renzi referendum

ORA CHE LA CASSAZIONE HA DATO L’OK AL REFERENDUM, INIZIA LA SFIDA FINALE PER RENZI: DAL RISULTATO DIPENDE LA VITA DEL GOVERNO MA ANCHE LA SUA CARRIERA POLITICA - IL BULLETTO TOSCANO HA 60 GIORNI PER FISSARE IL VOTO: I BOOKMAKER DANNO COME SCADENZA LA SECONDA O TERZA DOMENICA DI NOVEMBRE.

Laura Cesaretti per “il Giornale”

 

Il ministro Maria Elena Boschi e il presidente del Consiglio Matteo RenziIl ministro Maria Elena Boschi e il presidente del Consiglio Matteo Renzi

Come preannunciato, la Cassazione ha dato ieri il suo via libera ufficiale al referendum che dovrà confermare o bocciare la riforma del bicameralismo. Ora la palla passa al governo, che dovrà stabilire la data. Matteo Renzi, rientrato dal Brasile, esulta per le nuove vittorie olimpioniche che ieri hanno proiettato l' Italia al secondo posto del medagliere.

 

Quanto al referendum, ieri mattina si è limitato a rilanciare il tweet del Comitato «Basta un Sì»: «Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani». Poi a sera, nella sua enews, spiega: «In tanti mi hanno detto: Matteo, questa non è la tua sfida, non personalizzarla. Vero, questa è la sfida di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi presenti nella Costituzione. Un' Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno».

FEDERICA GUIDI MARIA ELENA BOSCHI MATTEO RENZIFEDERICA GUIDI MARIA ELENA BOSCHI MATTEO RENZI

 

Sulla fissazione della data, si sta ragionando: sulla carta, il governo ha sessanta giorni dalla pronuncia della Cassazione per fissarla, ma si deciderà molto prima. Probabilmente, nel Consiglio dei ministri della ripresa, in settembre. E tenendo conto delle preoccupazioni del Quirinale, che preme perché prima della consultazione si approvi in prima lettura la legge di Stabilità. Per questo i bookmaker danno come scadenza la seconda o terza domenica di novembre.

 

MIGUEL GOTOR FOTO ANDREA ARRIGA MIGUEL GOTOR FOTO ANDREA ARRIGA

Una cosa è chiara: il premier non ha intenzione di offrire sponda alle provocazioni della minoranza Pd, che continua a cannoneggiare il quartier generale con la minaccia di schierarsi per il No, portando così un Pd spaccato al referendum e aumentando le chance di una sconfitta del Sì.

 

Con una ben orchestrata regia, ogni giorno un paio di esponenti della fronda bersanian-dalemiana vengono allo scoperto per chiedere modifiche all'Italicum. Ieri è stato il turno di Miguel Gotor, consigliere politico di Pier Luigi Bersani nella (fallimentare) campagna elettorale del 2013: se Renzi non cambia la legge elettorale, «votare Sì al referendum sarebbe un salto nel buio che tanti elettori e dirigenti del Partito democratico non si sentono di compiere anzitutto nell' interesse della democrazia italiana e poi del proprio partito», annuncia. Il premier si limita a sottolineare che «il quesito non tocca minimamente la legge elettorale».

bersani renzi bersani renzi

 

Gli argomenti della minoranza sono del tutto «pretestuosi», ribattono in casa renziana. Innanzitutto perché, come ricorda il sottosegretario Angelo Rughetti, quella riforma Gotor e tutti gli altri la hanno votata «e quando hanno detto sì, l' Italicum era già legge». Il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama Giorgio Tonini è ancora più duro: i ricatti della minoranza Pd sono «surreali», spiega alla Stampa, perché «per rifare una legge elettorale ci vuole un' idea di come cambiarla e una maggioranza disponibile a farlo in Parlamento.

 

Roberto Fico alla Camera jpegRoberto Fico alla Camera jpeg

Al momento nessuna delle due condizioni esiste. La verità è che stanno usando il referendum come arma impropria contro Renzi». E intanto, a difesa dell'Italicum, spuntano fuori i Cinque stelle, che con Roberto Fico: «Non ci piace, ma metterci mano ora, a un anno e mezzo dalla fine della legislatura, significa cambiarlo contro di noi». Il via libera della Cassazione viene celebrato da Renzi: «Il comitato del Sì - a differenza di chi dice No - ha raggiunto le firme necessarie alla presentazione in Cassazione (ne servivano mezzo milione, ne abbiamo avute quasi 600mila, circa il triplo degli altri)».

 

2 - RICCARDO MAGI: "HANNO RACCOLTO LE FIRME SOLO PER INTASCARE I RIMBORSI"

RICCARDO MAGIRICCARDO MAGI

Concetto Vecchio per “la Repubblica”

 

Riccardo Magi, segretario dei Radicali Italiani, perché sostiene che il comitato "Basta un Sì" ha raccolto le firme soprattutto per ottenere i rimborsi?

«È un fatto. La legge prevede un euro per ogni firma raccolta se si supera la soglia delle 500mila firme, quindi il comitato ha incamerato oltre mezzo milione di euro che potrà spendere nel corso della campagna elettorale. Un dato che risalta ancora di più se si considera che le donazioni per il Sì ammontano a 88mila euro».

 

Raccogliere le firme nel Paese non è anche un atto di democrazia?

«In questo caso è stato superfluo, visto che non ha inciso sulla consultazione, posto che dopo la raccolta delle sottoscrizioni in Parlamento la Cassazione aveva autorizzato l' ammissibilità già a maggio. Dopodiché la mobilitazione nel Paese non c'è stata, di banchetti se ne sono visti pochi».

 

Come fa a dirlo?

CASSAZIONECASSAZIONE

«Faccio notare questa stranezza: ai primi di luglio le firme dichiarate erano circa 300mila, la campagna l'11 luglio si è chiusa con l' obiettivo centrato. Un miracolo. Realizzato in extremis grazie all' apporto in una sola settimana della Coldiretti, ma anche qui di gazebo se ne sono visti pochini. Fino a quel momento tutte le dichiarazioni dei segretari locali del Pd erano improntate all' allarmismo. Nel Lazio erano state dichiarate 25mila firme: una miseria».

renzi referendum costituzionalerenzi referendum costituzionale

 

Quindi lei mette in dubbio la correttezza della raccolta?

REFERENDUMREFERENDUM

«Avrei voluto verificarlo, ma la Cassazione ci ha negato l'accesso agli atti. Così com' è la sottoscrizione è legata a procedure borboniche, meglio sarebbe farla online. Abbiamo proposto un referendum act. Solo così si darebbe agibilità allo strumento referendario».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...