I PIÙ GIOVANI ELETTORI DEL PD NON VOGLIONO ALLEARSI CON RIGOR MONTIS NE’ DI METTERSI A SEDERE ALLO STESSO TAVOLO CON “EX FASCISTI E PALAZZINARI”, COME CHIAMANO FINI E CASINI - CHI INVECE LO VUOLE È D’ALEMA (“UNA MAGGIORANZA PIÙ AMPIA POSSIBILE”) - LA CONDANNA DURISSIMA (“UN TUMORE PER LA DEMOCRAZIA”) DI CULATELLO PER CHI HA MESSO IL PROPRIO NOME NEL SIMBOLO (MONTI, GRILLO, INGROIA, DI PIETRO)…

Paola Zanca per il "Fatto Quotidiano"

"Gli abbiamo dato un dito e si sono presi il braccio". Enzo, 24 anni, da Cesena sul palco avverte il "suo" segretario, Pier Luigi Bersani, sulle alleanze del futuro. Lui guarda le due ragazze sedute al suo fianco, sorride amaro e aggiunge: "Anche di più".

Siamo al teatro Ambra Jovinelli di Roma e il leader democratico ha davanti a sé una platea di giovanissimi arrivati dall'Umbria, dal Lazio, dall'Emilia Romagna. Ha voluto aprirla con loro, questa campagna elettorale. Molti voteranno per la prima volta nel 2013, altri hanno già scelto il Pd alle scorse elezioni, altri ancora hanno vinto le parlamentarie e sono in lista. Tutti però sono convinti di una cosa: metteranno la croce su "l'unico candidato che non ha messo il suo nome nel simbolo" (parole di Bersani) ma non vogliono ritrovarsi poi al governo con Mario Monti.

Nemmeno Anna, 25enne di Città di Castello, vuol farsi convincere: "Faccio fatica a capire che sale o scende in politica, io la faccio da quando andavo a scuola". E Valentina, 31 anni da Avellino, insiste dal palco: "Tu ci hai fatto sostenere un presidente del Consiglio che ora ha deciso di candidarsi, in barba all'unico partito che gli aveva dimostrato responsabilità". Bersani prima abbassa la testa, poi le risponde. Ammette che anche lui è rimasto "sorpreso" dalla scelta di Monti, ma la rassicura sul passato: "Quando si è convinti di fare qualcosa di buono per il Paese, non ci si sbaglia mai".

Ecco il punto. E se qualcosa di buono toccherà farlo anche per il futuro? Un gruppo di liceali romani classe 1992 non ha dubbi: nella prossima legislatura ci sono paletti invalicabili - coppie di fatto e cittadinanza agli immigrati prima di tutto - che, se mai, saranno gli altri a dover accettare. La storia sembra già sentita (e pure come è andata a finire, dai Dico in giù): "Noi pensiamo prima all'interesse collettivo e poi a quello del nostro partito. Ma credo che nel centrodestra debbano essere contenti: con Monti hanno finalmente la possibilità di votare una persona seria".

Al Professore, come noto, non interessano le categorie della politica. Ma anche chi è disposto a concedergli scusanti ("Ha fatto poco perché era ostaggio delle lobby") non ha nessuna intenzione di mettersi a sedere allo stesso tavolo con "ex fascisti e palazzinari", come chiamano Fini e Casini. Tutto dipenderà dai voti che prenderà il Pd, ovvio. E Viviana, segretaria under 30 del circolo di Bagnoli, si mette dalla parte di Bersani: "Non lo sa nemmeno lui, per questo non si sbilancia. Noi diciamo no, però dopo tanti sacrifici sarebbe stupido governare con una maggioranza risicata e tornare subito alle elezioni".

Sembra di sentire Massimo D'Alema che ieri, mentre i giovani indicavano la rotta al Pd, andava dritto per la sua strada: "Anche se avessimo i numeri per governare da soli, non vogliamo essere autosufficienti, vogliamo creare una maggioranza più ampia, in grado di dare certezze".

Ha più voglia di allargare lui che un sottosegretario del governo uscente come Marco Rossi Doria. Ieri era all'Ambra Jovinelli perché "i miei valori sono questi". Dice che c'è bisogno di un governo che "garantisca equità" e che loro "non sempre" ci sono riusciti. Per questo se gli chiedi chi preferirebbe vedere a palazzo Chigi tra Monti e Bersani risponde solo: "Sto qui". Rossi Doria è contento perché Bersani nel suo riepilogo sugli ultimi due anni ha chiarito che, nel baratro, ci ha portati Berlusconi. L'attacco a Monti non c'è, nel discorso del segretario del Pd. Ricorda solo che non ha candidato nessuno dei ministri uscenti ("e in qualche caso mi è spiaciuto", dice) perché "o si sta a casa o si va a messa".

In compenso c'è la condanna durissima ("Un tumore per la democrazia") per chi ha scelto di mettere il proprio nome nel simbolo (Monti compreso, dunque). Bersani non fa i nomi, ma è facile immaginarli: Grillo, Ingroia, Di Pietro. C'è il "qualunquismo" che "porta sempre verso posizioni fascistoidi", ci sono le "chiacchiere" degli indignati che non sono in grado di "portare il cambiamento al governo".

Ma di questi discorsi "da cabaret" non vuol parlare. Dice che parlerà "testardamente" dei problemi dell'Italia "senza impressionarmi se non ci faranno le luminarie". "Basta con la Camera, il Senato, la desistenza, io e Monti e compagnia cantante...". Un signore con la bandiera del Pd sulle spalle batte le mani con gli occhi lucidi. Urla: "Viva i giovani". Poi parte l'inno, la canzone di Gianna Nannini. Ma, per ora, le parole a memoria non le sa nessuno.

 

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