I TRE GIORNI DELLA COLOMBA - BERLUSCONI FRENA I CATA-FALCHI E ASPETTA (ANCORA?) SAN GENNARO NAPOLITANO

Ugo Magri per "La Stampa"

I tessitori berlusconiani, conosciuti ormai come «colombe», stanno facendo gli straordinari per rammendare lo strappo causato sabato dal Cavaliere, in quel discorso al «Gran Consiglio» del suo partito che ha preso di mira un po' tutti, dal Pd, a Letta allo stesso Capo dello Stato.

Numerosi colloqui, alcuni davvero non facili, hanno impegnato Alfano, Quagliariello e Cicchitto con risultati che, nel giro Pdl, vengono considerati «incoraggianti»: a Berlusconi, forse, sarà data la possibilità di difendersi nella Giunta delle elezioni, quella che deve decidere sulla sua decadenza da senatore.

Non si troverà dunque di fronte a un «plotone d'esecuzione», come a destra temevano. Ma soprattutto, gli ambasciatori berlusconiani sperano di avere ricucito i rapporti con il Colle, complicati anche da illazioni e da autentici falsi. Per esempio, dalla voce secondo cui Napolitano, prima ancora della condanna in Cassazione, avrebbe garantito al leader Pdl un provvedimento di grazia, salvo poi mettere condizioni e piantare paletti...

La realtà è ben diversa. L'ultima volta che il Quirinale intervenne sulla tempesta scatenata dalla condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi fu il 16 agosto, quando liquidò in una nota le insinuazioni su promesse di clemenza o altri affidamenti come «invenzioni di pura fantasia evidentemente provocatorie».

Quel giorno il Colle sottolineò come si fosse davanti a uno «stillicidio di falsi», cui riteneva «di non dover far seguire uno stillicidio di smentite chiaramente superflue». Purtroppo, rileva oggi il Quirinale, quel flusso non è cessato e ci si augura che ora finalmente cessi, anche alla luce della frenata di Berlusconi (il quale lunedì ha ordinato un «cessate il fuoco» ai più scalmanati del suo partito).

C'è dell'altro. Domenica Gasparri aveva rimproverato al Colle di discriminare Berlusconi, usando nei suoi confronti un metro più severo del solito. L'esponente Pdl aveva citato la grazia a Joseph Romano (colonnello Usa corresponsabile del sequestro Abu Omar), sospettando che nel suo caso fosse stata accordata attraverso scorciatoie procedurali negate al Cavaliere.

Accuse che al Quirinale vengono considerate del tutto fuori luogo. Il segretario generale Donato Marra ha inviato all'ex capogruppo Pdl una lettera, dove illustra «in modo inoppugnabile» la correttezza delle procedure seguite per il militare americano, e al tempo stesso fa presente che le due vicende (quella di Romano e quella di Berlusconi) sono tra loro assolutamente incomparabili.

Il messaggio ha per destinatario Gasparri, ma l'eco è giunto forte e chiaro ad Arcore, dove Berlusconi è rinchiuso da settimane con pochi intimi: la fidanzata Francesca Pascale (che lui considera ormai sua moglie a tutti gli effetti), l'assistente Mariarosaria Rossi, i figli Marina, Piersilvio e Luigi. Non lo descrivono di umore radioso, semmai alquanto cupo e pessimista.

Crede poco allo spiraglio aperto da Violante, e apprezzato dallo stesso Napolitano, che consentirebbe di posticipare la decadenza da senatore se mai il Pd accettasse un approfondimento davanti alla Corte Costituzionale... I giorni passano, le certezze tardano, le speranze sbiadiscono, il nervosismo cresce.

Per cui Berlusconi trascorre ore al primo piano di Villa San Martino, dietro un tavolinetto, annotando sul bloc-notes le sue riflessioni sullo stato della giustizia in Italia, che prima o poi (giurano i fedelissimi) illustrerà al Paese. Sotto forma di discorso in Senato, oppure di messaggio televisivo dirompente, qualora i negoziati fallissero, e a lui non restasse altro che vendere cara la pelle.

 

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