1. NON SOLO GIULIA, E L’INTERVENTO “UMANITARIO” DEL MINISTRO CANCELLIERI. ANCHE LA PRIMOGENITA, JONELLA, HA AVUTO UNA SORTE BENEVOLA SE PARAGONATA ALLE DECINE DI MIGLIAIA DI DETENUTI NELLE CARCERI ITALIANE. NON PROPRIO UN RITORNO A CASA PER LEI MA ALMENO IL SOGGIORNO IN UN CARCERE PIÙ GRADITO ALLA FAMIGLIA: FINISCE A SAN VITTORE, A POCA DISTANZA DAL QUARTIER GENERALE DEL PATRIARCA, IN VIA IPPODRONO, A MILANO 2. E SE JONELLA FINISCE AL CARCERE SOTTO CASA, IL FRATELLO PAOLO HA AVUTO LA FORTUNA SFACCIATA DI UNA CITTADINANZA ELVETICA CAPITATA A FAGIOLO TRE SETTIMANE PRIMA DEL MANDATO DI CATTURA (IL PROCURATORE DI LUGANO INDAGA SUL NEO-SVIZZERO) 3. COME MAI JONELLA LIGRESTI È FINITA A MILANO? CHI HA DECISO IL TRASFERIMENTO NELLA SUA CITTÀ, QUELLA DOVE LA FAMIGLIA, PUR NELLA DISGRAZIA, CONTINUA AD AVERE CONTATTI E RELAZIONI? IL SOLITO DAP DI ROMA. DA CHI? DAI DUE VICE CAPI CASCINO E PAGANO A SUO TEMPO “SENSIBILIZZATI” DAL MINISTRO PER IL CASO DI GIULIA?

Ottavia Giustetti e Paolo Griseri per "la Repubblica"

L'importanza di chiamarsi Ligresti. Non solo Giulia, e l'intervento «umanitario» del ministro Cancellieri. Ma anche la primogenita, Jonella, ha avuto una sorte benevola se paragonata alle decine di migliaia di detenuti nelle carceri italiane. Non proprio un ritorno a casa per lei ma almeno il soggiorno in un carcere più gradito alla famiglia, a poca distanza dal quartier generale del patriarca, in via Ippodrono, a Milano. E se la sorella finisce a San Vittore, il fratello Paolo ha avuto la fortuna sfacciata di una cittadinanza elvetica capitata a fagiolo tre settimane prima del mandato di cattura.

Emergono nuovi particolari sulle vicende seguite al d-day del 17 luglio scorso, quando don Salvatore e i tre figli vennero raggiunti dai provvedimenti della Procura di Torino, ultimo sigillo alla fine di un impero. Particolari che mettono in evidenza incongruenze, incredibili sottovalutazioni, favoritismi forse inconsapevoli.

Il viaggio lampo di Jonella parte dal resort di famiglia in Sardegna, dove viene arrestata. Transita per il carcere di Cagliari prima e quello di Torino poi, per finire (in tempi giudiziariamente molto rapidi) a San Vittore. Che ha il vantaggio di essere a poca distanza dalla casa di famiglia ma lo svantaggio di trovarsi a 150 chilometri dagli uffici della Procura di Torino titolari dell'inchiesta. Com'è stato possibile?

Il 1° ottobre la Procura di Torino invia un fax di routine al carcere delle Vallette chiedendo il trasferimento della detenuta Ligresti Jonella per un interrogatorio. È con un certo stupore che i pm leggono la risposta: «L'invito a comparire non deve essere inviato al carcere di Torino ma a quello di Milano dove la detenuta attualmente si trova».

Come mai Ligresti è finita a Milano? Chi ha deciso il trasferimento nella sua città, quella dove la famiglia, pur nella disgrazia, continua ad avere contatti e relazioni? Il direttore delle Vallette, Giuseppe Forte, ricostruisce l'accaduto: «Ricordo che fu la detenuta a presentare domanda di trasferimento. Io mi limitai a ricordare la procedura che, nei casi di detenzione preventiva, prevede un nulla osta della Procura prima della decisione del Dap», il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria oggi diretto da Giovanni Tamburino.

Questa procedura è stata seguita da Jonella Ligresti? «Certamente. Anche se dopo aver dato quelle spiegazioni io non ne seppi più nulla. I legali, ottenuto il nulla osta, hanno trattato direttamente con il Dap di Roma. Un giorno mi è arrivato l'ordine di trasferirla a San Vittore». Gli avvocati avrebbero potuto comportarsi diversamente? «In genere queste pratiche si trattano con il carcere e il Dap locale. In questo caso non è andata così».

Con chi trattarono a Roma i legali di Jonella Ligresti per ottenere un avvicinamento a casa che molti detenuti italiani sognano per anni senza ottenere soddisfazione?
Chi fu negli uffici della capitale ad agevolare i desiderata della figlia del patriarca? Lucio Lucia, uno degli avvocati di Jonella, non mette a fuoco con precisione i contorni della vicenda: «Non ho un ricordo preciso. So che faticai a trovare degli agganci. Ho in mente con precisione il giorno che cercai su internet il numero di telefono del Dap.

Mi rispose un signore gentile di cui non ricordo il nome che mi disse che non poteva fare nulla per il nostro caso». Anche l'avvocato Lucia, infatti, dice di cadere dalle nuvole all'inizio di ottobre: «Sono andato al carcere di Torino per parlare con la mia assistita ma mi hanno detto che era stata trasferita a Milano».

All'insaputa. Qualcuno dunque è intervenuto indipendentemente dall'interessamento dell'avvocato per trasferire Jonella a San Vittore? Chi ha tirato le fila nel gioco di prestigio che in poche settimane porta la signora dal Tanka Village di Costa Rei a piazza Filangeri? Il pm di Torino, Vittorio Nessi, sostiene di aver dato il nulla osta al trasferimento «perché in questi casi, se non ho particolari esigenze, concedo sempre il parere favorevole ». Ma quel parere, è questo il problema, non basta. È necessario il sì dei vertici del Dap ed è indubbio che quel via libera sia arrivato con particolare sollecitudine. Da chi? Dai due vice capi a suo tempo «sensibilizzati» dal ministro per il caso di Giulia?

Delle due sorelle Giulia è stata scarcerata per motivi umanitari come dirà anche oggi al Parlamento il ministro Guardasigilli tentando di spostare il focus della vicenda dalla telefonata di solidarietà del giorno degli arresti all'interessamento di agosto sulle condizioni di salute della detenuta. La seconda sorella, Jonella, è stata celermente trasferita al carcere sotto casa nonostante fosse in detenzione cautelare per iniziativa di una procura che si trova a 150 chilometri di distanza.

Il terzo fratello, Paolo, è stato ancora più fortunato: è diventato cittadino svizzero il 26 giugno, 21 giorni prima dei mandati di cattura. Ora il procuratore federale di Lugano, John Noseda, sta indagando per capire se quella cittadinanza è valida o se Paolo ha dichiarato il falso sostenendo di non avere indagini in corso a suo carico in Italia. In quel caso gli verrebbe annullata la concessione della cittadinanza e ritirato il passaporto. Per il momento comunque Paolo rimane a Lugano. Rispetto a quella di tanti altri detenuti la sorte dei tre fratelli è stata benigna. L'importanza di chiamarsi Ligresti.

 

Giulia Ligresti GIULIA LIGRESTI E MARITO Giulia Paolo Jonella e Salvatore Ligrestizt03 famiglia ligresti giulia salvatore jonellaSALVATORE LIGRESTI LETIZIA MORATTI PETER LIEBSKIND PER PRESENTARE CITYLIFE ligresti salvatoreNuccio Peluso AnnaMaria Cancellieri Montezemolo Peluso e Cancellieri San Vittoretanka village a villasimiustanka village a villasimiusfoto-famiglia-peluso

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