vignetta vincino - grillo si fa i fanghi a genova

GRILLO, CHE GRULLO! - FELTRI: “IL DISASTRO DI GENOVA SEGNA IL SUO DECLINO. IL MOTORE DEI GRILLINI SI È INCEPPATO, NON SUGGESTIONA PIÙ LE MASSE, ATTIRA SOLTANTO QUALCHE SCONTENTO CRONICO”

Vittorio Feltri per “il Giornale

 

BEPPE GRILLO E IL BODYGUARD PREGIUDICATOBEPPE GRILLO E IL BODYGUARD PREGIUDICATO

Non abbiamo a disposizione dei sondaggi aggiornati, ma il disastro di Genova (e della Liguria, in genere) è paradigmatico del declino di Beppe Grillo, che è un'emanazione politica di quella città (e di quella regione). Non è un caso che martedì scorso il leader (esterno) del Movimento cinque stelle, il cui memorabile e principale slogan è stato «vaffanculo», sia stato «sfanculato» a sua volta da un giovanotto - facente parte della cosiddetta legione degli angeli del fango - in un momento che passerà alla storia.

 

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Infatti quel ragazzo, avendo visto l'ex comico in strada, abbigliato con proprietà, non si è lasciato sfuggire l'occasione per rimproverarlo con toni pungenti. In sostanza gli ha detto: smettila di concionare e di predicare; impègnati piuttosto con la pala allo scopo di ripulire la città lordata dall'inondazione.

 

E glielo ha detto con una semplicità tale da spiazzarlo, ponendolo in una situazione imbarazzante da cui il guru è uscito malconcio, essendosi limitato a rispondere balbettando che i suoi parlamentari erano al lavoro e collaboravano con i cittadini nell'impresa faticosa di nettare le strade.

GRILLO  beppe genovaGRILLO beppe genova

 

La scena (e il diverbio) è stata ripresa dalle telecamere e divulgata, cosicché tutti vi hanno potuto assistere. Parliamoci francamente. Beppe ha fatto una figuraccia che diventerà l'emblema di un fallimento, quello di un capoccia politico che, avendo cavalcato l'antipolitica con un certo successo, si era persuaso di essere invincibile e, invece, all'improvviso, è stato demolito da uno sconosciuto che, per annientarlo ha usato le stesse armi tipiche dell'(ex) condottiero pentastellato. Di questo si tratta. Nulla di più e nulla di meno.

 

VITTORIO FELTRI VITTORIO FELTRI

Grillo è franato come l'argine di un torrente genovese, in un battibaleno. Di fronte alla contestazione di un anonimo cittadino, che si è espresso con un linguaggio elementare e pungente, egli è sembrato un guappo di cartone incapace di replica. In effetti era un controsenso che il leader del M5S fosse lì tra gli spalatori a criticare il governo senza nemmeno provare a sporcarsi le mani, e che, non avendo argomenti da opporre al suo interlocutore, avviasse lo scooter e se la svignasse quale ladro di galline colto in fallo.

Il significato di questa topica va ben al di là dell'episodio.

 

Dimostra che tutti i partiti, anche quello nato sulla rete, non appena conquistata una fetta di potere, grande o piccola che sia, da rivoluzionari si trasformano immediatamente in conservatori, tendono cioè a mantenere una rendita di posizione rinnegando le idee (se non gli ideali) da cui erano nati e si erano sviluppati.

 

Ora il motore dei grillini si è inceppato e batte in testa, non suggestiona più le masse, attira soltanto qualche scontento cronico impossibilitato a reperire un rifugio alternativo. La sensazione che si ricava da quanto accade ultimamente nel Movimento è desolante: i grillini, anche se alcuni di essi non sono cretini per nulla, costituiscono complessivamente un'armata Brancaleone destinata allo sbando.

grillo a genova  contestato dagli alluvionatigrillo a genova contestato dagli alluvionati

 

Per un motivo banale. I voti li ha presi Grillo, sono un suo patrimonio personale. Ma se lui comincia a traballare e non combina alcunché di concreto, anziché avanti, andrà indietro e finirà dove ha mosso i primi passi: al cabaret. Non ha futuro.

 

Un partito, inoltre, che non ha una guida in Parlamento, ma un matto che si fa prendere per i fondelli dall'ultimo bischero incontrato per la via, non ha speranze di sfondare. Al massimo può sopravvivere qualche anno, pentendosi di non avere riscosso i contributi statali e le indennità dovute ai propri rappresentanti. De profundis.

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