CANNES AL VENTO - MA COSA HA DETTO IL FUFFOLOGO ORNAGHI IN GITA AL FESTIVAL? “LA MIA CAPACITÀ O LA VIRTÙ DI SAPER BENEDIRE ARRIVERANNO, SE ARRIVERANNO, SOLO DOPO MOLTO TEMPO” - “BISOGNA PENSARE PIÙ ALL’AZIONE CHE ALLA LAMENTAZIONE” - “CONFIDO NELLA PERMANENTIZZAZIONE DEL TAX CREDIT” - “IL CINEMA DEVE USCIRE DALL’ALEATORIETÀ” - FORSE SI ERANO SCORDATI I SOTTOTITOLI…

Malcom Pagani e Federico Pontiggia per il "Fatto quotidiano"

Il ministro dei neologismi arditi: "Permanentizzazione". Il ministro a compartimenti stagni, allergico alle domande difficili. "Può dirci qualcosa sullo scempio in atto a Villa Adriana?" "Ognuno ha il suo stile. Sulla discarica di Corcolle ho già detto quel che pensavo e Cannes non è la sede appropriata". Il ministro che alterna terminologie ieratiche: "Fiammelle di speranza" ad abiti talari indossati con relativa umiltà: "La mia capacità o la virtù di saper benedire arriveranno, se arriveranno, solo dopo molto tempo".

Il ministro del nulla dedito alle ammissioni: "Non sono abituato a governare, non l'ho mai fatto". Il tecnico, anticomunista viscerale, collezionista compulsivo di incarichi (ben otto), Rettore della Cattolica al terzo mandato e vicepresidente di Avvenire, si chiama Lorenzo Ornaghi. Planato come un'annunciazione sulla Costa Azzurra che parla italiano per una giornata (pranzo con Gilles Jacob, caffè con Bertolucci, cena con i cineasti) che lui non esita a definire "lunga e difficile".

Incontro con la stampa e i lavoratori del settore organizzato da Luce-Cinecittà, Anica e da 4 ministeri (Esteri, Turismo, Beni Culturali e Sviluppo economico). Titolo da ventennio "Italia in luce" e cortesie per gli ospiti: "Consentitemi di lodare lo straordinario patrimonio di immagini dell'Istituto per cui la commissione nazionale italiana per l'Unesco ha presentato una candidatura".

Produttori, registi e distributori del settore, stipati in una sala dell'hotel Majestic, attendevano altro. Un segno. Una promessa tangibile. Almeno una traccia tra defiscalizzazione, agevolazioni o aiuti governativi. Non è arrivata. In cambio, in poco meno di un'ora, fumo sparso ad arte e istanti di involontaria comicità.

Fuori pioggia, vento e ombrelli aperti su file chilometriche per entrare in sala a vedere Brad Pitt, dentro Lorenzo Ornaghi, tono di voce basso, radi appunti sul tavolo, impegnato a confermare la rude profezia di Alberto Arbasino: "Nella graduatoria dei dicasteri ambiti, il ministero dei Beni culturali giaceva al penultimo posto. Era l'Alcatraz dei trombati". A queste latitudini, il suo predecessore Sandro Bondi non si faceva neanche vedere. Il professore poco amato da Mario Monti invece c'è, ma è come se non ci fosse.

Mette le mani avanti: "Vorrei fare qualche considerazione generale, spero non generica e vi offro il mio saluto più cordiale". Poi però scivola su concetti come "italianità" e a precisa richiesta: "Può fornirci qualche dato sul Tax Credit?" si rifugia nei tempi supplementari: "Adesso sarebbe troppo complicato, magari al termine del convegno".

Durante, mentre si ascoltano concetti come "cross marketing" o "La bellezza dell'Italia consiste nel rendersi semplici ed efficaci" vengono dati in pasto a una platea compiacente bizzarre costruzioni sintattiche che più che a sinergie somigliano a questue elemosinanti: "Ci vuole un'erogazione di fondi a livello europeo per non incorrere nelle omissioni del passato".

Con il passare dei minuti, sui volti dei partecipanti, cresce lo sgomento. È un lampo di consapevolezza. L'agognato annuncio non ci sarà. E i tempi duri, sono dietro l'angolo.
Ornaghi definisce l'incontro con l'omologa francese Filippetti: "utile e istruttivo", si intrattiene sugli aiuti promessi per il terremoto, sostiene serio che il cinema debba "uscire dall'aleatorietà". Roberto Ciccutto, presidente di Cinecittà, vorrebbe di più. L'altro, il ministro, conscio del pozzo senza fondo delle casse statali, si limita a tenere salda la mano sul freno: "Non vorrei fare proclami inutili" e ricomincia con la litania: "Confido nella permanentizzazione del Tax credit".

Qualcuno prova a stimolarlo sulla diatriba tra Roma e Torino. Ornaghi è un muro di gomma. Svicola, attenua, media. Si lancia nella geopolitica: "La situazione è difficile per l'Italia, per i paesi europei e per l'Occidente" e poi, in uno scatto, prova ad argomentare qualcosa senza dir nulla: "Bisogna pensare più all'azione che alla lamentazione".

Elenca segnali positivi, quote di mercato, promette severità sulla pirateria sventolando un manifesto d'impotenza nei confronti di un universo che gira più rapido di qualunque legge: "Farò tutto il possibile". Ammonisce: "È necessario tenere d'occhio il quadro normativo", si avviluppa nel burocratese: "È nostra intenzione rafforzarci nell'intendimento di promuovere la qualità" e infine ammette: "Le risorse sono all'osso". Cresce il brusio: "Ma praticamente non ha detto nulla". Praticamente.

A margine, Riccardo Tozzi presidente dell'Anica risponde a una domanda sullo spottone improvvisato dalla Regione Lazio in trasferta. Quarantacinque milioni di euro in tre anni per produzioni e coproduzioni. Soldi essenziali per il cinema di cui qualcuno teme la virtualità. Tozzi sostiene che nel primo anno, ogni cosa sia stata illuminata e ogni impegno rispettato: "Ha funzionato, però aspettiamo conferme". Renata Polverini non c'è, al suo posto Santini, assessore delegato. La cena di Cinecittà sulla Croisette dista dodici ore. Prepararsi, non è uno scherzo.

 

POLVERINI E ORNAGHI A CANNES IL MINISTRO ORNAGHI Bernardo Bertolucci SUL SET DI IO E TE SANDRO BONDI AURELIE FILIPPETTIrmn61 roberto ciccutto thomasRICCARDO TOZZI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…