I JIHADISTI OTTENGONO LE VERGINI PROMESSE GIÀ IN TERRA: RAGAZZE RECLUTATE PER CONCEDERSI AI SOLDATI IN SIRIA

Michele Esposito per "Lettera43.it"

Il richiamo, diffuso da sedicenti religiosi e islamici radicali, suona più o meno così: «Offri il tuo corpo a chi combatte gli infedeli e si apriranno le porte del Paradiso».
È l'esortazione rivolta alle donne arabe a regalare qualche momento di intimità ai combattenti siriani, ennesimo, drammatico corollario della guerra di Damasco. In nome di quella ‘Guerra santa' che si identifica soprattutto con la battaglia contro il regime di Bashar al Assad.

L'AMORE REGALATO. È noto che, tra le varie anime della ribellione, ce ne siano alcune legate a doppio filo con l'estremismo islamico: la pratica della jihad nikah (dove la parola nikah, che indica il matrimonio musulmano, in questo caso si identifica con la fornicazione) ne è un'ulteriore prova.

La formula è in auge soprattutto in Tunisia, grazie a predicatori radicali che esortano giovani donne a lasciare i propri cari per dirigersi in Siria dando vita a unioni-lampo con i combattenti. Unioni che a volte, per le giovani della jihad nikah, si traducono in una gravidanza non prevista, osteggiata dai familiari e dominata dalla vergogna.

DIFFUSO IN TUNISIA E IN SOMALIA. Il fenomeno, sin dall'inverno 2012, ha trovato numerose aderenti, emergendo in tutta la sua drammaticità, soprattutto in Somalia e più ancora negli ambienti tunisini più vicini ai salafiti.

Una reporter e attivista tunisina, Hanene Zbiss, è stata tra le prime a renderlo noto, denunciando la sparizione soprattutto di minorenni, tra la disperazione dei familiari.

I 13 CASI CERTI. Il numero preciso delle tunisine che hanno scelto questa via alternativa alla jihad non è noto: le notizie sono scarse, le decisioni di recarsi in Siria avvengono molto spesso nel più stretto segreto, a volte all'oscuro perfino dei familiari. Il quotidiano britannico Daily Mail ha riferito di almeno 13 tunisine reclutate dagli islamisti per un viaggio in Siria.

Ma il computo totale, oggi, appare più alto e ha cominciato a destare l'allarme tra le organizzazioni tunisine per la difesa dei diritti umani e perfino tra i politici e le istituzioni nazionali. Tanto che il ministero per gli Affari religiosi tunisino aveva esortato le ragazze a non farsi influenzare dai predicatori islamici.

Adolescenti sottoposte al lavaggio del cervello
Combattere queste fatwa, tuttavia, non è facile. I richiami alla jihad nikah sono spesso diffusi sul web e sui social network. Altre volte il reclutamento avviene all'interno delle associazioni religiosi più conservatrici, nelle periferie più misere delle grandi città, o perfino all'università.

LA BUONA MUSULMANA. È il caso di Aicha, studentessa 20enne di Monastir che, in un'intervista video, ha raccontato le diverse tappe del lavaggio del cervello cui era stata sottoposta assieme a un gruppo di coetanee da una 40enne che aveva proposto loro di iscriversi a un corso per diventare 'buone musulmane'.

LA RICOMPENSA ETERNA. Durante il corso, che si teneva a casa della donna, i riferimenti all'Islam più radicale e ai suoi precetti si sono fatti via via più frequenti fino alla proposta di un viaggio in Siria per combattere gli infedeli e acquistare un «biglietto per il Paradiso».

Solo all'ultimo momento, insospettita dal cambio di atteggiamento della figlia, la madre di Aicha si è accorta che qualcosa non andava. La 20enne è stata bloccata e oggi figura tra coloro che stanno lanciando l'allarme sul fenomeno.

NELLE MANI DI ASSAD. Ad altre, invece, è andata peggio.
Alcune - come è accaduto per sei ragazze ad Al Quseir, che hanno ammesso di praticare la jihad nikah - sono finite agli arresti, nelle mani del regime di Damasco.

Un destino di solitudine e ripudio
Altre ragazze sono sparite, improvvisamente, senza che il genitori avessero neppure il tempo di fermarle. Ai parenti non è rimasto che pubblicare video-appelli su YouTube, come hanno fatto due tunisini - genitori di un'adolescente partita per la Siria - che, mostrando la sua foto lamentavano: «Ha solo 16 anni. Le hanno fatto il lavaggio del cervello».

I FIGLI NON VOLUTI. Ma ci sono anche le giovani tunisine che compiono più di una volta il viaggio attraverso Egitto o Turchia, per arrivare nelle terre siriane controllate dai ribelli. E per loro cresce la possibilità che lajihad nikah si tramuti in una maternità difficile.

I figli, nati al di fuori del matrimonio e di cui non si conosce il padre, in Tunisia sono destinati a diventare dei nessuno, senza un cognome e soprattutto senza una famiglia: genitori, fratelli e sorelle tendono a ripudiare la loro madre, colpevole di aver generato al di fuori del matrimonio. E il viaggio per aiutare i jihadisti si tramuta così per queste giovani nel baratro.

NUMERO IMPRESSIONANTE DI RECLUTE. Eppure, secondo l'avvocato Badis Koubakji, membro dell'associazione per il Sostegno ai tunisini all'estero, il numero delle reclutate è «impressionante» e corre di pari passo a quello dei tunisini più radicali che scelgono di combattere al fianco dei ribelli sul fronte siriano.

Ma se per gli uomini si prospettano laute ricompense per le giovani della jihad nikah il risultato è solo vergogna e solitudine.

 

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