PEGGIO DELLE VOTAZIONI DI SANREMO! GRILLO ANNULLA LE ‘’QUIRINARIE’’ PER UN ATTACCO INFORMATICO – PERCHE’ NON PROVA CON IL MAGO OTELMA?

1 - GRILLO, ATTACCATI DA HACKER, QUIRINARIE DA RIFARE
(ANSA) - Le 'quirinarie' del M5S sono state annullate per un attacco hacker al sito di Beppe Grillo. Lo annuncia lo stesso leader 'cinque stelle' sul suo sito. "Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. Abbiamo deciso di annullare quindi le votazioni di ieri e ripeterle oggi", si legge.

2 - QUIRINARIE: RODOTÀ O STRADA PER UN COLLE A CINQUE STELLE
Jacopo Iacoboni per "La Stampa"

Il primo obiettivo di ieri, per Grillo e Casaleggio, era superare il numero di votanti dell'altra volta: novantamila, pochi. Da quello che filtra, stavolta è stato abbondantemente superato. Ma questa elezione on line del candidato del Movimento cinque stelle al Quirinale - che avviene in due turni, ieri e lunedì prossimo - poneva anche un'importante questione politica. Ecco quale.

La maggioranza degli iscritti (poteva votare solo chi già lo fosse entro fine dicembre scorso) sarebbe stata così scafata da scegliere un nome più politico, cioè capace di sfidare il Pd, oppure avrebbe privilegiato nomi da «trincea del no», pure testimonianze che non hanno nessunissima chanche di esser votate fuori dal mondo cinque stelle?

A giudicare dai primi nomi che - in maniera del tutto informale - si riesce a sapere da Milano, considerando naturalmente che si tratta di una rosa di dieci persone, quindi molto ampia, si può dire che è stato votatissimo un quartetto che comprende Stefano Rodotà e Gino Strada - più di tutti - e poi Ferdinando Imposimato, Gustavo Zagrebelsky. E, come outsider, una donna, Milena Gabanelli. Dovendo puntare qualche fiche, non è del tutto improbabile che il candidato cinque stelle, lunedì 15 aprile, possa venire fuori da questi cinque.

Non piace invece per niente - questo risulta da molte chiacchierate, totalmente trasversali, alto e basso, nello staff e anche tra militanti - la figura dell'ex premier e fondatore dell'Ulivo, Romano Prodi. Al quale pure, converrà ricordarlo, un post di Beppe Grillo sembrava aver lasciato un qualche spiraglio, o almeno così era stato recepito.

Sia chiaro, come in ogni ballottaggio tutto dipende dal secondo turno, e non è neanche detto che, tra prima e seconda votazione, passi chi ha avuto più voti nella somma dei due. Ma insomma, nomi del genere sono ancora abbastanza eterogenei. Le assenze aiutano a capire abbastanza, per dirla alla Montale, ciò che non sono e ciò che non vogliono (non vogliono Prodi; e anche la Bonino riceve dei voti, ma non tanti, su di lei ha pesato anche molto una stroncatura totale di Marco Travaglio); mentre ciò che vogliono è più contraddittorio.

Per dire, Rodotà sfiderebbe tanto il Pd, mentre molto più identitaria sarebbe la scelta di uno come Gino Strada. Eppure, occhio, nel voto on line Strada ha davvero fatto boom. E informalmente ha fatto sapere, a quelli di Milano, che non si tirerebbe indietro. È da vedere la Gabanelli; ma non risulta, a naso, avere grandissimi sponsor nel centrosinistra.

Dario Fo alla fine non era più questione rilevante, per il motivo che lui stesso ha detto di non poter fare il lavoro di presidente della Repubblica. Ha ricevuto tanti voti Giulietto Chiesa, anche tra militanti o eletti assai noti, e a modo loro famosi. Qualche voto - ma più per iniziative singole che non di gruppi significativi - la sociologa Chiara Saraceno.

Resta aperta una questione di fondo: per una precisa scelta politica Casaleggio e Grillo continuano a preferire un voto con due criteri fermissimi: iscrizione entro una certa data (per evitare le torme di finti simpatizzanti M5s), e carta d'identità da scannerizzare e spedire. Questo limita la partecipazione, tanto.

Casaleggio lo spiega così: «Se avessimo voluto due milioni di elettori - disse dopo le primarie per i parlamentari - li avremmo ottenuti facilmente, ma non sarebbe stato un voto serio». Altri invece obiettano che queste due regole servono a far gestire tutto alla Casaleggio associati, senza nessun criterio di verifica. Ma Grillo ha promesso che per il ballottaggio ci sarà un ente terzo, una società di revisione, a certificare il risultato.

 

 

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