo con le dita il segno di vittoria, dal negozio di AT&T all'angolo con Vesey Street i commessi afroamericani escono applaudendo, davanti al Sun Building un passante caraibico alza al cielo il pugno nero dell'orgoglio afro, alcuni broker bianchi contestano la protesta e vengono subissati dai fischi.

Lo schieramento di polizia è massiccio ma il servizio d'ordine dei manifestanti non ha sbavature, ripete in continuazione «restate sui marciapiedi» facendo ricorso anche ai megafoni. L'obiettivo è arrivare a Foley Square, la piazza davanti al tribunale di Manhattan intitolata al combattivo fabbro che a fine Ottocento contribuì a creare il partito democratico cittadino.

Sono da poco passate le 17, le 23 in Italia, quando la testa del corteo entra nei giardini. Ad accoglierla c'è un'orchestra di tamburi e trombe e un'altra massa di manifestanti, ancora dei sindacati come anche di MoveOn.org, l'associazione ultraliberal che nel 2008 tanto contribuì all'elezione di Barack Obama e che continua ad essere finanziata da George Soros, lo spericolato speculatore che si è schierato a favore di «Occupy Wall Street».

Foley Square si trasforma rapidamente in un tappeto umano che contiene oltre 10 mila anime, forse di più. Sventolano i drappi rossi dei socialisti, le bandiere americane rovesciate dei pacifisti, i colori dei cubani che auspicano «il risveglio popolare» e, sui gradini del tribunale, campeggia un grande striscione con scritto a caratteri cubitali «Revolt». Ad averlo confezionato sono due ragazze, Kerry di Miami e Lora di New York. «Rivolta non significa prendere le armi ma auspicare un grande cambiamento - dice Kerry, tenendolo bene in alto - proprio come avviene nel linguaggio musicale».

Per Lora «qui stiamo facendo la storia e abbiamo voluto dare un nostro contributo». Pochi gradini più sotto un ragazzo con una maschera dorata assicura nel suo cartello che «la lotta di classe sta arrivando» e in effetti nella piazza ricolma sono temi e colori della sinistra radicale a prevalere. Dei militanti del Tea Party visti pochi giorni prima a Zuccotti Park non c'è traccia e i sostenitori del repubblicano Ron Paul riescono a farsi largo a fatica solo gridando «End the Fed», poniamo fine alla Banca Centrale.

Gli avversari di Obama tuttavia non mancano: dai ragazzi di Queens con le magliette anti-Barack agli irridenti adesivi sulla «speranza mai avveratasi» con tanto di effigie presidenziale. La piazza degli indignati non si riconosce in leader e partiti esistenti, sfida tutti, accomunata dalla convinzione che si possa mettere fine alla crisi finanziaria «terminando la guerra e tassando i ricchi» al fine di rovesciare un mondo dove «i cittadini falliscono e le banche vengono salvate», come gridano i cori ritmati.

Quando su Manhattan arriva il tramonto, gli indignati sfollano ordinatamente, tornando a Zuccotti Park dove da oggi si sentono più forti e meno isolati. Anche perché i sit-in di protesta si moltiplicano da Los Angeles a Boston.

2 - MARCIA SU WALL STREET, SCONTRI E VIOLENZE - ARRESTATI ALMENO 18 MANIFESTANTI...
Da Repubblica.it

È finita con scontri tra la polizia e alcune centinaia di dimostranti la marcia degli "indignados" che da tre settimane occupano lo Zuccotti Park vicino a Wall Street. Quella che era cominciata pacificamente come una marcia di migliaia di persone (almeno 10.000 secondo i dimostranti, fino a 30.000 secondo altre stime dei media) si è conclusa intorno alle 21 locali, le tre del mattino in Italia, con arresti e violenze quando la testa del corteo ha raggiunto la zona transennata intorno alla borsa di New York e alcuni dimostranti hanno tentato di saltare le barriere.

A quel punto la polizia ha circondato i manifestanti del gruppo di testa, tra i quali c'era il regista premio Oscar Michael Moore, senza consentire l'ingresso alla stampa. Testimoni raccontano di avere visto poliziotti usare spray urticante. Gli arresti sono stati decine secondo i testimoni, 18 secondo un post su Twitter di Occupy Wall Street, il gruppo che fa informalmente da portavoce delle proteste. Molti sono ritornati allo Zuccotti Park, base dell'occupazione.

La marcia era cominciata poco dopo alle 17 da Foley Square, una piazza a un chilometro e mezzo a nord di Wall Street, con il concentramento dei manifestanti (diverse migliaia, secondo i dirigenti di polizia presenti nella piazza, che non hanno fornito
cifre esatte) e i discorsi di vari sindacalisti e rappresentanti di sigle note del mondo pacifista e alternativo di New York. La manifestazione di ieri era infatti il debutto dei sindacati nella protesta di Occupy Wall Street, uno sviluppo che si è visto nell'organizzazione e nello svolgimento del corteo, apparsi di tono diverso rispetto alle proteste più spontaneiste dei giorni scorsi.

La folla comprendeva persone di tutte le età, e di orientamenti che andavano dai socialisti con le bandiere "abolire il capitalismo" fino agli ambientalisti e a normali famiglie con i bambini. Una composizione eterogenea riflessa nei cartelli inalberati dai dimostranti, dalla protesta generica contro i ricchi ("Robin Hood aveva ragione!") alle richieste ben informate sugli aspetti tecnici della finanza ("ridateci la legge Glass-Steagall", la norma del 1933 che vietava la sovrapposizione tra banche d'affari e commerciali).

Gli slogan erano invece soprattutto quelli collaudati nelle proteste delle ultime settimane, su tutti "we are the 99 percent" (noi siamo il 99%) e "this is what democracy looks like" (questa è la faccia della democrazia). Un'aggiunta inattesa è arrivata dalla banda di ragazzi che suonava, tra le altre canzoni, "Bella ciao".

3 - PRESIDENZIALI 2012, PALIN ANNUNCIA "NON MI CANDIDO ALLA CASA BIANCA"...
Da "la Stampa"
- «La mia famiglia viene prima». È la spiegazione contenuta in una lettera inviata ai suoi sostenitori e diffusa dai media, con la quale Sarah Palin, ex governatore dell'Alaska, ha annunciato che non correrà per le presidenziali del 2012. «Dopo aver pregato molto e dopo una lunga riflessione, ho deciso che non mi candiderò», ha detto l'ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti nel 2008.

 

Scontri tra polizia e manifestanti a Wall Street INDIGNADOS A NEW YORKScontri tra polizia e manifestanti a Wall Street Indignados a New York Scontri tra polizia e manifestanti a Wall Street Scontri tra polizia e manifestanti a Wall Street wall streetBarack ObamaSARAH PALIN

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