trump proteste los angeles marine

I MARINE INVIATI A LOS ANGELES DA TRUMP SONO UN’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA - IL TYCOON STA AFFRONTANDO GRAVI PROBLEMI DI BILANCIO, IL DIFFICILE G7 IN CANADA E GLI SCAZZI CON MUSK - LA CALIFORNIA DEL DEM NEWSOM È IL PERFETTO LABORATORIO PER TESTARE IL "PROJECT 2025" DELINEATO DALLA HERITAGE FOUNDATION, UN PIANO AUTORITARIO A CUI SI ISPIRANO TRUMP E STEVE BANNON NEL QUALE SI PARLA DI "RIPRENDERE IL PAESE DALLA SINISTRA RADICALE" – LO SCRITTORE SAM QUINONES: "TRUMP VUOLE QUELLE SCENE DI VIOLENZA PERCHÉ PUNTA A FOMENTARE I PEGGIORI COMPORTAMENTI DEI SUOI AVVERSARI" - VIDEO

 

1 - IL CANE CHE SCODINZOLA A COMANDO E LA GRANDE DISTRAZIONE DI MASSA 

Giorgio Ferrari per “Avvenire” - Estratti

 

(..)

 

protesta negli usa contro politica migratoria di trump

A Los Angeles e San Francisco (ed altre città americane), dove migliaia di soldati della guardia nazionale, settecento marine in assetto di guerra, blindati per le strade e droni militari nei cieli sono stati chiamati direttamente da Donald Trump per reprimere la «rivolta» esplosa nel cuore della California per difendere gli immigrati dai raid ordinati da Washington.

 

Los Angeles brucia e il ricordo dei disordini per la morte di Rodney King del 1992 non è poi così lontano. Solo che stavolta c’è il trucco di un illusionista. In queste ore Trump sta affrontando gravi problemi di bilancio e un difficile G7 che si va ad aprire domenica prossima in Canada.

 

donald trump

Nel primo caso, un taglio fiscale che aumenta il già gigantesco deficit di bilancio a 2,5 trilioni di dollari aggiungendo quasi 3,8 miliardi al deficit federale, oltre a un drastico taglio ai fondi per i veicoli elettrici e le tecnologie correlate, tra cui Tesla e SpaceX di Musk, quest'ultima titolare di importanti contratti per la difesa.

 

Il che ha portato a più miti consigli Elon Musk, che dalla sventagliata di improperi e alla larvata accusa contro il presidente quale amico intimo del perverso finanziere Jeffery Epstein è passato ora, dopo il tracollo dei titoli di Tesla e Space X, che in pochi mesi hanno visto assottigliarsi la ricchezza di Musk di almeno 150 miliardi di dollari, a una carezzevole approvazione. 

 

Quanto al G7, tutti i membri convenuti hanno qualcosa da rimproverare al presidente, ma soprattutto cercheranno di convincerlo (mission impossible o quasi, considerato il sorprendete accordo di ieri sui dazi stipulato con la Cina di Xi) ad abbassare a 45 dollari il rating del petrolio russo. 

 

marines a los angeles

Ma torniamo alla distrazione di massa ideata da Trump con la minaccia di invocare l’Insurrection Act, una legge varata nel lontano 1807 che consente l’impiego dell’esercito per sedare una rivolta. In ciò la California è il perfetto laboratorio per mettere in scena i meccanismi previsti dal Project 2025 delineato dalla Heritage Foundation, di cui parleremo tra breve.

 

Con il suo Pil di circa 4,132 trilioni di dollari (quello pro capite è di circa 104.018 dollari), lo Stato della California è la più grande economia degli Stati Uniti e la sesta del mondo, ma è anche – Los Angeles soprattutto – territorio dell’élite dem, quella che ha generato la figura di Kamala Harris e del governatore Gavin Newsom e che ora Trump, con l’invio dei marine e la minaccia di ulteriori interventi sta considerando alla stregua di una nazione nemica.

 

Un caos gestito a fini mediatici che non fa che rafforzare l’immagine – ma diciamo pure la deriva – di un presidente-autocrate che dalla turbolenza delle piazze ricava la legittimità a spazzare via il pericolo-immigrati, vuoi con il transito temporaneo (sempre che lo sia) di centinaia di irregolari a Guantanamo, vuoi con la crescente repressione violenta delle manifestazioni pacifiche. 

 

los angeles marines

Cose che, tutte quante, erano state previste e modellate nel famigerato Project 2025 - il manifesto di destra della Heritage Foundation cui si ispirano Trump e il suo redivivo sodale (e avversario mortale di Elon Musk) Steve Bannon - nel quale si promuove la necessità di ricondurre l’intero potere esecutivo dello Stato federale sotto il controllo diretto del presidente, assumendo la guida di tutti i ministeri e di tutte le diciotto agenzie federali per la sicurezza (dalla Cia all’Fbi alla Nsa), riducendo drasticamente il welfare e promuovendo la deportazione in massa dei clandestini, degli illegali e di coloro che non hanno ancora maturato i diritti di permanenza sul suolo americano. 

 

Uno dei capitoli-chiave di Project 2025 si intitola “Riprendere il Paese dalla sinistra radicale”. Ed è quello che, fra un’ondata di arresti e l’altra, Donald Trump sta facendo. Con l’aiuto cruciale del disordine che sta infiammando le piazze. 

 

(...)

 

sam quinones

2 - SAM QUINONES: "COSÌ MUORE IL SOGNO AMERICANO I MAGA VOGLIONO E SFRUTTANO LA VIOLENZA" 

Simona Siri per “la Stampa” - Estratti 

 

Californiano di nascita, scrittore e giornalista, Sam Quinones è un profondo conoscitore dei processi migratori, ai quali ha dedicato due libri, e della comunità originaria del Messico, Paese nel quale è vissuto per dieci anni, dal 1994 al 2004, quando poi è tornato a Los Angeles, dove per il Los Angeles Times si è occupato di immigrazione, narcotraffico, storie di quartiere e gang. 

 

«Quello che c'è oggi per le strade di Los Angeles è un mix di persone che non è detto abbiano tutte lo stesso obiettivo», dice commentando le immagini che da giorni rimbalzano sui siti di tutto il mondo, alcune pacifiche, altre decisamente più violente.  

 

(…)

 

Che effetto le fa vedere la bandiera messicana sventolare nelle proteste? 

«Non lo capisco. Perché avere la bandiera messicana se si sta protestando contro la deportazione di persone in Messico?

 

proteste contro la politica migratoria di trump a los angeles 1

Non solo, siccome oggi tutto passa per TikTok, X e Instagram, quelle immagini finiscono per essere sfruttate dal presidente e dai suoi per deviare l'attenzione dal modo in cui avvengono le deportazioni, dal modo in cui l'Ice e le agenzie federali si intromettono nelle comunità e nelle situazioni private, nelle scuole, nei centri commerciali, separando le famiglie e portando via le persone in questo modo.

 

Quello non è più il punto. Ora il punto sono le violenze, le auto bruciate, le pietre contro i poliziotti, le urla e i "fuck" alla polizia scritti sui muri. Comportamenti che per la maggior parte degli americani sono oltraggiosi». 

 

C'è il sospetto che le operazioni di questi giorni siano fatte per raggiungere la quota di deportazioni che Trump ha promesso. 

steve bannon e donald trump

«Non credo neanche siano per questo. Se Trump volesse deportare un gran numero di persone, dovrebbe prendere esempio dall'amministrazione Obama. Obama ha deportato più persone di qualsiasi altra amministrazione presidenziale, ma non lo ha fatto facendo irruzione nelle scuole superiori o nei ristoranti. 

 

Ho trascorso molto tempo a Tijuana, la città di confine di fronte a San Diego, in California, che ha avuto un numero enorme di nuovi deportati, molti dei quali facevano parte di gang. Per me, non si tratta quindi di deportare un gran numero di persone, perché sappiamo che si può fare senza rovinare le comunità. Trump lo fa per provocare, perché così facendo fomenta i comportamenti peggiori dei suoi avversari». 

proteste contro la politica migratoria di trump a los angeles 2

 

Trump vuole quelle scene di violenza? 

«Le vuole perché servono a confermare a quella parte di America che già considera Los Angeles una città violenta e allo sbando che, in effetti, è così e che i democratici non la sanno gestire». 

 

Le proteste, però, sono per la maggior parte pacifiche, le violenze sono ristrette. 

«Non serve che a farle sia un gruppo numeroso. Nell'era dei social ne bastano anche due, tre ripetute milioni di volte. L'effetto è comunque assicurato». 

 

E facendo così mette anche in difficoltà i democratici, che non possono passare per quelli che difendono i comportamenti violenti di certe frange. 

trump bannon musk

«E, infatti, si attaccano alle questioni legali: se l'invio della Guardia Nazionale sia costituzionale o meno». 

 

Nel 1994 la California passò la Proposition 187 che limitava l'accesso degli immigrati clandestini ai servizi pubblici dello Stato. I repubblicani pagarono poi politicamente questa iniziativa. Pensa che succederà anche con Trump? 

«Non ne sono così sicuro. Da allora quello che è successo è che molti immigrati sono diventati cittadini e quando diventi cittadino tutto cambia, tanto che Trump alle ultime elezioni ha vinto con il voto dei latinoamericani.

 

Molto dipenderà da che piega prende la protesta. Il movimento di maggior successo nella storia moderna dell'America è stato il movimento per i diritti civili dei neri, che protestavano in giacca e cravatta, in silenzio, senza che nessuno lanciasse molotov. Certo, è stato lento, ci sono voluti anni, ma ha trasformato la società americana. La violenza è sempre controproducente e lo sarà anche in questo caso, alla fine aiuterà Trump. Gli americani non vogliono vedere le città in fiamme». 

 

LOS ANGELES A FERRO E FUOCO PER LE PROTESTE ANTI TRUMPGavin Newsom e donald trump

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