CORNUTI E TAR-TASSATI - I CONTRIBUENTI ITALIANI STANGATI DALL'ULTIMA FREGATURA DEL REDDITOMETRO BY ATTILIO BEFERA

Francesco De Dominicis per "Libero"

Dopo il danno, la beffa: fai un investimento, prima ci rimetti e poi ti becchi un accertamento fiscale. Il rischio, non troppo teorico, lo corrono tutti quelli che hanno un deposito titoli in banca. Bastano un po' di azioni o bond societari in perdita e si può finire nella rete dei presunti evasori, con tutto quello che ne consegue: verifiche e controlli a tappeto; e poi l'avventura davanti agli 007 del fisco, ai quali bisogna spiegare di avere redditi e spese in linea con gli indicatori del nuovo redditometro e quindi di essere in regola col pagamento delle tasse.

Un pericolo a cui vanno incontro, nel dettaglio, tutti i contribuenti che hanno investimenti sui quali non guadagno un centesimo. Il fisco potrebbe ricevere dalle banche, che su risparmi e investimenti dei clienti si stanno muovendo in ordine sparso, un dato fuorviante. E potrebbe mettere sotto la lente pure gli onesti. La questione ruota attorno ai «livelli di ricchezza», in relazione ai quali gli sceriffi delle tasse potrebbero avere in mano dati non omogenei e, soprattutto, non corrispondenti alla effettiva situazione finanziaria.

Risparmi e investimenti non sono l'unico elemento che può far partire un'indagine. Ma potrebbe accadere che il Grande fratello fiscale accenda spie di evasione anche per contribuenti in regola. La faccenda è assai complessa e tocca da vicino una platea enorme di persone: secondo alcune stime sono circa 10 milioni le famiglie che hanno un contratto di dossier titoli in banca.

Ovviamente non tutte con una «perdita», ma è evidente che il fenomeno ha, almeno sulla carta, confini vastissimi. Entro giovedì prossimo, infatti, i 657 istituti di credito italiani devono inviare all'agenzia delle Entrate tutti i movimenti bancari relativi al 2011. Ma, a pochi giorni dalla scadenza, per i contribuenti salgono le preoccupazioni.

Uno degli ultimi problemi emersi, come accennato, riguarda il dossier titoli: alcune banche, ecco il punto, aggiornano al fair value (cioè al valore di mercato) il dato relativo ad azioni, obbligazioni e altri investimenti registrati nei salvadanai bancari; altri istituti invece lasciano sempre il valore nominale o di carico (cioè di acquisto).

Ne consegue, a esempio, che chi ha investito in azioni pagandole 100 euro e in mano si trova in mano 10 euro, corre il rischio di finire sotto la lente del fisco per un livello di ricchezza che non ha nulla a che vedere con la realtà. Ciò, lamentano gli istituti, perché per la trasmissione delle informazioni al Sid (sistema di interscambio dati) non sarebbero state fornite istruzioni precise. O meglio: una fetta rilevante delle banche non ha ben capito le indicazioni contenute in un provvedimento delle Entrate approvato il 25 marzo e poi aggiornato il 9 agosto.

«È ancora un cantiere aperto» spiega a Libero un esperto dell'industria bancaria. «Nel mare magnum del caos - aggiunge la fonte - è stato definito il grosso delle questioni». Ma, appunto, non è stato chiarito fino in fondo il nodo del valore del dossier titoli. Come se fosse un aspetto insignificante. Le istruzioni delle Entrate, per la verità, hanno affrontato anche questo aspetto in un paio di paragrafi.

Eppure, stando agli esperti bancari, le circolari dell'agenzia diretta da Attilio Befera non sarebbero sufficientemente chiare e, in qualche modo, avrebbero lasciato «pericolosi spazi» alla «libera interpretazione» degli intermediari finanziari coinvolti nell'operazione Grande fratello.

Sono ancora in corso tavoli tecnici per approfondimenti proprio sulla trasmissione dei dati. È l'ultima prova che una delle più rilevanti operazioni del fisco degli ultimi anni è stata costruita con più di una falla. Difficoltà, peraltro, ci sarebbero anche in relazione alle carte di credito: le indicazioni per inviare i dati sui pagamenti con tessere di plastica sarebbero arrivate a ridosso della scadenza del 31 ottobre, lamentano gli istituti.

Non è tutto. Gli esperti hanno puntato i fari anche sugli effetti della crisi. E anche in questo caso in ballo ci sono i risparmi delle famiglie. In particolare, il sistema non terrebbe conto dei disinvestimenti fatti per pagare le spese rientranti nella cosiddetta ordinaria amministrazione. In pratica, il cervellone ha un bug: se un contribuente perde il lavoro, vende un po' di bot e bpt per pagare affitto e bollette potrebbe essere schedato dal fisco.

E aprire le porte a un fastidioso confronto in cui, in buona sostanza, bisogna spiegare ai funzionari delle Entrate che il salvadanaio, in realtà, è stato rotto per comprare il pane. Un caso raro, magari, quando l'economia cresce, ma sempre più frequente in piena recessione. Certo, per finire sotto i riflettori del fisco lo scostamento tra reddito dichiarato e spese sostenute deve essere superiore al 20-25%. Ciò non toglie che trappole e insidie non sono poche.

Anzi. È un quadro, quello sul Grande fratello fiscale, pieno di ombre. E con poche luci. Come dimostrano, peraltro, le resistenze e le perplessità del Garante della privacy. Perplessità che hanno portato l'Autorità per la protezione dei dati personali a un supplemento di indagini sul nuovo sistema di accertamento dei redditi. Uno stop, quello dell'authority guidata da Antonello Soro, che ha costretto Befera a rivedere i piani e a rallentare la tabella di marcia.

Tutti i controlli programmati per quest'anno, probabilmente, non saranno completati e buona parte delle verifiche dovranno slittare al 2014. Il mancato via libera di Soro deriva da una serie di dubbi relativi alla profilazione dei contribuenti e all'utilizzo delle medie Istat per calcolare gli «stili di vita». Ragion per cui, dagli uffici della Privacy lo scorso 4 ottobre è partita una articolata richiesta di chiarimenti alla quale, però, l'agenzia delle Entrate non ha ancora risposto.

Un ritardo, quello dell'amministrazione finanziaria, che non solo non trova giustificazioni fra gli addetti ai lavori ma che, peraltro, tiene ancora ferme nel cassetto di Befera le 35mila lettere destinate ai presunti evasori finiti nella black list del fisco. Si tratta del primo elenco di furbetti al di sopra della soglia del 20-25% di scostamento tra reddito dichiarato e tenore di vita risultante dai dati bancari.

Insomma, a pochi giorni dal kick off del redditometro 2.0, la confusione occupa la scena. Tuttavia, vista l'importanza del caso sarebbe stato legittimo attendersi un sistema perfettamente oliato. Per aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato e non il contrario. La sensazione, invece, è che ci si trovi di fronte a una macchina col motore che non gira. Oppure, peggio, che funziona male. E quando si tratta di accertamenti fiscali ad andare fuori strada basta davvero poco.

 

MONTI BEFERA MONTI BEFERA Attilio Befera e Marco Staderini ATTILIO BEFERASTRETTA DI MANO BEFERA MONTI case e catasto IMUIMUTASSA SULLA CASA jpeg

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