luigi di maio matteo salvini

QUANTE CREPE NEL "PENTALEGHISMO" - LA “GUERRA DEGLI EMENDAMENTI”, INIZIATA AL SENATO CON IL DECRETO SICUREZZA E PROSEGUITA CON IL DDL ANTICORRUZIONE ALLA CAMERA, MANDA ALLE ORTICHE IL  "CONTRATTO" CHE TIENE INSIEME LEGA E CINQUESTELLE - DAL CARROCCIO SPINGONO: "SE VA AVANTI COSÌ, A MARZO SI VOTA..." - NEL MIRINO GLI INTERESSI DI CASALEGGIO CON LE DONAZIONI ALLE FONDAZIONI

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

matteo salvini luigi di maio

Doveva essere il governo del cambiamento si sta rivelando niente più che un esecutivo di coalizione. Nel giro di cinque mesi è caduta la foglia di fico del «contratto», è saltato cioè il metodo in base al quale M5S e Lega avrebbero agito nei ministeri e sui dossier di loro competenza, contando sul fatto che l' alleato non avrebbe interferito.

 

Era così all' inizio, ora non più: la «guerra degli emendamenti» iniziata al Senato dai grillini sul dl Sicurezza, si è riprodotta a parti rovesciate alla Camera sul ddl Anticorruzione, dove i leghisti hanno preso di mira alcune norme del provvedimento che - per dirla con Renzi - andavano a toccare «interessi sensibili» dei Cinque Stelle. Anzi di Casaleggio.

SALVINI DI MAIO

 

La questione era stata affrontata in una riunione del Carroccio, durante la quale alcuni dirigenti del partito avevano spiegato con veemenza a Salvini che «quelli lì - ovvero i grillini - non possono gridare "onestà onestà" e poi agevolare le donazioni alle fondazioni e affossare i partiti». Ecco cosa ha scatenato la reazione del Movimento, che ha presentato l'emendamento sulla prescrizione senza avvisare gli alleati.

 

Di qui l'ennesimo braccio di ferro. È vero, ci penseranno i leader a trovare un compromesso ma intanto lo scollamento politico si riverbera nell' assenza di solidarietà tra i parlamentari delle due forze: in Transatlantico i capannelli «misti» di inizio legislatura non ci sono più. Il distacco (anche fisico) è tale che ieri, in commissione Giustizia a Montecitorio, il leghista Paolini sussurrava ai colleghi di altri partiti: «Si corre verso il voto anticipato. Ma non a giugno, a marzo».

 

CARTA IGIENICA SALVINI DI MAIO

C' è chi ci crede e chi - come il forzista Marin - ritiene sia «un gioco delle parti», utile a M5S e Lega per svolgere contemporaneamente il ruolo di maggioranza e opposizione. Ma se davvero fosse solo una commedia, allora non si capirebbe l' umor nero di Di Maio, che in serata ha riunito la squadra di governo di cui è «insoddisfatto».

 

Né si comprenderebbe l' irritazione di Salvini, che ieri confidava di incassare il voto del Senato sul decreto Sicurezza e che invece ha dovuto schivare una trappola ordita dagli alleati. Perché questo era l' intento dei grillini, che avevano fatto filtrare la notizia di un vertice notturno a Palazzo Chigi tra Conte e i vicepremier per dirimere la vertenza sulla prescrizione.

vladimir putin giuseppe conte 1

 

Lì sarebbe dovuto avvenire lo «scambio» tra il voto di oggi a Palazzo Madama sul decreto caro al leader del Carroccio e l' intesa a Montecitorio sul ddl Anticorruzione a cui mira Di Maio. E proprio su questo provvedimento - dopo che Salvini ha fatto saltare il vertice - il leader di M5S ha ordinato la rappresaglia, facendo cassare dai relatori grillini tutte le modifiche presentate dai leghisti.

 

SALVINI DI MAIO BY CARLI

La «guerra degli emendamenti» evidenzia il logorio della coalizione. E i giochi da Prima Repubblica si svolgono in un clima surreale. Perché mentre Conte è in tv a dire che «nel governo non stiamo litigando», il capo del Carroccio ha appena consigliato un «alka-seltzer» ai dissidenti del Movimento, pronti oggi a uscire dall' Aula del Senato per non votare la fiducia al suo provvedimento. In questo quadro si tenta di portare avanti la mediazione sui conti pubblici tra Roma e Bruxelles: come spiega un autorevole esponente del governo, «da entrambe le parti stiamo cercando di prender tempo per arrivare a un compromesso.

 

L'Europa dovrà far mostra di non cedere all' Italia mentre noi dovremo trovare il modo di cambiare la manovra senza dirlo». In realtà Conte lo rivela, prima confermando il reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero per il 2019, poi aggiungendo che se la crescita non raggiungesse gli obiettivi prefissi «adotteremmo misure di contenimento della spesa». In tal caso M5S e Lega dovrebbero ammainare le loro bandiere.

giuseppe conte in russia

 

Non sarebbe un buon viatico in vista delle Europee. Ma ieri, almeno nella Lega, c'è stato un motivo per tirare un sospiro di sollievo: la nuova condizione privata di Salvini per il quale gli amici hanno a lungo trepidato. Certo «il capitano era arrabbiato» per quella foto apparsa sui social: «Matteo ha passato un periodo difficile».

 

Della cosa - così ha raccontato - ha avuto modo di parlare di recente anche con Berlusconi. «Eh, le donne... Io me ne sono allontanato», aveva sospirato il Cavaliere. E Salvini: «Dillo a me che ci ho appena litigato».

 

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