grillo mattarella

GRILLINI NON GRULLINI - I CINQUESTELLE SONO TENTATI DAL SOSTENERE UN GOVERNO DEL PRESIDENTE PER NON RESTARE FUORI DAI GIOCHI - SAREBBE LA PRIMA SCELTA DI REALPOLITIK BY GRILLO E CASALEGGIO - E POI GLI ELETTORI NON VOGLIONO SPRECARE IL VOTO PER UN MOVIMENTO CHE RESTA SEMPRE FUORI DAL PALAZZO…

Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

DI MAIO GRILLO RIMINI

La nebbia degli slogan tradizionali vela la vera strategia. Ci sono un obiettivo e una tentazione, nel futuro prossimo del Movimento 5 Stelle. Con la nuova legge elettorale e con le diffidenze e le riserve persistenti, difficilmente raggiungerà percentuali tali da permettergli di governare.

 

L'obiettivo, dunque, è una vittoria minore ma ugualmente ambiziosa: avere seggi sufficienti per impedire che si formi un esecutivo senza o peggio contro la formazione di Luigi Di Maio e di Davide Casaleggio. In quel caso diventerebbe prepotente la vera tentazione dei Cinque Stelle, accarezzata per non restare fuori dai giochi: appoggiare un «governo del presidente», se di fronte al pericolo dell' ingovernabilità il capo dello Stato, Sergio Mattarella, dovesse fare un appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche.

BEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTA

 

È una ipotesi appena accennata, e tenuta di riserva, sapendo che gli effetti del sistema elettorale rappresentano un' incognita. Ma tutti i sondaggi, ufficiali e riservati, concordano nel ritenere improbabile che emerga dalle urne una maggioranza. Può darsi che in quel caso il Quirinale, dopo un incarico esplorativo senza esito, rimandi il Paese al voto: i Cinque Stelle non si metterebbero di traverso. Oppure è possibile che chieda il sostegno a un governo plasmato nel segno dell' emergenza. In questo caso, a sorpresa potrebbe trovare la sponda dei seguaci di Beppe Grillo. Non si tratta di un soprassalto di generosità nei confronti dell' odiata «partitocrazia».

beppe grillo luigi di maio

 

Nella scelta si indovina una buona dose di realpolitik : la consapevolezza che il Movimento deve passare da una fase di opposizione totale a una stagione più costruttiva. Anche perché i suoi consensi, che ormai si attestano tra un quarto e un terzo circa dell' elettorato, sono considerati in bilico: o vengono spesi in qualcosa di diverso dalla pura contestazione del passato, o rischiano di calare bruscamente verso percentuali inferiori al venti per cento.

 

La sfida di governo sarebbe dunque una sorta di antidoto a un ripiegamento del quale si avvertono qui e là i sintomi. D' altronde, la designazione di Di Maio come candidato premier certifica, di per sé, la scommessa su un'uscita «moderata» dalla crisi e su un possibile approdo governativo.

 

MATTARELLA

Fa il paio con il ruolo marcatamente defilato assunto da Grillo nella nuova fase. La virata in materia di moneta unica, la posizione meno ostile alla Nato, la ricerca di rapporti con le istituzioni finanziarie e con il Vaticano sono tutti passaggi obbligati per tentare di scalfire il muro di diffidenza che il Movimento si è costruito intorno; e che finora lo proteggeva ma lo isolava, anche, dal virus del dialogo con gli altri.

 

Il colloquio a Washington con il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, è stato del tutto casuale, è vero. Eppure ha creato un contatto prima inesistente. È stato organizzato in fretta e furia quando Di Maio ha saputo che l' ex ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Francis Rooney, col quale si doveva vedere, tardava perché si stava congedando da Parolin, negli Stati uniti per i lavori della conferenza episcopale americana.

Pietro Parolin

 

In due ore, con un giro febbrile di telefonate, è stato combinato un incontro in Nunziatura non col leader dei Cinque Stelle, ma con Di Maio nelle vesti istituzionali di vicepresidente della Camera; e col patto di non chiamare né fotografi né giornalisti: impegno rispettato.

 

Quel colloquio col «primo ministro» di Francesco ha permesso di alzare il livello di un viaggio che per il resto aveva seminato qualche tensione tra la delegazione grillina e l'ambasciata italiana a Washington. L' esito di questa «strategia della moderazione» è ancora in chiaroscuro. Dentro e soprattutto fuori dai confini italiani, il pregiudizio rimane diffuso e radicato. E quando i Cinque Stelle si accreditano come forza di governo, subito si sentono chiedere chi candideranno al ministero dell' Economia o agli Esteri.

 

LUIGI DI MAIO

Gli alleati occidentali vogliono essere rassicurati. E non solo. Si è saputo che di recente alcuni parlamentari del M5S si sono confrontati con una dozzina di investitori internazionali. Non è la prima volta: anche loro vogliono capire, al di là delle promesse e degli impegni verbali. Ma lo vogliono soprattutto gli italiani. Fino a Natale Di Maio batterà, partendo da Milano, l' intero Nord. Non è tanto per calamitare voti: gli basterebbe abbassare le difese e l' ostilità nei confronti del Movimento.

 

luigi di maio onesta

Ma per smentire l' immagine di una formazione malata di dilettantismo e di estremismo, occorrerà qualcosa di più. Si tratta di bilanciare con profili più esperti e competenti una classe dirigente finora un po' raccogliticcia; e di puntellare l' identikit troppo giovane dello stesso Di Maio.

 

La squadra di governo da presentare prima delle elezioni verrà calibrata su criteri diversi dal passato, almeno nelle intenzioni. Si potrebbe perfino arrivare a una sorta di preselezione prima di votare per le Parlamentarie, che servono a formare attraverso la piattaforma digitale Rousseau di Casaleggio le liste per il Parlamento. Sarebbe una cesura col passato, da spiegare e far digerire ai militanti. Eppure non c' è alternativa: la resa dei conti con la realtà sta arrivando anche per il primo «partito-internet».

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”