IL JIHADISTA DELLA PORTA ACCANTO (ALL’ELISEO) - ALTRO CHE LUPO SOLITARIO! LA VERSIONE DELL’ELISEO VACILLA: FONTI DELL’INTELLIGENCE FRANCESE RIVELANO CHE MERAH SAREBBE STATO UN LORO INFORMATORE SOTTO COPERTURA NEI CAMPI DI ADDESTRAMENTO JIHADISTI (CHE SPESSO RECLUTANO GIOVANI MAGREBINI FRANCESI) - DIETRO IL KILLER DI TOLOSA C’È UNA RETE DI PROFESSIONISTI: IL VIDEO DELLE STRAGI MONTATO AD ARTE E SPEDITO AD AL JAZEERA DA UNA TERZA PERSONA…

1- BIENVENUE, AL QAIDA EN FRANCE... ADIEU, "LOUP SOLITAIRE". LA PROVA VIDEO, "MONTATO DA PROFESSIONISTI"
Daniele Raineri per "Il Foglio"

A nove giorni dalla strage nella scuola ebraica di Tolosa, la versione data dal governo francese, quella di un "lupo solitario difficilmente individuabile", "che si è radicalizzato da solo guardando video su Internet" e "che non è in contatto né è stato addestrato da un gruppo jihadista" subisce un altro colpo disastroso. La rete satellitare del Qatar, al Jazeera, ha ricevuto e consegnato alla polizia i video ripresi da Mohammed Merah durante le uccisioni con una telecamera che si era fissato al petto.

Non si conosceva quasi nulla del contenuto delle riprese, anche se erano trapelate alcune indiscrezioni: si sapeva che Merah ha urlato "voi uccidete i miei fratelli in Afghanistan e io ora uccido voi" aggredendo i soldati francesi e che durante la strage alla scuola ebraica avrebbe trattenuto una bambina per i capelli, mentre cambiava il caricatore alla pistola, prima di ucciderla. Ieri Zied Tarrouche, capo della redazione parigina di al Jazeera a cui il video è stato recapitato con una chiavetta Usb, l'ha descritto brevemente.

Il titolo è "Al Qaida attacca la Francia", dura 20 minuti, "è prodotto veramente bene", "non è un filmato confuso e a bassa definizione, l'editing è da professionisti, con musica inserita tra gli eventi". Contiene riprese di tutti gli attacchi, "l'uccisione del primo soldato, l'attacco contro gli altri tre e infine l'attacco contro la scuola, si sente la voce dell'assassino, si sentono anche le urla delle vittime", c'è un misto di letture coraniche e proclami del jihad. Allegata c'era anche una lettera di rivendicazione, scritta con qualche errore di ortografia, non in arabo ma in francese.

Secondo fonti della polizia che hanno parlato a France Presse il video è stato spedito mercoledì scorso per posta da qualcuno "che non era Merah", perché i tempi non coincidono con quelli del suo assedio. L'editing professionale del video, la spedizione (se sarà verificata l'incompatibilità con quanto nel frattempo accadeva a Merah), i viaggi in oriente del francese, la conferma arrivata dai talebani del Pakistan sul suo addestramento: cade la prima versione governativa.

Ieri Bernard Squarcini, uomo del presidente Nicolas Sarkozy e capo della Dcri, la direzione dei servizi francesi che si occupa di controspionaggio e lotta al terrorismo, ha detto all'agenzia Afp che "Merah non era un informatore dei servizi interni, né di un'altra agenzia d'intelligence francese o straniera". Anche questa versione potrebbe cedere. Ieri Yves Bonnet, ex capo della Direction de la Surveillance du Territoire, l'agenzia di intelligence che è poi stata sostituita dalla Dcri, ha rilasciato un'intervista in cui sostiene di essere convinto che Merah avesse contatti con la stessa Dcri e che ci fosse un agente incaricato di gestire i rapporti con il giovane estremista, come scritto sul Foglio di venerdì scorso.

"Personalmente credo che il ragazzo ha avuto ovviamente rapporti con la Dcri, come abbiamo appreso dalle dichiarazioni dello stesso Bernard Squarcini. Vale a dire che aveva un referente nell'intelligence interna. Lo chiamano ‘referente', lo chiamano ‘case officer'... non saprei fino a che punto si spingessero questi rapporti, questa ‘collaborazione' con il servizio, ma si può chiedere a questo proposito". Ieri, dopo che è circolata la notizia che al Jazeera aveva il video di Merah, la Francia è rimasta come sospesa in un dramma nazionale. Il presidente Sarkozy ha chiesto che il video non fosse trasmesso. La madre di un soldato ucciso ha "implorato" la rete del Qatar di non diffondere le immagini.

L'ufficio di Parigi s'è consultato a lungo con la direzione a Doha, in Qatar e, dopo ore di suspense e di probabili considerazioni sulla possibilità che il filmato fosse in mano anche a reti rivali o a siti jihadisti, passato mezzogiorno ha annunciato che "secondo il nostro codice etico, non pubblicheremo il video". E' verosimile che ci siano altre copie in circolazione, se non altro perché è passato attraverso diverse fasi di lavorazione.

E' la prima volta che al Jazeera porta alle autorità un file ricevuto da jihadisti, ma non la prima che rifiuta di diffondere il contenuto. Se l'avesse pubblicato, in questo caso, avrebbe fatto post mortem il gioco dello stragista Merah, che su Internet è già idolatrato da decine di siti islamisti.

2- LO STRAGISTA DI TOLOSA VIAGGIAVA ALL'ESTERO CON LA COPERTURA DEI SERVIZI
Daniele Raineri per "Il Foglio" di ieri 27 marzo 2012

Il caso del giovane francese di origine algerina che ha rivendicato l'uccisione di sette persone a Tolosa e Montauban nel nome di al Qaida apre una guerra tra servizi segreti. Secondo fonti d'intelligence che hanno parlato con il Foglio, la Direction générale de la sécurité extérieure (Dgse), ovvero l'agenzia francese che si occupa di spionaggio e antiterrorismo fuori dai confini nazionali, ha garantito per lui - come informatore - un ingresso in Israele nel settembre 2010, attraverso un checkpoint al confine con la Giordania.

Il francese, Mohammed Merah, è entrato come "turista", è stato tre giorni e poi è ritornato in Giordania, da dove è volato verso l'Afghanistan. Il suo ingresso in Israele, coperto dai servizi francesi, avrebbe dovuto provare al network jihadista la sua capacità di passare i confini grazie al passaporto europeo. A questa informazione mancano riscontri ufficiali: ma c'è una conferma indiretta in una nota dissonante apparsa ieri sul quotidiano Haaretz, che cita fonti dello Shin Bet, i servizi segreti israeliani.

L'articolo di Haaretz riprende il governo israeliano, che conferma l'ingresso di Merah in Israele, ma poi aggiunge che secondo lo Shin Bet non c'è traccia di un arresto del killer a Gerusalemme perché in possesso di un coltello, come invece sostenuto in un'intervista al Monde di Bernard Squarcini, capo della Direction centrale du renseignement intérieur (Dcri), il controspionaggio francese. Non è chiaro, inoltre, se Merah abbia o no visitato anche le aree governate dai palestinesi.

Insomma: a diciotto mesi di distanza ci sono due versioni che non coincidono, non si sa se il francese sia stato arrestato o no e dove sia andato, e i servizi interni israeliani smentiscono il capo dei servizi interni francesi. Succede anche con l'intelligence militare del Pakistan. La settimana scorsa, quando i giornali francesi hanno scritto per primi che Merah si era recato in Pakistan due volte e si era addestrato nei campi del Waziristan, il governo pachistano ha negato: "Non ci risultano suoi ingressi nel paese". Domenica invece i servizi segreti pachistani e i talebani pachistani, che in più di un'occasione hanno provato di essere legati assieme da un intreccio di alleanze e favori fatti e ricevuti, sono diventati loquacissimi.

Un portavoce dei talebani nella regione del Waziristan, Ahmed Marwat, ha telefonato a Reuters e Associated Press per dire che sì, Merah si è addestrato assieme a loro, smentendo così il governo francese che sostiene ufficialmente che il giovane "non si è addestrato né è stato in contatto con gruppi jihadisti". Marwat ha però aggiunto: "Non sappiamo nulla degli attacchi in Francia. Non c'entrano con noi".

Lo stesso giorno due ufficiali dei servizi pachistani hanno contattato Ishtiaq Mahsud, corrispondente per Associated Press a Dera Ismail Khan, una piccola città nel Waziristan, per raccontare perché i servizi segreti francesi avrebbero un interesse vitale a coltivare e infiltrare informatori con il profilo di Merah: almeno 85 giovani francesi si sono addestrati - o ancora si stanno addestrando - nella regione del Waziristan del nord negli ultimi tre anni.

Gli uomini sono in maggior parte francesi di origine araba, hanno formato un gruppo chiamato Jihad e Islami, hanno un comandante francese che si fa chiamare Abu Tarek e cinque di loro sono tornati in Francia nel gennaio 2011 per trovare altre reclute. "Non è chiaro", dicono i due, se tra i cinque tornati ci fosse anche Merah - un'ammissione implicita della sua possibile presenza. Il giovane francese ha fatto almeno due viaggi in Pakistan e due in Afghanistan.

Le fonti che hanno parlato con il Foglio dicono che anche in quel caso c'era un'intesa: libertà di circolazione in cambio di informazioni preziose. Squarcini, il capo del Dcri, sostiene che Merah, assediato dalla polizia dentro l'appartamento di Tolosa, avrebbe detto di essere stato addestrato "da una singola persona" e non in un campo, in modo da "non spiccare in mezzo agli altri per la lingua francese". Il fratello, complice e finanziatore Ieri sono scattate le accuse preliminari per complicità in omicidio e terrorismo a carico del fratello arrestato, Abdulkader.

Il sospetto è che lui abbia avuto un ruolo nel provvedere le armi a Mohammed e nel finanziare i viaggi in Afghanistan. Le accuse preliminari ora danno ai magistrati più tempo per le indagini. Il governo francese, in un primo momento, aveva sostenuto l'estraneità del fratello dai fatti.

 

 

IL SORRISONE DI SARKOSTRAGE DI TOLOSA - SARKOZY SARKOZY DAVANTI AL FERETRO DI UNO DEI PARA UCCISO A MONTAUBAN E A TOLOSA jpegmerah_mohammedBLITZ MERAH BLITZ MERAH BERNARD SQUARCINI

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