renzi elezioni

I RENZIANI SCOPRONO IL GUSTO AMARO DELLA PAURA. E TEMONO LA CONGIURA - IL DUCETTO VEDE L’OMBRA DI ENRICO LETTA ALLUNGARSI SU PALAZZO CHIGI. SA CHE LUI NON CI POTRA’ TORNARE – ORDINA ATTEGGIAMENTO ZEN AI SUOI, MA IL NAZARENO E’ UNA TONNARA 

 

Goffredo De Marchis per la Repubblica

 

RENZI DUCETTORENZI DUCETTO

«Mi raccomando: Occidentali' s karma», scrive Matteo Renzi ai fedelissimi nel giorno dell' attacco massiccio contro di lui. Come dire: mantenete la calma, atteggiamento zen. Eppure sia lui sia i suoi generali sono fiumi in piena. E la furia dell' acqua corrisponde a quella dell' anima. «Non vedo una sola analisi che spieghi quello che è successo alle amministrative. L' unica lettura è l' ostilità e il tentativo di isolamento nei confronti del Pd», dice il segretario ai collaboratori. Tradotto: farlo fuori dalla politica, indebolirlo fino allo stremo, altro che salvare il Partito democratico.

 

La posizione del leader e dello stato maggiore viene sintetizzata nelle parole taglienti del presidente dem Matteo Orfini: «Ci vogliono costringere a discutere di alleanze e di centrosinistra solo per fare un piacere a loro e a chi ha perso il congresso. In pratica per sei mesi dovremmo fare la campagna elettorale a Pisapia che nessuno conosce e che a occhio non ha nemmeno i voti per entrare in Parlamento. Anzi, non a occhio, perché se non sbaglio la lista Pisapia a Milano ha preso il 3 per cento. Con tutto che portava il nome dell' ex sindaco. Tutto questo non succederà». Un messaggio chiaro a Andrea Orlando e a Dario Franceschini.

ORFINI RENZIORFINI RENZI

 

Non sono dichiarazioni zen, ma hanno il pregio della chiarezza. La porta di Largo del Nazareno resta chiusa. Anche se i pacificatori disegnano un altro scenario: «Cacciare Renzi non è possibile. È possibile invece immaginare un' alleanza come dicevamo fin dall' inizio, che vada da Calenda a Pisapia benché alla fine di un percorso. Noi costruiamo il nostro, loro ne costruiscono un altro. Alla fine troveremo il punto di incontro. Ma diciamo basta alle geometrie politiche».

 

dario franceschinidario franceschini

Quelle geometrie portano a un solo risultato: mettere in discussione la candidatura a premier di Renzi. Di più: costringerlo a rinunciarvi in partenza. Il segretario dice ai fedelissimi di non occuparsi di Dario Franceschini, con il quale è furibondo (lo fa solo Ernesto Carbone esprimendo il pensiero di Renzi), ma di tenere il filo con Romano Prodi. Sebbene Renzi lo consideri a tutti gli effetti un protagonista della "congiura", uno degli attori principali della spallata.

 

ENRICO LETTA RENZI ENRICO LETTA RENZI

Il Professore però fa sapere che non ingranerà la retromarcia. Alla sua nota durissima, aggiunge poche considerazioni, altrettanto ultimative nei confronti di Renzi: «Prendo atto e rinuncio a fare il collante, il Vinavil. Non funziona, è una causa persa e a me non piacciono queste cause». Significa che uscirà dal Pd? Risposta velenosa: «Non si può abbandonare un partito al quale non si è iscritti da 3 anni ».

 

nicola zingarettinicola zingaretti

Prodi giura anche che fino alla fine rimarrà neutrale tra Renzi e Pisapia, ma la sua nota fa saltare il tappo che Walter Veltroni aveva anticipato nell' intervista a Repubblica. Ricapitolando, emerge il quadro di un vero smottamento del Partito democratico. Veltroni, Prodi, Franceschini e Piero Fassino che ne condivide il giudizio e l' analisi. Sono i padri fondatori del Pd e, guarda caso, anche interlocutori privilegiati del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. A loro va aggiunto Nicola Zingaretti (che sabato andrà alla manifestazione di Piazza Santi Apostoli), partner di tutta l' area vicina al premier a Roma e nel Lazio.

mattarella e gentilonimattarella e gentiloni

 

Defilato ma attentissimo, rimane Enrico Letta. Anzi, i renziani considerano l'"esule" del Pd la vera carta nel mazzo di Prodi, sempre che il Professore sia solo un king maker e non giochi una sua partita. Alcuni raccontano di un incontro molto importante avvenuto qualche giorno fa tra il Professore e l' ex premier al quale era presente anche Arturo Parisi. In questo modo, l' accerchiamento è completo.

 

Arturo Parisi - Copyright PIzziArturo Parisi - Copyright PIzzi

La situazione è molto complicata, anche se i fedelissimi di Renzi dicono che «Matteo se lo aspettava e tra un paio di giorni la tempesta rientrerà». Il contrario di ciò che pensa un prodiano di peso, con una certa memoria storica: «Questa fase mi ricorda il centrodestra nel 2007 alla vigilia della crisi del governo di Romano. Un bel giorno Berlusconi salì sul predellino, s' invento il Pdl e sconvolse la politica». Ma chi può essere l' uomo del predellino a sinistra, chi ha la forza che aveva allora il Cavaliere?

FRANCESCHINI DELRIOFRANCESCHINI DELRIO

 

L' isolamento di Renzi, al di là delle dichiarazioni di facciata, appare oggi un dato di fatto. Non basta la scelta zen a mascherare l' arrabbiatura del segretario. Gli attacchi disorientano gli elettori, come dice Renzi, ma minano la stabilità del gruppo dirigente. Graziano Delrio ammutolisce quando gli mostrano la dichiarazione di Prodi.

 

È un brutto colpo per chi crede nella stagione ulivista ma è un renziano convinto. Agli amici il ministro delle Infrastrutture indica una via d' uscita: «Diciamo subito di sì alle primarie con Pisapia. Sono sicuro che le vincerà Matteo. Una nuova legittimazione non è lesa maestà e non può fargli male». È una scelta. Da fare a prescindere dalla legge elettorale, dalle coalizioni sì o no.

CASTAGNETTI DELRIOCASTAGNETTI DELRIO

 

Anche perché se qualcuno spera che, attaccato su tutti i fronti, Renzi faccia un passo indietro «non lo conosce - dice Delrio - . Non ci credo nemmeno se lo vedo». In questo modo la guerra è appena iniziata.

 

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…