GRILLO NON HA ROVINATO LA FESTA SOLO AI POLITICANTI, MA ANCHE ALL’ALTA FINANZA LOMBARDA DEI GUZZETTI, CONVINTA DI UNA FUTURA ALLEANZA DI GOVERNO FRA IL PD E MONTI - ALTRO SHOCK È STATA LA VITTORIA DI MARONI SU AMBROSOLI (VI RICORDATE LA GRAN CENA DI FRANCESCO MICHELI CON MICHELE SERRA E LA MILANO DEL CAPPUCCIO?) – ORA C’è UN’UNICA POSSIBILITÀ: INGOIARE MATTEO RENZI...

Alberto Brambilla per "Il Foglio"

In quei salotti dell'alta società lombarda dove si è discusso per mesi su quale potesse essere l'assetto politico più congeniale al paese, qualcosa si è rotto. Come molti altri osservatori, banchieri e manager non avevano capito che il consenso popolare verso il movimento di Beppe Grillo stava aumentando. Oggi restano dunque lo choc per l'ascesa dell'ex comico e un affascinato stupore per la performance inattesa di Silvio Berlusconi.

Ma il risultato concreto è una sconfitta su tutta la linea, perché il mondo della finanza e dell'economia aveva puntato su una possibile alleanza tra Partito democratico, che ha avuto un consenso inferiore alle aspettative, e Lista civica di Mario Monti, che ha ottenuto un risultato considerato deludente, il 10 per cento.

Il banchiere dominus di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ne aveva fatto una specie di "strategia famigliare", dal momento che il nipote Alfredo si è candidato con il Pd (corrente renziana), la figlia Chiara sosteneva la candidatura di Umberto Ambrosoli in Lombardia, in opposizione alla Lega, mentre il genero, Gregorio Gitti, si è presentato con Monti conquistando poi un seggio alla Camera.

Dopo le elezioni, Gitti è stato uno dei pochi a tenere acceso il lumicino di un'intesa strategica tra Monti e il Pd con un'intervista al Corriere della Sera (che vede Intesa Sanpaolo tra i suoi azionisti più influenti), salvo poi indicare come "unica soluzione", in mancanza d'altro, il ritorno di un governo tecnico a guida Monti. "Più che una provocazione il mio vuol essere un ragionamento politico. Il tema è: se non ci sono accordi politici di Grillo o di altri governi, la soluzione tecnica può essere solo quella di affidare un nuovo mandato a Mario Monti", ha detto al Corriere (che non ha esplicitato il legame di parentela con Bazoli, cosa che a Gitti non piace ricordare).

Il lavoro nelle retrovie del bresciano Bazoli e dell'altro grande vecchio, Giuseppe Guzzetti, capo della Fondazione Cariplo, azionista di peso di Intesa Sanpaolo, serviva a trovare un equilibrio fondato sulla più larga alleanza possibile. Un modo, tra l'altro, per non lasciare troppo spazio al partito favorito alla vigilia del voto, il Pd di Pier Luigi Bersani. Una sorta di "pax politica" conciliatrice a garanzia di un assetto stabile sarebbe stata la soluzione più gradita ai due banchieri esponenti della finanza bianca, vicina al mondo cattolico.

Sono rimasti "più che sbigottiti", dice al Foglio Giancarlo Galli, biografo di Bazoli, che ha vivisezionato il potere della finanza cattolica nel libro "La giungla degli Gnomi" (Garzanti). "Anche loro, come altri rappresentanti dell'establishment, continuano a essere autoreferenziali. Non avevano capito nulla del movimento di protesta che stava crescendo", dice Galli facendo inoltre notare il sussulto che possono avere provocato nei banchieri ultraottantenni - e saldi al comando - le dimissioni di Papa Benedetto XVI, arrivate prima del voto, e il referendum popolare di domenica scorsa che ha posto alcuni paletti al modo in cui vengono stabiliti gli stipendi dei manager nella vicina e quieta Svizzera.

L'umore all'ombra della Scala di Milano, comunque, non è dei migliori. La delusione è evidente. "La tragedia delle elezioni nazionali - dice al Foglio un finanziere meneghino - non ha spaventato troppo ma ha messo in secondo piano la sconfitta di Ambrosoli alla regione Lombardia. La regione è passata alla Lega di Roberto Maroni, un'altra tragedia". L'alta società milanese si era infatti spesa, con cene e incontri vari, per accrescere - anche fuori dal capoluogo - la popolarità del candidato "navigliocentrico" del centrosinistra Ambrosoli, sostenuto dal sindaco, Giuliano Pisapia, e lanciato da Bazoli.

Questo aveva diviso l'élite lombarda perché in corsa per il Pirellone c'era anche il candidato montiano Gabriele Albertini. Si era creata una polemica sul "voto disgiunto", motivata dalle dichiarazioni della candidata montiana Ilaria Borletti Buitoni a sostegno di Ambrosoli. Il progetto bazoliano, insomma, si era già incrinato a Milano prima che a Roma.

Ma in ogni caso, non è detto che una Lombardia leghista sia sgradita anche a Guzzetti, fanno notare al Foglio alcuni osservatori, visto che il banchiere saronnese ha tenuto buoni rapporti con il partito fondato da Umberto Bossi: la vicinanza al territorio e la distribuzione delle risorse economiche su scala locale sono caratteristiche che accomunano la Lega e la Fondazione Cariplo che Guzzetti guida dal 1997.

IL COLLASSO CENTRISTA E LO SBOCCO RENZI
Il dato politico del collasso centrista però rimane. L'ha messo a fuoco Pierluigi Battista in un editoriale sul Corriere del 6 marzo: "Manca la voce di quel centro che fino a pochi giorni fa sembrava il pilastro essenziale della governabilità futura. Il Fli di Fini è stato annichilito, l'Udc di Casini è ridotto al minimo, la Scelta civica di Monti vive un risultato deludente, asfittico" ma "se continuerà la linea depressiva del silenzio e dello sbigottimento post traumatico - scriveva Battista - si regaleranno argomenti a chi considerava la coalizione centrista un mero espediente elettorale".

Quello che potrebbe ravvivare il disegno centrista è l'arrivo di Matteo Renzi, sfidante di Bersani alle primarie del Pd in autunno. Dietro all'incontro privato avuto con Monti due giorni fa, i più maliziosi intravedono un incarico nell'esecutivo o la consegna delle chiavi del movimento Scelta civica in vista di prossime elezioni. Il portavoce del trentasettenne sindaco di Firenze ha smentito tale eventualità dicendo che Renzi si ripresenterà alle comunali nel 2014. Eppure, intanto, prende piede la possibilità di nuove primarie interne al centrosinistra per la leadership (con Renzi ancora in campo).

Non è chiaro se il giovane politico toscano sia l'uomo che fa al caso dei banchieri lombardi. Qualcuno dice che abbiano paura del nuovo. Ma secondo altri, come l'economista Gian Maria Gros-Pietro, non è questo l'importante: "Non è il nuovo che spaventa, ma piuttosto la capacità e la possibilità di mettere in atto i cambiamenti che sono necessari al paese, come ad esempio accrescere la competitività del lavoro", dice Gros-Pietro senza riferirsi a Renzi o a Grillo ma solo constatando l'impasse istituzionale in essere.

Stando ai rumors, Gros-Pietro è uno dei candidati alla successione di Andrea Beltratti alla guida del consiglio di gestione di Intesa. Per adesso, dice al Foglio, i "giornali si esercitano", come in realtà fanno spesso evocando il suo nome nelle partite importanti, perché a decidere sarà il consiglio di sorveglianza una volta nominato, entro aprile. Ma è già sicuro, invece, che a presiedere l'organo di sorveglianza per altri tre anni consecutivi sarà Bazoli, con l'ovvio sostegno di Guzzetti.

 

GIUSEPPE GUZZETTI resize MARIO MONTI CON LE MANI ALZATE jpegFRANCESCO MICHELIMICHELE SERRAFOTO DA OGGI - MATTEO RENZI BEPPE GRILLO IN PIAZZAGIOVANNI BAZOLI FOTO ANSA Gregorio GittiUMBERTO AMBROSOLI

Ultimi Dagoreport

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."