CHIAMATELO GEORGE W. OBAMA - I LEADER DA SPIARE LI INDICAVA LA CASA BIANCA, DAI TEMPI DI BUSH NON E’ CAMBIATO NULLA

Federico Rampini per "La Repubblica"

La Casa Bianca sapeva. Alcuni dei nomi dei 35 leader stranieri spiati li suggeriva proprio lo staff del presidente. Ai tempi di George Bush, è vero. Ma l'imbarazzo per Barack Obama è evidente: sui metodi di spionaggio la continuità fra la sua Amministrazione e quella repubblicana è notevole.

La promessa di una svolta, annunciata quest'estate e poi rinnovata dopo il "Merkel-gate", non è seguita da fatti. Per il secondo giorno consecutivo la conferenza stampa della Casa Bianca deve affrontare lo shock tra gli alleati europei per le nuove rivelazioni sull'attività della National Security Agency (Nsa). «Non commentiamo pubblicamente le singole accuse sullo spionaggio», tenta di tagliare corto Jay Carney, portavoce del presidente.

Poi però è costretto ad ammettere che la vicenda «chiaramente sta causando tensioni con i nostri alleati ». Carney ribadisce la promessa fatta da Obama alla Merkel: «Stiamo riesaminando i metodi di raccolta dell'intelligence, per bilanciare le esigenze di sicurezza con quelle della privacy».

Ma in che modo avviene questo "riesame"? È una faccenda tutta gestita dagli Stati Uniti? O ci sarà qualche momento di confronto e coinvolgimento degli alleati, almeno quelli della Nato? Di certo non regge più l'alibi dell'anti-terrorismo. Le rivelazioni ormai riguardano attività di spionaggio su più fronti: per prevenire attacchi di Al Qaeda, certo; ma anche per carpire agli alleati know how tecnologico e industriale; per anticipare le mosse Ue sui negoziati commerciali; o per manipolarli nelle trattative Onu sulle sanzioni all'Iran.

La Germania era il sorvegliato numero uno per la sua stazza tecnologica, economica, il suo ruolo leader in Europa. Il Brasile ebbe una posizione- chiave all'epoca delle sanzioni Onu all'Iran. La Francia ha "campioni nazionali" hi-tech. L'Italia una posizione cruciale nel Mediterraneo e dossier bilaterali controversi (basi Usa, F-35).

Le rivelazioni del Guardian sull'elenco dei 35 leader mondiali sotto sorveglianza, aggiungono un particolare scottante: nello stabilire quell'elenco di leader la Nsa avrebbe chiesto indicazioni alla Casa Bianca, al Pentagono, e al Dipartimento di Stato. Quindi i nomi dei premier di paesi alleati, potrebbero essere stati suggeriti dagli uffici del presidente.

Il documento che è la fonte del Guardian risale al 2006, a metà del secondo mandato di George W. Bush. Obama stava appena cominciando a preparare la sua candidatura alla Casa Bianca. E tuttavia questo sottolinea l'intreccio di responsabilità tra esecutivo e centrali di spionaggio, una concertazione strettissima, altro che "corpi separati". Un'eredità di cui Obama non si è mai veramente liberato.

Ora quell'eredità può fargli pagare un prezzo altissimo. Su Washington arrivano le bordate di proteste, ritorsioni ventilate in sede europea. Abituati a considerare l'Ue come una "prova d'orchestra" felliniana, gli americani osservano con preoccupazione il bilaterale con cui Angela Merkel e François Hollande mettono a punto una posizione comune: «Inaccettabile lo spionaggio tra nazioni amiche, tra alleati ci vuole fiducia». Per Obama la posta in gioco è alta: ha puntato molto sul nuovo patto di liberoscambio transatlantico, che dovrebbe contribuire al rilancio della crescita. E che ora viene evocata come un possibile oggetto delle ritorsioni europee.

Che la crisi sia seria, lo conferma un ex collaboratore di Hillary Clinton, attualmente a Berlino. Ben Scott è un osservatore autorevole, ha lavorato a fianco dell'ex segretario
di Stato e forse futura presidente degli Stati Uniti. Scott osserva allarmato «la divaricazione tra le aspettative americane e quelle europee in materia di pratiche appropriate nell'intelligencee nello spionaggio all'estero». Dà ragione alla Merkel, sul fatto che «intercettare il telefono di un leader internazionale non è una decisione che si possa prendere a cuor leggero, le conseguenze sono enormi se si viene scoperti».

L'ex consigliere di Hillary Clinton invoca un accordo transatlantico per risolvere questa crisi: «Se gli alleati della Nato possono andare in guerra insieme, certamente possono anche decidere di non spiarsi gli uni gli altri». E infine esorta al realismo: «Tutto ciò che le tecnologie rendono possibile, l'intelligence lo farà. A meno che si creino degli ostacoli giuridici insormontabili".

L'autodifesa americana viene da ambienti vicini alla Nsa che osservano: così fan tutti. Lasciano trapelare che perfino nel Merkel-gate ci sarebbe uno zampino tedesco: la stessa "gola profonda" Edward Snowden nelle sue rivelazioni a Der Spiegel aveva spiegato che i servizi segreti Bnd della Germania «vanno a letto» con la Nsa. Viene citato a Washington l'ex capo dei servizi segreti francesi, Bernard Squarcini, il quale ha dichiarato al
Figaro: «Sono sconcertato da tanta ingenuità. Forse i politici non leggono i rapporti che gli mandiamo. Ciascuna nazione spia anche i propri alleati. Gli americani spiano noi, e noi facciamo altrettanto».

Nel caso degli Stati Uniti però c'è un evidente sproporzione di forze, di mezzi tecnologici in campo, rispetto agli alleati europei. C'è anche un'ipertrofia del Grande Fratello americano, cresciuto in modo smisurato dall'11 settembre 2001. La riforma di Obama in parte è affidata a un uomo che fu scelto da Bush, il Director of National Intelligence, il 72enne generale della U. S. Air Force James Clapper. Il quale dovrebbe mettere ordine in un coacervo di 16 agenzie federali di spionaggio, ciascuna gelosa dei propri poteri. «Un incubo burocratico», lo definisce David Ignatius sul Washington Post.

E intanto la destra intima a Obama di non chiedere scusa a nessuno. «Il vero pericolo - tuona un editoriale del Wall Street Journal - è che passi la linea Greenwald-Snowden secondo cui la difesa dell'America è una minaccia per la libertà mondiale. La peggiore minaccia per la libertà degli americani o dei francesi, sarebbe se queste rivelazioni provocassero lo smantellamento della Nsa, in un mondo sempre più pericoloso».

 

SPECIALE LUGLIO I PERSONAGGI PI RAPPRESENTATIVI DEGLI USA GEORGE BUSH George Bush Prism Snowden x OBAMA E ANGELA MERKEL FOTO LAPRESSE Director of National Intelligence James R Clapper article A D DC x national security agency tn national security agency tn OBAMA SPIA OBAMA SPIA FREAKING NEWS

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...