NEURO-QUIRINALE – IL SUBLIME CERONETTI SFOGLIA IL SUO ALBUM DI “PAPABILI”: “CANDIDATO NUMERO UNO: EMMA BONINO. POI IL GENERALE ANGIONI. BENE ANCHE PAOLO MIELI, SERGIO ROMANO, SALVATORE SETTIS. ANCHE LA BOCCASSINI: CONOSCE IL DIRITTO, MOLTO DIRITTA LEI”

Guido Ceronetti per “la Repubblica

 

guido ceronetti guido ceronetti

E allora, che facciamo? Giochiamo a scegliere il prossimo presidente della Repubblica; contribuirà a ravvivare la dispendiosa istituzione. Avvertendo subito che il gergo politico mediatico ha da tempo trasformato persona e funzione pubblica in un apprezzato rilievo geofisico della pianta di Roma, così da, quale sia la nobile figura dell’eletto, essere designato di solito come “Il Colle”. E il Colle manifesta moti, malumori, stanchezze, intenzioni, captate prontamente dalle Agenzie.

 

Fa spesso, proprio il linguaggio del vizioso Pensiero Unico: riforme, fare presto, e con speciale accanimento crescita, ripartire, competere, investire, trasparenza. Il Colle ideale (dunque mai l’avremo) sarebbe, quanto a elogi del popolo italiano, estremamente parsimonioso: perché non potrebbe ignorare che non li merita, eccetto che per la sua sbalorditiva pazienza.

 

Emma Bonino Emma Bonino

Per me, avessi la sventura di sedere sui chiodi vellutati delle note Aule, il candidabile n. 1 sarebbe tuttora Emma Bonino, oggi semicancellata dalla politica galvanica, cioè fintamente viva. Lei ci guadagnerà in salute ma l’Italia ci perde. L’idea renziana di spedire sul podio quirinalizio Riccardo Muti sarebbe tuttora più che felice, se non fosse un trucco da illusionista per far saltar fuori dal cilindro qualcun altro.

 

E poi avrebbe i voti? Li avrebbe da tutta Italia e da tutto il mondo dove si ama la musica con qualche esito emolliente sulla belvinità umana; lo rigetterebbero i tori di Bashan del serraglio parlamentare. L’Italia, caro Maestro, è un formidabile contenitore di essere e di civiltà, ma una nazione moderna inautentica, abortita da ormai quasi due secoli, con una diarchia — istituzioni e Papa — che blocca inesorabilmente l’accesso alla sovranità di una sola legge. E ancora, povero grande Muti, dover subire incessantemente le note, impotentemente marziali, dell’Inno di Mameli, non sarebbe una insopportabile tortura?

 

franco 
ANGIONI
franco ANGIONI

Vorrei estrarre dal silenzio il nome di un uomo di coraggio, oggi dimenticato: il generale Franco Angioni. Sarebbe un bel guanto gettato all’Italia vile, all’Italia dei vili. Sarebbe già un po’ oltre l’età augurabile, ha da poco passato gli ottanta (è del 1933) ma un parlamento autentico ne discuterebbe. Lo dò tra i voti intelligenti. Avrei nella manica un’altra carta: Ilda Boccassini. Conosce il diritto, molto diritta lei stessa, e finora non ha mai detto in pubblico job act e neppure Rom .

 

Chi contamina la lingua non è presidenziabile! Degli uomini di valore varrebbe sicuramente la pena non trascurare Paolo Mieli, Sergio Romano, Salvatore Settis — tra i migliori possibili in Europa, e di rigorosa nonprovenienza politica o, peggio, dal mondo degli affari. Naturalmente, vorrei da qualsiasi neoeletto una esplicita, nitida, inequivocabile dichiarazione No-Tav. La cruna si fa stretta stretta, ma non hanno l’idea fissa, nei loro calpestamenti del senso delle parole, della Trasparenza? Facciamo trasparire fin dove si può quel che uno destinato a rappresentarci abbia in cuore! E fin da subito... Luoghi comuni no, no!

 

paolo mieli   nozze carraipaolo mieli nozze carrai

Ma perché la Emma potrebbe essere vista, nonostante non sia indenne dalla politica, come “donna della Provvidenza”? L’Europa, l’Occidente, hanno quasi perso il loro migliore alleato, il loro, incuneato bene, migliore alleato mediterraneo. Ambizioso e malcalcolante, l’Erdogan ci ha tolto di sotto la sedia l’autentica e non piccola potenza turca. Rifiutata dall’Europa unionista, la Turchia, faro della laicità ai confini dell’eccitato radicalismo e fanatismo islamico (prevedibile, no? Ma serve a qualcosa, a chi non vuol sentire, tuonargli nelle orecchie?) appare poco vogliosa di contrastare una minaccia che non si esorcizza con le parole.

 

Sergio RomanoSergio Romano

Avere la Bonino al Quirinale sarebbe l’interlocutrice ideale coi turchi per avere sempre voluto Ankara dentro la marmitta europea, sottopatria di confusione, superpotenza di debolezza. Beh, non è poco! E anche in fatto di diritti umani stuprati nel mondo, di generose campagne contro le immonde, bestiali mutilazioni genitali femminili africane, Emma brilla come un diamante in questa opacità di complicità e d’insignificanza.

Se poi volessimo, per il vacante Colle, evocare una grande Ombra con passaporto italico la scelta sarebbe entusiasmante.

 

Possiamo nominare Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Nicola Chiaromonte, Emilio Lussu, Giuseppe Rensi, Giani Stuparich, Leonardo Sciascia, per restare nel secolo XX... Da Cinecittà al Colle dei Colli potrebbero pigliare il volo Blasetti, Genina, Rossellini, Fellini, Antonioni, Monicelli, Rosi...

salvatore settissalvatore settis

 

A un presidente il meno possibile somigliante all’Italia presente, al più scarsamente disposto ad accettarla così moralmente e mentalmente disfatta, getto questa massima dell’imperatore Marco Aurelio, lo sconosciuto della statua equestre capitolina: SE PUOI ISTRUISCILI, SE NON PUOI SOPPORTALI.

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