alfredo mantovano - giorgia meloni spionaggio paragon graphite

“IN ITALIA SI SPIANO I CRITICI DEL GOVERNO” – IL REPORT DEI RICERCATORI DI “CITIZEN LAB”, CHE HANNO ANALIZZATO I TELEFONI DI CRONISTI E ATTIVISTI ITALIANI SPIATI CON IL SOFTWARE PARAGON, È UN ATTO DI ACCUSA AL GOVERNO: LE PROVE DELLO SPIONAGGIO CI SONO, QUELLO CHE MANCA È IL PERCHÉ – AISI E AISE AL COPASIR HANNO AMMESSO DI AVER AVUTO IN DOTAZIONE IL SOFTWARE, MA NON AVERLO MAI USATO IN MODO ILLEGALE. E ALLORA CHI HA “ATTENZIONATO” I CELLULARI DI CANCELLATO, CASARINI E COMPAGNIA? QUANTE E QUALI ALTRE PERSONE SONO STATE SPIATE?

 

 

1. IL REPORT SU PARAGON "IN ITALIA SI SPIANO I NEMICI DEL GOVERNO"

Estratto dell’articolo di Eleonora Camilli e Irene Famà per “La Stampa”

 

Personaggi scomodi, nemici delle politiche del governo. Ecco cos'hanno in comune cronisti e attivisti italiani spiati con il software prodotto dall'azienda israeliana Paragon Solutions finito al centro di uno scandalo internazionale.

 

Lo spiega, in un report di quindici di pagine, The Citizen Lab, team dell'Università di Toronto che ha svolto analisi forensi sui telefoni del direttore di Fanpage Francesco Cancellato, del fondatore di Mediterranea Luca Casarini, dell'armatore Beppe Caccia e dell'attivista David Yambio. I mandanti rimangono avvolti nell'ombra, ma l'indagine prosegue.

 

Si parte dai dati: novanta utenze in Europa bersaglio dello spyware, sette in Italia. Ma, si legge nello studio, i casi potrebbero essere molti di più. Ed in quelli emersi «c'è un modello preoccupante e familiare»: si prendono di mira «gruppi per i diritti umani, critici del governo, giornalisti».

 

Dall'ong attaccano: «Invieremo il report anche alla Corte penale internazionale: dietro questo caso c'è la situazione libica e i rapporti tra servizi segreti».

 

Per scoprire chi è stato intercettato e quando, il team canadese ha utilizzato Bigpretzel, strumento Android che identifica le infezioni con il software spia Graphite. Il telefonino di Caccia ha mostrato tracce in diverse occasioni tra il 22 dicembre 2024 ed il 31 gennaio 2025, mentre quello di Casarini in almeno una data: il 23 dicembre scorso. «Ma l'attività potrebbe anche essere retrodatata».

 

[…] Gli 007 italiani negano ogni coinvolgimento, mentre dall'ong avanzano qualche perplessità: «Ci sono le prove della presenza di Paragon Graphite, usato dai servizi segreti sui telefoni dei nostri attivisti». Certo è che la storia di Paragon chiama in causa un po' tutti, compresa la Cia e il Mossad.

 

Tra i fondatori di Paragon Solutions, nel 2019, ci sono l'ex primo ministro israeliano Ehud Barak e l'ex comandante dell'unità 8200 di Israele, tra le divisioni di intelligence più rinomate al mondo, Ehud Schneorson. Secondo i registri aziendali visionati per stilare il rapporto, «il 13 dicembre 2024 tutte le azioni di Paragon Israel sono state trasferite a una società statunitense, Paragon Parent Inc, registrata nel Delaware il 7 ottobre dell'anno scorso».

 

L'affare avrebbe avuto un valore iniziale di 500milioni di dollari, «con un ulteriore pagamento di 400 milioni di dollari se Paragon Israel avesse raggiunto gli obiettivi di performance stabiliti».

 

Le informazioni sugli azionisti non sono disponibili pubblicamente, ma i rapporti suggeriscono «che la società statunitense abbia acquisito Paragon Israel con l'intenzione di fonderla con la società statunitense di cybersecurity REDLattice Inc. La fusione riportata rafforza ulteriormente le connessioni di Paragon con le alte sfere dell'intelligence e dell'ambito militare». Anche qui i nomi sono altisonanti: ex dirigenti della Cia e dell'Air Force degli Stati Uniti, un ex Capo di Stato maggiore dell'Esercito degli States e così via. […].

 

“PARAGON, I 90 SPIATI FRAZIONE DEL TOTALE” MEDITERRANEA: METODI DA STATO DI POLIZIA

Estratto dell’articolo di Alessia Candito per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/politica/2025/03/20/news/caso_paragon_accuse_governo_italia-424073841/

 

Non c’è dubbio che il giornalista Francesco Cancellato e gli attivisti di Mediterranea Luca Casarini e Beppe Caccia siano stati spiati con Graphite di Paragon, perché i ricercatori di Citizen-Lab ne hanno trovato le “impronte digitali”. E quelle tracce hanno pure “la targa”, una sigla che marca il nodo da cui è partito l’attacco.

 

[…] Paragon parla di «inesattezze», che «per la riservatezza dovuta ai clienti » afferma di non poter spiegare. Ma non arriva mai a negare l’attività. E questo per il governo Meloni rischia di essere un problema. Dopo un mese e mezzo di silenzi, parziali ammissioni e fughe, il rapporto depositato ieri dal centro di ricerca dell’Università di Toronto, rischia di lasciare poco margine al governo Meloni per continuare a nicchiare sul caso Paragon.

 

Perché le prove dello spionaggio, con valore forense, adesso ci sono. Quello che manca è il perché, se è vero che Aisi e Aise al Copasir hanno ammesso di aver avuto in dotazione il software, ma non averlo mai usato in modo illegale.

 

[…] Ma lumi, in via formale, potrebbero essere chiesti a breve anche dalle cinque procure - Palermo, Napoli, Bologna, Roma e Venezia - che portano avanti l’inchiesta sullo spyware. Mediterranea ha già annunciato l’imminente deposito del rapporto, «che sarà inviato anche alla presidente del Parlamento Europeo Metsola e alla Corte penale internazionale».

 

«Questi - attacca Casarini - sono metodi da stato di polizia», che gettano «ombre sulla salute della democrazia nel nostro Paese». Anche perché - dice l’ong - non sono gli unici elementi inquietanti che emergano dal rapporto. Solo fra il 22 dicembre e il 31 gennaio, gli accessi di Graphite registrati sono stati sette sul telefono di Caccia e almeno uno su quello di Casarini, ma «potrebbero non essere gli unici». Anche sul dispositivo di Cancellato le tracce potrebbero state semplicemente eliminate. E lo spyware potrebbe essere stato solo uno degli strumenti.

 

Lo rivelano – affermano i canadesi – gli avvisi su “un’attività ostile” arrivati a Luca Casarini da Meta e a don Mattia Ferrari da Apple, esattamente lo stesso giorno, l’8 febbraio.

 

[…] Per CitizenLab significa che «più tipi di software potrebbero essere utilizzati come parte di operazioni interconnesse », ma anche che i 90 utenti avvisati a gennaio forse non sono gli unici target. «C’è un modello preoccupante e ripetuto – aggiunge il rapporto – con cui si prendeno di mira gruppi per i diritti umani, critici del governo e giornalisti».

 

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