milano sala parisi

TRE UOMINI IN BARCA (O DI BANCA) IN CORSA PER PALAZZO MARINO - PARISI, EX SOCIALISTA, E’ MOLTO PIÙ “DE SINISTRA” DI PIPPONE SALA - IL COMMISSARIO EXPO VISTO IL PASSATO DA DG DEL COMUNE IN EPOCA LETIZIA MORATTI, ERA PERFETTO PER IL CENTRODESTRA - POI C’È PASSERA, A SVOLAZZARE TRA I DUE

DAGONOTA

 

STEFANO PARISI CHILISTEFANO PARISI CHILI

Nella lunga stagione della sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti e dei suoi amministratori non può sorprendere che la corsa per il sindaco di Milano veda in corsa tre manager e che neppure il supremo segretario-premier del Pd, il cazzaro Renzi, sia riuscito a esprimere un candidato politico.

 

Con il risultato memorabile di trasformare le primarie, e poi il voto locale di primavera, in un referendum sul suo governo di Nani e Grembiulini. E non sul sindaco uscente Giuliano Pisapia, che non lascia grandi impronte nella città da lui governata per cinque anni. Ma questo non è l’unico paradosso della sfida avviata per la conquista di Palazzo Marino.

Tre “tecnici” sulla barca dei Navigli, Passera, Sala e Parisi, ma prodieri dal curriculum assai diseguale.

 

MARIA ELENA BOSCHI GIUSEPPE SALAMARIA ELENA BOSCHI GIUSEPPE SALA

I primi due sono degli aziendalisti puri. Il primo, Corrado Passera, che anima la lista civica Italia unica, banchiere e dirigente d’azienda, può vantare un fugace passaggio pubblico, senza lasciare alcun segno, al ministero delle Infrastrutture nel governo Monti (2011-13). Il secondo, Beppe Sala, altro bocconiano, ha lavorato in Pirelli, Tim-Telecom, Nomura Bank prima di essere assunto al Comune da Letizia Moratti con le mansioni di direttore generale (2009-2012) e la successiva delega di amministratore delegato dell’Expo.

 

passerapassera

Ecco allora il secondo paradosso: il kit professionale di Sala era fatto su misura per guidare una coalizione di centro-destra sostenuta dalla strana coppia Berlusconi & Salvini. Da timoniere navigato, Superpippo è saltato invece sulla barca pirata di Renzi provocando rancori e dissapori nel Pd. E con la sua conversione sulla strada del Nazareno, il cinese si è alienato gran parte delle simpatie dei moderati-forzisti.

 

A ben vedere le primarie del Cactus si sono rivelate un boomerang per il Pippone formato Expo. Con buona pace del professor Michele Salvati che sul Corriere della Sera pensa ancora che l’esito della consultazione sia stata una sorta di “adesione” alla linea nazionale del Pd. Linea che forse soltanto il professor Salvati, rabdomante del pensiero unico del Nazareno, conosce.

 

Diverso il discorso per l’ultimo arrivato, Stefano Parisi, chiamato a resuscitare l’elettorato del Popolo delle Libertà progettato nel 2011 dall’ex Cavaliere di Arcore che eredita comunque un buon gruzzolo di consensi città metropolitana. Alle politiche del 2013, segnate dal ciclone 5Stelle di Beppe Grillo (20,31%) la lista del Cavaliere ha realizzato la sua peggiore performance 30,27% (oltre mezzo milione di voti) superando tuttavia il Pd di Luigi Bersani fermo al 28,32%.

xs19 piero ostellino michele salvatixs19 piero ostellino michele salvati

 

Rispetto ai suoi competitori e prima d’inventarsi imprenditore (Fastweb e Chili), Parisi nasce giovane socialista quando Craxi ancora non aveva scalato la segreteria del partito. E poi non sarebbe una bestialità essere stati compagni del Cinghialone se il suo fidato dottor Sottile, Giuliano Amato, oggi presiede la Corte costituzionale. Dopo un tirocinio all’ufficio studi della Cgil, Parisi lavora nella segreteria tecnica di Gianni De Michelis nei dicasteri occupati dall’ex ministro (Lavoro e Affari Esteri).

 

DUOMO DI MILANODUOMO DI MILANO

Nel 1992 inizia il suo percorso da grand commis a Palazzo Chigi: capo del dipartimento economico con tre premier: Amato, Ciampi e Berlusconi. E, ancora: un passaggio in Confindustria, direttore generale, city manager del sindaco Albertini.

 

E veniamo così al terzo paradosso: nel Dna di Stefano Parisi, candidato del centro-destra per assenza di alternative, sembrano circolare più cellule di sinistra che in quelle dei suoi prossimi avversari, Sala e Passera. A volte, però, i paradossi assomigliano a una cravatta troppo stretta e, “a stringer tropo – ammoniva lo scrittore Pitigrilli – diventa un nodo scorsoio” per i tre uomini in barca sui Navigli. O, meglio, per i tre uomini di banca.

 

 

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