JOB O BLOWJOB? SE IL PIANO PER IL LAVORO DI MATTEUCCIO SI FA O NO, LO DECIDE FRAU MERKEL (IL PARLAMENTO ITALIANO VOTI E ZITTO) - IL 17 MARZO, NELL’INCONTRO A BERLINO, RENZI DOVRÀ CHIEDERE L’OK ALLA CANCELLIERA

Mario Giordano per "Libero quotidiano"

Siccome il lavoro è la priorità, Renzi ha deciso che presenterà il suo piano. Agli italiani? No, alla Merkel. Fa piacere, no? Ancora è ignoto a tutti che cosa ci sia nel documento che il premier ama chiamare all'inglese Job Act: non sono stati informati né gli imprenditori, né i sindacati, né gli artigiani, né gli altri partiti, né il Parlamento, nessuno insomma. #disoccupatostaisereno, Matteo avrà il documento pronto per il 17 marzo, giorno in cui incontrerà a Berlino la dominatrice d'Europa. Glielo porterà in gran segreto.

E con parole dolci: "Ecco Frau Angela, questo è quello che voglio fare. Ma guardiamocelo qui io te, tête a tête, nell'intimità, fissandoci teneramente negli occhi, magari stringendoci le manine. E soprattutto, mi raccomando, senza far sapere niente agli italiani. Che vogliono quelli? Forse mi hanno eletto loro?"

Si capisce: gli italiani non sono in grado di votare e dunque non sono in grado nemmeno di sapere. Bisogna tenerli all'oscuro. Job Act, good idea: lo si scrive in inglese, lo si presenta ai tedeschi, poi magari lo si fa bollare da Bruxelles. Fratelli d'Italia, l'Italia s'è persa: il ministro Pier Carlo Padoan, per dire, ancora non s'è presentato in veste ufficiale, ha disertato la conferenza stampa a Palazzo Chigi, non ci ha raccontato nulla di quel che intende fare con i nostri soldi.

Però ai tedeschi l'ha raccontato, eccome se l'ha raccontato. Infatti ieri mentre tutti lo cercavano ("Dov'è Padoan? Dov'è Padoan?"), lui se ne stava allegramente rintanato nel suo ufficio. E sapete con chi? Ovvio: con il ministro dell'economia tedesco, il vice della Merkel, Sigmar Gabriel. Ci ha tenuto a precisarlo con una nota ufficiale del ministero: «L'incontro si è svolto in un clima di genuina cordialità» e sono state illustrate le «iniziative per contrastare la disoccupazione». Subito dopo ha anche ricevuto e illustrato le iniziative al ministro finlandese.

Bene no? Ma adesso che Sigmar Gabriel ha saputo tutto, e la Finlandia pure, di grazia, qualcuno potrebbe informare anche noi? In altre parole: non sarebbe il caso che oltre che la "genuina cordialità" dei crucchi e dei loro amici, il governo pensasse di guadagnarsi, almeno un pochettino, quella degli italiani?O ci sono altri figli di kartoffel che devono essere informati prima di noi? Che ne so? L'usciere del Bundestag?

Il vigile urbano della Porta di Brandeburgo? Il fioraio di Potsdamer Platz? Oppure (perché no) anche un sottosegretario danese? O un capo di gabinetto norvegese? Prego, per carità, fate pure: ma prima o poi, se non vi disturba, potreste spiegare le vostre intenzioni anche agli italiani, che servi di Berlino Iddio creò? O ormai pensate che, una volta, ottenuto il consenso dell'Angela Reich, tutto il resto viene da sé?

Il governo Renzi, diciamocelo, non è partito benissimo. La prima riunione del Consiglio dei ministri ha partorito un topolino avvelenato: si sono spartiti le poltrone da sottosegretari, hanno buttato un'altra carrettata di denaro per Roma e hanno aumentato la Tasi. Tutto qui. E le grandi riforme? Sparite.

E i progetti rivoluzionari? Non pervenuti. E la spinta al cambiamento? Rimandata a data da destinarsi. In compenso #matteostaisereno ha lanciato con un tweet la priorità del giorno: il lavoro. Pofferbacco: ma ieri la priorità non era la scuola? E tre giorni fa non era la riforma elettorale?

Una priorità al giorno toglie il medico di torno, probabilmente, ma la prima impressione è che il premier abbia le idee un po' confuse. Essendo molto attivo con la comuni-cazione, infatti, appena sente aria di una notizia ci corre dietro con un tweet. Escono i dati sulla disoccupazione? La priorità è il lavoro. Va a visitare una scuola? La priorità è l'edilizia scolastica. Va in Parlamento? La priorità sono le riforme.

E avanti di questo passo le priorità diventano come le magliette della salute: si cambiano ogni giorno. Se oggi piove un po' troppo scopriremo la priorità del dissesto idrogeologico? E se suo figlio piglia l'influenza, punterà sulla priorità del piano salute? E se farà indigestione di pop corn, arriverà la priorità della sana alimentazione? Il fatto è che in questo tourbillon di priorità, noi non abbiamo ancora capito qual sia davvero la priorità per Renzi. Probabilmente non l'ha capito nemmeno lui.

Ma che importa? Ciò che conta è che lo sappia la Merkel. Magari sarà lei a dircelo, dopo essersi commossa per la nostra reverente sudditanza. Fra l'altro, ora viene pure un dubbio: ma sul tema del Job Acts, la Germania non è un nostro competitor? Non è forse vero che il lavoro ce lo stanno portando via proprio i tedeschi?

Non è forse vero che mentre noi registriamo record storici di disoccupazione, loro registrano record storici di occupazione? E allora perché il nostro premier, ancor prima di parlare con quelli che il posto l'hanno perso, va a presentare il piano a quelli che il posto ce l'hanno tolto? Fatte le debite proporzioni è come se il ct della Nazionale Prandelli prima di comunicare gli azzurri convocati per i Mondiali in Brasile, andasse a sottoporre la lista a Beckenbauer. Il modo migliore per perdere. E pure senza un briciolo di onore.

 

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