SICILIA IN CROCE…TTA – GUERRA FEROCE TRA IL PD E IL GOVERNATORE MA NON C’È NESSUNO PRONTO A SCOMMETTERE CHE LA MOZIONE DI SFIDUCIA GRILLINA POSSA PASSARE (ANDREBBERO TUTTI A CASA)

Gian Antonio Stella per "il Corriere della Sera"

È più facile che il Sassuolo vinca lo scudetto o che Rosario Crocetta sia retrocesso? Difficile rispondere. Certo, la sinistra siciliana è in pezzi, volano accuse da querela e domani, appoggiati dalla destra, i grillini presentano la mozione di sfiducia.
Ma chi la voterà? Chi accetterà di andarsene automaticamente a spasso lasciando il dorato e adorato seggio?

Sulla carta, ovvio, non ci sarebbe partita: una maggioranza vera il governatore non l'ha mai avuta. A causa del sistema elettorale demenziale, riuscì infatti a vincere un anno fa, grazie solo alle spaccature della destra, con meno di un terzo dei voti: il 30,5% scarso. E prendendo addirittura mezzo milione di voti in meno di Rita Borsellino, battuta largamente nel 2006 da Totò Cuffaro. Con il «suo» Pd ridotto a un malinconico 13,4%, il presidente si ritrovò quindi con 39 seggi su 90: «Nessun problema, mi cercherò la maggioranza in Aula. Conto sul dialogo col Movimento 5 Stelle».

Dodici mesi più tardi, quel rapporto che illuse perfino Pier Luigi Bersani, al punto di spingerlo a intestardirsi nella ricerca di un confronto dopo le elezioni pareggiate, è irrimediabilmente guastato. Giancarlo Cancelleri, il candidato grillino alla presidenza, dice che non ne può più: «Crocetta ha fatto un sacco di promesse ma dove sono le cose fatte? Non facciamo che votare proroghe, proroghe, proroghe. E la rivoluzione promessa dov'è? La butta sempre sull'antimafia: lui è candido e tutti gli altri sono sospetti. Non si può andare avanti così...»

La destra, per ora, assiste senza toccare palla. Le ferite della sconfitta dovuta alle risse interne non sono ancora rimarginate. «Ho incontrato il presidente il giorno della Madonna del Rosario. Gli ho fatto gli auguri. Mi ha risposto: "I miei amici comunisti non se ne sono ricordati"», ridacchia Giuseppe Castiglione, uno dei paracarri del Pdl siciliano, «Il guaio è che questa giunta non ha un progetto. Non ha un'idea. Ha buttato lì l'abolizione delle province, ma poi?»

È dentro il Partito democratico, però, che la guerra è più feroce. Di qua il governatore, che accusa il Pd di non sostenerlo nello sforzo di «cambiare radicalmente la politica siciliana» e anzi di aver cercato di imporgli un «cerchio magico» di notabili per lui inaccettabile: «Volevano farmi nominare in giunta Walter Bellomo, arrestato per la Tav!» Di là lo stato maggiore del partito, che rinfaccia a Crocetta di giocare per proprio conto senza ascoltare mai nessuno tanto da aver messo su un proprio movimento, il «Megafono», schierato in qualche elezione locale perfino contro il Pd. Fatto sta che ormai, per dirla alla palermitana, l'uno e gli altri «si stanno sciarriando» come nei combattimenti di cani, dove chi può attacca l'altro alla gola.

Chi ha cominciato? Mica facile stabilirlo. I maggiorenti del partito, appoggiati soprattutto dal potente e chiacchierato Gran Visir di Enna, Mirello Crisafulli, dicono sia stato Crocetta, con quel suo progressivo tentativo, l'irriconoscente, di smarcarsi dal Pd che lo aveva votato e prima ancora eletto a Strasburgo. Crocetta ribatte che no, sono loro che pensavano di usare lui e il suo essere alternativo e al di sopra di ogni sospetto come uno specchietto per le allodole dietro al quale fare «gli affari di sempre, soprattutto nella Formazione».

Certo le cose sono precipitate nell'ultimo mese con un ordine cronologico curioso. Prima puntata: il Pd chiede un rimpasto e comincia ad assediare il «suo» presidente perché si sbrighi. Seconda puntata: il governatore sbotta annunciando «una bomba» e la mattina dopo si presenta in Procura con un dossier che accusa di truffa cinque dei principali enti (Ial, Aram, Cefop, Ecap ed Enfap) che in questi anni hanno gestito i corsi di formazione, costati all'Italia e alla Ue, negli ultimi dieci anni, non meno di 4 miliardi di euro. Una denuncia pesantissima.

Accompagnata dalla confidenza ai cronisti di avere contro il partito proprio per quello: «Buona parte del gruppo dirigente del Pd, c'è dentro fino al collo, nella Formazione. E stiamo parlando di un settore che si rivela sempre più un pozzo di San Patrizio delle ruberie». Terza puntata: il segretario del partito Giuseppe Lupo, due giorni dopo, ritira il sostegno del Pd al governo regionale, salutato solo un anno fa tra squilli di tromba e rulli di tamburo come il primo esecutivo di sinistra di tutta la storia, e chiede agli assessori (che però prendono tempo...) di dimettersi.

Sono passate tre settimane, da allora. Ed è sembrato di assistere al teatro dei Pupi: un quotidiano sferragliar di spade, urla, accuse e schiamazzi seguiti da subitanee rappacificazioni, ultimatum, gesti di buona volontà (come la promessa di Crocetta di iscriversi al Pd e di congelare il «Megafono») e poi sorrisi e digrignar di denti, cordialità e pugnalate, brindisi e veleni... Un tormentone. Che ha visto ieri sera a Sant'Agata di Militello un nuovo tentativo di siglare la pace.

Vada come vada, non ce n'è uno pronto a scommettere che la mozione di sfiducia grillina possa passare. Manco i grillini. La legge che regola queste cose dal 2001, infatti, è chiara: se il governatore viene mandato a casa, vanno automaticamente a casa tutti. E questa prospettiva non piace a larga parte dei deputati regionali siciliani. Tanto più che la prossima volta all'Ars non entreranno più novanta parlamentari ma venti di meno. E chi te la garantisce la rielezione, con la sinistra e la destra siciliane che si tirano di stracci? Il M5S, forse. Ma vatti a fidare di quei pazzi che insistono a voler abbassare le lussuose buste paga degli eletti...

I deputati dell'assemblea isolana, come ha raccontato su «il Giornale di Sicilia» Giacinto Pipitone, hanno già detto chiaramente come la pensano. Salvando i contributi ai partiti e rinviando e rinviando e rinviando ancora, finché i rompiscatole non si saranno stufati di chiederlo, quel ridimensionamento delle indennità preteso dal governo Monti e passato un po' ovunque, tranne a Palermo. Dove un parlamentare semplice, prebende e bonus ulteriori esclusi, guadagna ancora 11.780 euro netti al mese. E chi glielo fa fare, di buttar giù Crocetta e tornarsene, di questi tempi, al lavoro e alle paghe di prima?

 

ROSARIO CROCETTA CANCELLERI VERSUS CROCETTA Giancarlo Cancelleri Beppe Grillo VLADIMIRO MIRELLO CRISAFULLI Vladimiro Crisafullizenga consegna a castiglione la maglia del cataniail senatore giuseppe castiglioneSaverio Romano e Totò CuffaroTotò Cuffaro novembre

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