mario draghi spread

LO SPREAD NON MENTE - I MERCATI TEMONO L’INCERTEZZA POLITICA SUL QUIRINALE: CI VUOLE UN ATTIMO A PERDERE LA FIDUCIA GUADAGNATA CON DRAGHI A PALAZZO CHIGI - DANIELE MANCA: “UN ANTICO DETTO IN BORSA DICE CHE I RISPARMIATORI E GLI INVESTITORI HANNO MEMORIA DI ELEFANTE E GAMBE DI LEPRE. SONO PRONTI CIOÈ A FUGGIRE IN FRETTA QUANDO SI RITROVANO A VIVERE SITUAZIONI DI CUI HANNO GIÀ AVUTO ESPERIENZA…”

Daniele Manca per il “Corriere della Sera”

 

SPREAD DICEMBRE 2021

Che qualcosa stia accadendo sui mercati finanziari, ancora una volta ce lo segnala lo spread, il differenziale tra titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. In altre parole, gli interessi in più che il nostro Paese deve pagare per farsi prestare soldi dagli investitori internazionali, dai risparmiatori e dalle istituzioni finanziarie italiane. Gli ordini di grandezza non sono nemmeno paragonabili ad altri periodi della nostra storia quando si ragionava in termini di centinaia di punti.

daniele franco mario draghi conferenza stampa sulla manovra

 

Dal marzo scorso, lo spread viaggiava tranquillo attorno a quota 100. Una quota che gli analisti ritengono sia la corretta differenza di competitività tra il sistema Italia e quello tedesco. Ma dalla fine di novembre è iniziata una lenta quanto costante crescita fino a ieri mattina quando ha aperto a 143 punti. E questo nonostante il Parlamento si appresti a dare il via libera alla legge di Bilancio. Legge considerata il prolungamento di una politica fiscale che da 10 mesi sostiene la crescita dell’economia, condizione che i mercati considerano essenziale perché il debito sia sostenibile.

MARIO DRAGHI

 

Sarebbe poco saggio, allora, non tenere in conto che ci si sta avviando a un inizio di anno importante per l’assetto istituzionale del Paese. Gli ultimi due mesi le forze politiche, i partiti, li hanno trascorsi a discutere in modo più o meno palese di Quirinale. Prima chiedendo velatamente al premier Mario Draghi di chiarire le sue intenzioni. E poi reagendo con malcelata sopportazione alle parole del premier che ha ribadito come sia nelle mani del Parlamento e delle forze politiche l’onere della scelta.

 

È come se il messaggio che si sta dando ai mercati sia ancora una volta quello di un’Italia che considera il governo come un’attività di secondo piano. Di mera amministrazione se non attuazione di scelte politiche che possono prescindere dalla situazione del Paese. Come se avere un debito pubblico al 155% rispetto al prodotto interno lordo (la ricchezza che il Paese crea in un anno), sia lo stesso che averlo al 130 o addirittura sotto.

 

Questo non per un generico richiamo al rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici, o perché l’Italia non possa fare fronte alle prossime sfide. In questi mesi si è potuto vedere concretamente anche per merito dei partiti che hanno con responsabilità scelto di dare vita a un governo con una maggioranza non facile, che il Paese è meno diviso di quanto si pensi quando c’è da perseguire degli scopi che sono comuni.

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

 Ma se si torna a sentir parlare giustamente di «primato della politica», questo non può trasformarsi in astrazione dalla realtà della situazione. Siamo un Paese che sta godendo di un’inedita congiuntura positiva. La Banca centrale europea con il suo ombrello di acquisti di debito pubblico ci sta dando una mano. Ma fino a che punto potrà farlo a fronte di un’inflazione che mostra chiari segni di ripresa?

 

L’Europa ha finalmente compreso il valore della solidarietà che si è manifestata non solo con il Next generation Eu, ma anche con una certa disponibilità a rimettere in discussione le regole che sottendono all’Unione. Si inizia a intravvedere un percorso che può portare a una modifica delle regole di bilancio che hanno mostrato tutto il loro essere figlie di un’altra epoca. Il Patto di Maastricht data 1993.

mario draghi 2

 

Di tutto questo c’è poca traccia nella discussione che dovrà portare a decidere assetti istituzionali importanti. Non si può pensare che basti decidere un nome per una carica o per un’altra senza che il tutto venga legato a politiche che necessariamente devono avere un orizzonte lungo per un Paese troppo spesso abituato a reagire alle emergenze.

 

Affiora una certa superficialità nel parlare di incarichi istituzionali, di assetti di governo, come se non venissimo da durata medie degli esecutivi di circa un anno. E come ricordava ieri Sabino Cassese, l’architettura istituzionale di un Paese è decisiva per garantire quella dialettica democratica alle quali le forze politiche si richiamano.

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

Un sondaggio condotto tra gli operatori finanziari dell’associazione che li raccoglie (Assiom-Forex con il Sole24 ore Radiocor) si aspettava nei prossimi mesi uno spread sotto quota 150, ma sottolineando la volatilità dovuta proprio agli snodi che il Paese si appresta ad affrontare.

 

Un antico detto in Borsa dice che i risparmiatori e gli investitori hanno memoria di elefante e gambe di lepre. Sono pronti cioè a fuggire in fretta quando si ritrovano a vivere situazioni di cui hanno già avuto esperienza. È vero che non possono essere i mercati finanziari a decidere le politiche di un Paese. Hanno logiche diverse da quelle di comunità estese come una nazione. Ma spesso funzionano da termometro. E se la temperatura sale lo segnalano.

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCODANIELE FRANCO E MARIO DRAGHI

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