RUN, WARREN, RUN - L’ALA SINISTRA DEI DEMOCRATICI E’ GIÀ STUFA DI HILLARY: VUOLE LA WARREN NEMICA DELLE BANCHE - MA LA SENATRICE DI OCCUPY WALL STREET A CORRERE ALLE PRIMARIE NON CI PENSA PROPRIO

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

L’appuntamento è sabato alle tre del pomeriggio a casa di Robin, sulla 119 strada, nel quartiere di Harlem, al terzo piano senza ascensore di una vecchia palazzina “brownhouse”. Nessuno di noi conosce Robin, ma lei ha avuto l’elenco esatto degli ospiti. Ci chiede di toglierci le scarpe, per non sporcare il pavimento col fango e la neve. Versiamo 3 dollari a testa: partecipazione alle spese per un buffet molto leggero, torta fatta in casa, caffè e tè, o birra bruna.

ELIZABETH WARREN jpegELIZABETH WARREN jpeg

 

Siamo i congiurati di una “insurgency”, in simultanea con questo piccolo raduno casalingo se ne stanno svolgendo altri duecento. La regìa che ci ha chiamati qui, via Internet, è di MoveOn e Democracy for America, le due organizzazioni più importanti della sinistra americana: fiancheggiatrici del Partito democratico, ma autonome e spesso critiche verso le politiche più moderate. Due potenze nell’opinione pubblica progressista; la sola MoveOn vanta otto milioni di iscritti. Oggi si sono unite per una campagna comune: Run Warren Run. Corri, Warren, corri.

 

elizabeth warren elizabeth warren

Non c’entra Forrest Gump, la corsa in questione è quella per la Casa Bianca nel 2016. In campo democratico per ora domina Hillary Clinton. Talmente sicura della propria forza, che avrebbe deciso di spostare molto in là l’annuncio ufficiale della sua candidatura, anziché lanciarla in aprile potrebbe aspettare fino a luglio. Anche questo contribuisce alla sensazione che Hillary dal suo partito si aspetti un’investitura plebiscitaria, non una battaglia per le primarie.

 

L’ala sinistra non ci sta, e ha trovato l’anti-Hillary ideale per polarizzare l’insurrezione della base. Un’altra donna, il che non guasta. Elizabeth Warren ha le credenziali giuste per entusiasmare i progressisti. Cresciuta in una famiglia poverissima (a differenza di Hillary) si è costruita da sola una carriera professionale straordinaria fino alla cattedra in diritto fallimentare a Harvard. È diventata il “volto autorevole” di Occupy Wall Street, implacabile e al tempo stesso competente nel denunciare gli abusi dei banchieri.

 

elizabeth warrenelizabeth warren

Non ha esitato a criticare Barack Obama, per esempio per la nomina recente di un ex banchiere di Lazard in un incarico al Tesoro. È la paladina del lavoratore e del consumatore contro i poteri forti del capitalismo Usa. Dopo avere ideato la nuova authority per la difesa del risparmiatore, ha affrontato la sua prima sfida politica candidandosi per il seggio di senatrice del Massachusetts, nello stesso collegio che fu di Ted Kennedy. E ha vinto, riconquistando al Partito democratico un posto di senatore che era finito alla destra. Unico problema: la Warren non ne vuol sapere di candidarsi per la Casa Bianca. La mobilitazione nazionale organizzata da MoveOn e Democracy for America sabato e domenica, è prima di tutto rivolta a lei: corri Elizabeth corri!

 

BILL E HILLARY CLINTON AL FUNERALE DI MARIO CUOMOBILL E HILLARY CLINTON AL FUNERALE DI MARIO CUOMO

La cellula militante in cui mi ritrovo a casa di Robin è fatta di neofiti. Non ci sono attivisti di lungo corso, nessuno ha esperienza di partito o sindacato. L’età media è 30 anni. MoveOn ha fornito “chiavi in mano” alla padrona di casa un vademecum di semplici consigli per guidare la discussione. Tre minuti a testa per presentarci, ciascuno dica chi è e cosa lo spinge qui. Due ragazzi, neolaureati di recente, si descrivono «alle prese con un mercato del lavoro che tira, dove le assunzioni si fanno, ma gli stipendi sono bassi, niente a che vedere con l’American Dream dei nostri genitori». Un pensionato dice di «aspettare ancora il nuovo Roosevelt, quello che Obama non è riuscito ad essere, il promulgatore di un contratto sociale più equo, in un paese dove le diseguaglianze diventano insostenibili».

 

HILLARY CLINTONHILLARY CLINTON

Una giovane dottoressa, Katie che lavora come oftalmologa in un ospedale, si dice «disgustata per l’intreccio fra denaro e politica, i finanziamenti privati ai candidati». Questo tema riaffiora nel giro successivo, quando Robin seguendo le istruzioni di MoveOn ci sollecita a elencare «le ragioni per cui la Warren sarebbe la candidata ideale».

 

E qui, contravvenendo al galateo che MoveOn consiglia ai ribelli della base — «le riunioni siano costruttive, non diventino un attacco contro Hillary» — affiorano le critiche a Sua Maestà la candidata “inellutabile”. «Siamo stufi delle dinastie politiche, che si tratti dei Bush o dei Clinton», dice il giovane Luke. «La Clinton e l’establishment sono tutt’uno, è troppo vicina all’establishment, ai capitalisti che staccano assegni per la sua fondazione o le sue campagne elettorali».

 

HILLARY CLINTONHILLARY CLINTON

La discussione si sposta sui punti deboli della Warren, sempre in chiave positiva: da queste riunioni sono attesi consigli per migliorare la sua immagine. Il divario di notorietà tra le due donne è immenso: se il 70% di democratici è favorevole a Hillary almeno in parte lo si deve al fatto che lei è l’unico volto riconoscibile. «Ma nell’Iowa, il primo Stato dove si terranno le primarie, la Warren avanza ed è già oltre il 17% di consensi, un livello sorprendente per una neofita della politica», ci informa Robin. «Mettiamo pure che alla fine vinca Hillary, e la voteremo; ma intanto bisogna evitare che questa nomination sia un’incoronazione, bisogna far sì che dentro il partito ci sia un vero dibattito sui grandi temi sociali».

 

william e kate con hillary clintonwilliam e kate con hillary clinton

Forse è il calcolo che fanno anche MoveOn e Democracy for America: la scesa in campo di Elizabeth nelle primarie potrebbe costringere Hillary a spostarsi un po’ più a sinistra, a occuparsi dell’impoverimento della middle class, dei diritti dei lavoratori, con proposte più audaci. Ci lasciamo con un appuntamento per rivederci tra qualche settimana, portando alla prossima riunione amici, parenti, simpatizzanti. La macchina superleggera di MoveOn, lanciata in California 17 anni fa, è collaudata per trasformare semplici cittadini in militanti della nuova politica.

 

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...