1. SI SCRIVE SERRAVALLE, SI LEGGE UNIPOL-BNL: L’INCHIESTA SUL SISTEMA SESTO PRESCRITTA, GRAZIE ALLA LEGGE PD-PDL-SEVERINO, PORTA DRITTA ALLA FALLITA SCALATA 2005 2. UN NUOVO TESTIMONE, EX ASSESSORE DI ALBERTINI, ACCUSA: “PROVAMMO A VENDERE ANCHE NOI A GAVIO, MI DISSE CHE SI ERA GIÀ IMPEGNATO CON FASSINO E D'ALEMA” 3. “COMPRESI CHE LA VENDITA A PENATI RIENTRAVA IN UNA DIMENSIONE A LIVELLO NAZIONALE” 4. E ALESSANDRO PENATI, L’EX BRACCIO DESTRO DI BERSANI, CI RIPENSA: NON RINUNCERÀ ALLA PRESCRIZIONE COME AVEVA ANNUNCIATO ALL'APPROVAZIONE DELLA NUOVA LEGGE 5. INTANTO I PM CERCANO I SOLDI SUI CONTI ESTERI: ROGATORIE A LONDRA E LUGANO. E L’ARCHITETTO SARNO, UOMO CHIAVE DEL SISTEMA SESTO-SERRAVALLE, HA INIZIATO A PARLARE…

1 - PENATI, PROCESSO VERSO LA PRESCRIZIONE
Sandro De Riccardis per "La Repubblica"

«La decisione del gup di due giorni fa non mi riguarda, non voglio commentare. Io ho chiesto il rito immediato. Aspetto di essere processato. Non so se le mie posizioni andranno in prescrizione, deciderà il giudice». Mentre i filoni più importanti dell'inchiesta dei pm di Monza Franca Macchia e Walter Mapelli sono stati travolti dalla legge "anticorruzione" che ha accorciato i termini di prescrizione, ieri Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, ha preferito non svelare se si avvarrà o meno della prescrizione.

Eppure, soltanto una decina di giorni prima dell'approvazione del disegno di legge del ministro della Giustizia Paola Severino, l'ex politico Pd aveva assicurato che di quella via d'uscita non si sarebbe mai avvalso. «Rinuncerò alla prescrizione se il ddl anticorruzione avrà effetto su qualche reato. Ho già più volte detto che chiederò il rito immediato perché, dopo 28 mesi di indagini, voglio il processo».

Poi ancora, dopo che quel testo divenne legge, a fine ottobre, disse di nuovo all'Ansa il suo proposito: «Ribadisco di volere il processo». Quattro mesi dopo l'introduzione della "concussione per induzione" - che riduce le pene (da 12 anni a 8) e i termini di prescrizione (da 15 a 10) della vecchia concussione-la riforma ha salvato tutti gli uomini delle cooperative rosse: il vicepresidente del Consorzio Cooperative Costruttori Omer Degli Esposti, e i due consulenti Gianpaolo Salami e Francesco Aniello, beneficiari di consulenze per «prestazioni inesistenti» paria 2,4 milioni di euro. Degli stessi (e di altri) capi d'imputazione dovrà rispondere anche Penati.

Tra due mesi, il 13 maggio, l'ex politico Pd, assistito dai legali Matteo Calori e Nerio Diodà, affronterà la prima udienza del giudizio immediato, insieme a un altro indagato che ha optato per lo stesso rito, l'ex segretario generale della provincia di Milano Antonino Princiotta, difeso dall'avvocato Luca Giuliante. Quel giorno Penati si troverà di fronte al bivio. E potrebbe annunciare se avvalersi o meno della prescrizione peri tre casi di concussione: le tangenti per l'area Falck, per la Marelli, e perle consulenze alle coop rosse.

Per il politico restano comunque in piedi i capi d'imputazione minori: le presunte corruzioni del Sitam (il sistema di trasporti pubblici locali), la terza corsia della A7, i 368mila euro di presunti finanziamenti illeciti alla fondazione "Fare Metropoli".
Intanto i pm Macchia e Mapelli non si fermano e in questi giorni hanno depositato nuovi recenti atti d'indagine in vista del dibattimento.

Tra questi, un interrogatorio dell'8 febbraio 2013 dell'imprenditore Piero Di Caterina, il grande accusatore del "Sistema Sesto". «Ribadisco che tutti i pagamenti a Penati sono avvenuti a Sesto San Giovanni», ha dichiarato Di Caterina, che poi ricostruisce le fasi della «finta compravendita» con Bruno Binasco, manager dei Gavio. Un contratto che, secondo l'accusa, serviva solo a far incassare due milioni di caparra a Di Caterina, come parziale restituzione dei soldi che l'imprenditore aveva negli anni "prestato" all'ex politico Pd.

«A fronte delle mie richieste di restituzioni del denaro versato -dice ai pm Di Caterina - dopo aver scartato alcune proposte di Penati (la concessione di linee di credito da Intesa o Bpm, o di lavori da parte di Gavio, da me ritenute inidonee perché non conformi agli accordi "prestiti contro restituzioni"), trovammo un punto d'incontro nella cessione di un mio immobile».

Entrano nell'inchiesta, con un verbale del 10 dicembre 2012, anche le dichiarazioni dell'architetto Giorgio Goggi, ex assessore della giunta di Gabriele Albertini. Il professionista racconta ai pm le fasi precedenti alla vendita alla Provincia di Penati del 15% della Serravalle. Operazione che fece incassare nel 2005 ai Gavio una plusvalenza di 179 milioni.

«Albertini mi disse che aveva saputo dell'intenzione di Penati di acquistare le azioni di Gavio. Incontrai Gavio e gli chiesi se era disponibile ancora ad acquistare le nostre. Lui mi disse che l'offerta non era più valida perché lui si era già impegnato con Fassino e D'Alema. Compresi che la vendita a Penati rientrava in una dimensione più grande, a livello nazionale».

2 - SISTEMA SESTO, CONTROLLI SUI CONTI INTERNAZIONALI
Federico Berni per "Il Corriere della Sera"


L'inchiesta sul «sistema Sesto» guarda a Lugano e Londra dove i pm di Monza, tramite rogatorie internazionali, stanno facendo accertamenti, in cerca di eventuali fondi illeciti, sui conti bancari esteri dell'architetto Renato Sarno, in carcere dal 24 ottobre per accuse di concussione ai danni dell'imprenditore romano Edoardo Caltagirone, dal quale avrebbe preteso una tangente da 400 mila euro per poter costruire a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.

Sono gli ultimi sviluppi della maxi inchiesta condotta dalla Procura di Monza sull'intreccio tra affari e politica nell'ultimo decennio di amministrazioni di centrosinistra della ex Stalingrado d'Italia. Se l'architetto Sarno si è visto nei giorni scorsi respingere la richiesta di patteggiamento, che la Procura ha ritenuto «non congrua», il processo al cosiddetto «sistema Sesto», che vede al centro la figura di Filippo Penati, si è scontrato con le nuove norme introdotte dall'ultimo governo tecnico in tema di corruzione.

Le novità legislative contenute nel decreto firmato dal ministro della Giustizia Paola Severino hanno fatto cadere la scure della prescrizione sui reati di concussione contestati relativamente al recupero dell'area delle ex acciaierie Falck. Secondo le accuse, agli imprenditori interessati a recuperare l'area dismessa più grande d'Europa sarebbero state richieste tangenti per miliardi di lire prima, e milioni di euro dopo, da pagare alla politica. Processo definitivamente morto per i tre uomini delle «coop edilizie rosse»: gli emiliani Omer Degli Esposti, Francesco Agnello e Giampaolo Salami.

Secondo le tesi dei pm Franca Macchia e Walter Mapelli, i tre sono i responsabili delle cooperative edilizie che sarebbero stati imposti dalle giunte sestesi a chiunque fosse interessato ad investire sull'ex Falck, e la ex Marelli. «Il braccio armato del partito», le aveva definite davanti ai magistrati il costruttore Giuseppe Pasini, uno dei grandi accusatori del sistema. Personaggi che, nel caso di Salami, compaiono nella vicenda già nel 1999, secondo quanto riferiva ai pm l'ex uomo di fiducia della famiglia Falck, l'ingegnere Achille Colombo.

Caduti i reati Falck, si alleggerisce la posizione dello stesso Penati, che aveva chiesto il giudizio immediato, e che perciò va a processo il 13 maggio con parte della accuse già prescritte, oltre a quella del suo ex braccio destro Giordano Vimercati, e dell'altro imprenditore Piero Di Caterina, che con le sue dichiarazioni alla Procura ha dato lo spunto all'indagine. Restano le accuse sulle vicende di Sitam, il sistema di trasporto urbano attorno al quale sarebbero state pagate mazzette da Di Caterina mascherate da finanziamenti agli allora Democratici di sinistra.

Si va a giudizio a giugno (anche se il tribunale riunirà probabilmente tutti gli imputati in un unico procedimento) anche per i presunti reati di corruzione di incaricato di pubblico servizio per la gestione della società autostrade Milano Serravalle. Accuse contestate, oltre che a Penati e Sarno, e ai manager di Codelfa spa (la società che ha realizzato i lavori della terza corsia della Milano-Genova) Bruno Binasco e Norberto Moser, a Massimo Di Marco e Gianlorenzo De Vincenzi, in qualità rispettivamente di amministratore delegato e dirigente della società autostradale acquisita dalla Provincia di Milano nel 2005, all'epoca della presidenza Penati.

Trasferito a Milano per incompetenza il filone sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti da Penati tramite l'Associazione Fare Metropoli. Tra gli imputati, anche l'ex presidente di Banca Popolare di Milano Massimo Ponzellini, e l'imprenditore pugliese Enrico Intini, legato a Massimo D'Alema.

Dunque in tutto sono io gli imputati rinviati a giudizio in varie tranche processuali, compresi Penati, l'ex dirigente della Provincia di Milano Antonino Princiotta, che aveva chiesto l'immediato come il primo, e l'architetto Sarno, che nelle ultime settimane avrebbe fatto «parziali ammissioni» di fronte ai pm di Monza, già definito dal Tribunale del riesame come «uomo di sistema», una sorte di faccendiere la cui collaborazione era rivolta al «ceto politico di riferimento», ossia il centrosinistra.

 

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