GUZZANTI, PROVE TECNICHE DI SHOW: “COSSIGA SI SENTIVA ACCERCHIATO DAI SUOI AMICI DE BENEDETTI E SCALFARI” - I CONTRASTI COL CAV? PER PUTIN. SCRISSI “MIGNOTTOCRAZIA” PER DARE UN AVVERTIMENTO AL CAV: "OCCHIO O TI INCASTRERANNO"

Paolo Guzzanti Paolo Guzzanti

Bruno Giurato per “il Giornale”

 

«Ci sono tre mestieri che ti permettono di diventare un altro: il giornalista, lo psicanalista e l'attore. Il giornalista diventa l'intervistato, lo psicanalista diventa il paziente, l'attore diventa il personaggio». E lui, Paolo Guzzanti, a settant'anni ha deciso di spostarsi dal ruolo di giornalista (penna elegante e all'occorrenza feroce di Repubblica, poi de La Stampa, ora de il Giornale) a quello di attore.

 

Lo era sempre stato, un po'. C'è più di un sospetto che il primo motore del talento dei figli, Sabina, Corrado, Caterina, sia lui. Le sue imitazioni sono memorabili, il suo Pertini ha ingannato Renzo Arbore in una diretta Rai, e una serie di personalità istituzionali, in scherzi al confine tra goliardia e sovversione carnascialesca.

 

Ora Paolo Guzzanti arriva a teatro davvero. Solo, sul palcoscenico del Brancaccino (dal 26 al 29 marzo) a duettare con se stesso sul canovaccio dell'autobiografia Senza più sognare il padre. Lo spettacolo si chiama La ballata del prima e del dopo. La regia è di Francesco Sala. «È uno spettacolo metà buffo e metà serio» racconta Guzzanti a il Giornale, «comincia con la mia intervista a Franco Evangelisti, ministro e uomo di Andreotti, quella di “A Fra che te serve”.

mignottocraziamignottocrazia

 

PAOLO GUZZANTI SENZA PIU SOGNARE IL PADRE jpegPAOLO GUZZANTI SENZA PIU SOGNARE IL PADRE jpeg

Lui resta come voce di contrasto. E mi serve per fare un discorso sulla memoria. Evangelisti 13 anni prima di Tangentopoli aveva detto “qui abbiamo rubato tutti” Eppure tutta la faccenda fu insabbiata derubricandola a questione di “colore”, il romanesco, il “politico alla vaccinara” ecc ecc. Si doveva salvare il compromesso storico Andreotti-Berlinguer...».
 

Succede ancora oggi? Quando leggiamo le fenomenologie sulla felpa di Salvini o sull'inglese di Renzi stiamo assistendo all'uso del «colore» a fini di distrazione?
«Be' certo, sono costruzioni di fondali scenografici. Si costruiscono personaggi. Anche se l'inglese di Renzi, bisogna dire, grida vendetta a Dio».
 

Sostanziale omogeneità della politica tra prima, seconda, terza repubblica?
«Bah, “Seconda Repubblica”. Come racconta il libro The Italian Guillotine (mai tradotto in italiano) è stato un tentato colpo di Stato che doveva concludersi con la vittoria di Occhetto. E lì fu la volta che Berlusconi è impazzito. Trovo l'espressione Seconda repubblica ridicola, come Terza repubblica».
 

FRANCESCO COSSIGA FRANCESCO COSSIGA

Fondamentale continuità, insomma...
«Mah, sì. Le persone sono sempre le stesse, quelle arrivate dopo fanno parte dei soliti potentati. Il carattere degli italiani sta tutto in Machiavelli, e anche in Pinocchio. Quale Prima e Seconda Repubblica....».
Come è iniziata la sua carriera? Fu Giacomo Mancini a darle l'accesso alla professione giornalistica?
«Ero socialista dai 17 anni. Nei primi anni 60 andai a lavorare senza essere pagato, al Punto della settimana. Settimanale fichissimo: ci scrivevano da Kennedy a Pietro Nenni. Poi andai a fare l'operaio tipografo, per quattro anni, all'Avanti. Poi finalmente mi assunsero. E nel 72, con Mancini, andai a lavorare al Giornale di Calabria. Tre anni interessanti e anche devastanti. Poi conobbi Serena Rossetti, la compagna di Scalfari. Mi assunsero all'Espresso».
Ecco Scalfari. Lei è stato un po' il suo figlioccio...
«Ammetto che gli devo tantissimo, e umanamente gli voglio ancora bene».
È un maestro di pensiero o è un viveur e inventore di giornali?

FRANCESCO COSSIGA E SILVIO BERLUSCONI FRANCESCO COSSIGA E SILVIO BERLUSCONI

«La seconda. Gli piace essere visto come un grande filosofo: è un uomo colto, che ha letto moltissimo, e ha letto bene. Come filosofo, però, non mi pare sia memorabile».
 

Eugenio Scalfari Eugenio Scalfari

Lei è stato a contatto molto stretto anche con Cossiga. Qual è stato il motore della sua trasformazione, da politico compassato a picconatore?
«Gli sembrò che i suoi amici, De Benedetti e Scalfari, da cui andava a pranzo tutte le settimane avessero l'intenzione di farlo fuori. Che a occhio mi sembra esatto. I due furono gli autori degli articoli in cui si chiedeva che fosse sospeso dalle funzioni di Presidente della Repubblica, sostituito da una comitato di saggi, e ricoverato».
 

Su De Benedetti lei ha scritto un libro intervista...
«Dopo il libro mi chiese se volevo rientrare a Repubblica. Ma dopo un po' mi disse che c'erano dei problemi. Gli dissi: perché sono berlusconiano? Mi rispose “quello si supera, il fatto è che hai fatto la commissione Mitrokhin”. Mi indignai. Repubblica aveva scritto una serie incredibile di falsità su di me. Dicevano che mi fabbricavo i documenti in un ufficetto a Napoli».
 

PAOLO GUZZANTI PAOLO GUZZANTI

Cazzullo ha scritto che la Mitrokhin metteva in imbarazzo tutti, post comunisti e neoputiniani.
«Plausibile. Mi trovai con la commissione piena di comunisti, postcomunisti, paracomunisti. Ero praticamente solo. Scoprimmo un sacco di cose, che sono state tutte insabbiate. Non gliene è fregato niente a nessuno».
 

PAOLO GUZZANTI PAOLO GUZZANTI

Il suo contrasto con Berlusconi, nel 2009, è derivato dal libro Mignottocrazia o dal legame del Cav. con Putin?
«Per Putin. Invece Mignottocrazia lo scrissi solo per dare un avvertimento a Berlusconi. C'era questo girovagare di sgallettate, anche a sinistra beninteso. Scrissi un libro-sberleffo. Non fu un atto di vendetta, fu un messaggio: occhio o ti incastreranno».
 

Qual è stata la maggiore difficoltà della destra berlusconiana?
«Una volta dissi al Cav. “Con giornali, libri e Tv possiamo creare un'alternativa alla sinistra”. Mi rispose: le mie reti sono commerciali. Non puoi allontanare parte dei committenti con contenuti che li possono infastidire».
Avere un'impresa implica il rispetto del pluralismo...
«Certo. Il Cav. ha ideali (liberalismo, socialismo democratico), ma da imprenditore non può fare quello che vuole».
 

berlusconi con vladimir putin e medvedevberlusconi con vladimir putin e medvedev

 

E chiudiamo sulla sua vita personale. Nello spettacolo racconta di quando la perseguitavano per i capelli rossi.
«Mi dicevano “Roscio malpelo schizza veleno”. Mio padre mi insegnò a non farmi notare. Mettere il cappello in testa in modo che non si vedessero i capelli. È anche divertente».
Viene da lì la sua capacità di calarsi in altre personalità?
«Io sono un ventaglio di identità anche geografiche. Amo il nord, sono pazzo di Napoli, amo la Sicilia. Cerco di rifare il verso a tutti».

lbl01 paolo guzzantilbl01 paolo guzzantiBERLUSCONI E PUTIN A VILLA CERTOSA NEL 2003BERLUSCONI E PUTIN A VILLA CERTOSA NEL 2003Patrizia D\'Addario e Paolo guzzantiPatrizia D\'Addario e Paolo guzzantiRitratto di Paolo Guzzanti da La StampaRitratto di Paolo Guzzanti da La Stampa

 

Ultimi Dagoreport

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...