BOMBE D’ORIENTE - PER FORTUNA CHE IL CAPO DELLO STATO EBRAICO SIMON PERES SI FREGIA DI UN NOBEL PER LA PACE! “ISRAELE PRONTA ALLA GUERRA CONTRO I SITI NUCLEARI IRANIANI” - GOVERNO COMPATTO PER NETANYAHU SEMPRE PIÙ CONVINTO PER L´OPZIONE MILITARE - GLI STATI UNITI SONO “ASSOLUTAMENTE” PREOCCUPATI DALL´EVENTUALITÀ DI NON ESSERE AVVERTITI PREVENTIVAMENTE NEL CASO IN CUI ISRAELE ATTACCASSE L´IRAN - FRANCIA: "EVITARE L´IRREPARABILE"…

Fabio Scuto per "la Repubblica"

Se il premio Nobel per la Pace e capo dello Stato Shimon Peres per due volte consecutive ribadisce che un eventuale intervento militare di Israele contro l´Iran si avvicina, anzi è «sempre più probabile», significa che davvero i motori a reazione dei cacciabombardieri con la stella di David stanno per essere accesi nelle basi nel deserto del Negev.

«La possibilità di un attacco militare all´Iran è ormai più vicina a essere realizzata di quanto non lo sia il ricorso all´opzione diplomatica», ha detto Peres in un´intervista al quotidiano Hayom e ieri sera in una occasione ufficiale è tornato sull´argomento: «L´Iran è il principale pericolo sia per Israele che per il mondo intero perché è sempre più prossimo a dotarsi di armamenti nucleari».

Il primo ministro Benjamin Netanyahu è convinto che l´opzione militare sia l´unica in grado di fermare il programma nucleare iraniano. Nel governo è sostenuto dal ministro della Difesa Ehud Barak e da quello degli Esteri Lieberman ma non aveva fino a giovedì la maggioranza dei voti nel Gabinetto per dare il "semaforo verde" alle operazioni militari. Serve un governo compatto e unito per guidare una delle azioni militari più audaci della Storia d´Israele destinata - qualunque ne sia l´esito - a sconvolgere l´intero Medio Oriente.

Adesso questa compattezza nel governo, stando a quanto rivelava ieri sera la tv americana Fox, sarebbe stata raggiunta. Da giorni stampa e tv israeliane vanno avanti a colpi di rivelazioni sui piani d´attacco e sul rapporto che sarà presentato dall´Aiea domani a Vienna con le prove della proliferazione atomica dell´Iran per uso militare.

Washington segue con attenzione l´evolvere della situazione. Ha avviato anche la macchina militare - con due gruppi navali nel Golfo e nell´Oceano Indiano - ma vorrebbe agire, nel caso si vada verso l´azione, in coordinamento con i suoi principali Alleati, come la Gran Bretagna, e Londra è pronta a mettere in campo basi aeree, missili e mezzi navali per cooperare. Ma gli Stati Uniti sono «assolutamente» preoccupati dall´eventualità di non essere avvertiti preventivamente nel caso in cui Israele attaccasse l´Iran.

Il capo del Pentagono Leon Panetta, rivelava ieri Haaretz, ha ricevuto da Netanyahu e da Barak soltanto risposte vaghe, senza l´assunzione di alcun impegno concreto in tal senso da parte degli interlocutori. La Casa Bianca non vorrebbe essere avvertita da una telefonata di Barak che annuncia al presidente Obama che il suo primo ministro ha appena ordinato a diversi squadroni di caccia F-15 e F-16 e altri jet di volare verso Est per distruggere i siti nucleari iraniani.

Per condurre i raid Israele dovrà violare gli spazi aerei di diversi Paesi. Difficile che i caccia vadano sul confine turco-siriano, più probabile che la rotta passi attraverso l´Arabia Saudita (la via più breve) e per l´Iraq. Con Riad ci sarebbe un tacito accordo al sorvolo - se i caccia con la Stella di David sono diretti sui siti atomici dell´Iran - con Bagdad no.

Ma la prossima fine dell´accordo sulla presenza militare americana in Iraq facilita l´ipotesi di un raid aereo. In base a quell´accordo gli Stati Uniti, su richiesta, devono sventare le minacce alla sovranità dell´Iraq e non permettere che il suo territorio, le sue acque territoriali o il suo spazio aereo vengano utilizzati per attaccare altri Paesi. Ma appunto l´accordo scade alla fine dell´anno. Proprio per questo nelle ultime settimane è aumentata in misura esponenziale la "vigilanza" Usa sulle mosse d´Israele e dell´Iran, affidata tanto al Comando Centrale quanto a quello in Europa.

Mentre l´escalation bellica procede rapidamente si comincia a levare qualche voce critica in Europa sull´opzione militare e le conseguenze di una tale decisione. Secondo il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, l´eventualità di attacchi militari contro l´Iran per stroncarne le velleità nucleari potrebbe creare una «situazione totalmente destabilizzante nella regione» mediorientale.

In alternativa Parigi, da sempre tra i Paesi occidentali più intransigenti nei confronti del regime degli ayatollah, propende per ulteriori contromisure sul piano economico e diplomatico, in aggiunta a quelle già imposte a suo tempo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dall´Unione Europea.

 

SIMON PERESnetanyahu amadinejadLEON PANETTA JUPPè

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