emmanuel macron marine le pen

MACRON CI RIMETTERÀ LE PEN? - L’ANALISI DI ROBERTO D’ALIMONTE: “MARINE LE PEN HA AMMORBIDITO LA RADICALITÀ DI CERTE SUE POSIZIONI. E COSÌ PER MOLTI ELETTORI LA DIFFERENZA TRA LEI E MACRON È DRASTICAMENTE DIMINUITA O SI È ANNULLATA. QUESTA PERCEZIONE PUÒ PRODURRE DUE EFFETTI. IL PRIMO È QUELLO DI SPINGERE VERSO L'ASTENSIONISMO UNA QUOTA DI ELETTORI. IL SECONDO È QUELLO DI SPINGERE A VOTARE LE PEN CHI PENSA CHE, VISTO CHE SONO LA STESSA COSA, TANTO VALE PROVARE QUALCOSA DI NUOVO. VENENDO MENO LA PAURA, VIENE MENO L'INCENTIVO A VOTARE MACRON…”

Roberto D' Alimonte per “il Sole 24 Ore”

 

macron le pen

Nella storia della V Repubblica è successo tre volte che il candidato con più voti al primo turno non sia diventato presidente. Nel 1995 il socialista Lionel Jospin era davanti a Jacques Chirac al primo turno (23% a 21%), ma perse.

 

Finì 53 % a 47 per cento. Nel 1981 è toccato a Valéry Giscard d'Estaing essere punito al ballottaggio dopo aver "vinto" al primo turno contro François Mitterrand.

 

IL GALLO MACRON - VIGNETTA DI GIANNELLI

Ma la delusione più cocente toccò proprio a Mitterrand sette anni prima. Aveva ottenuto il 43% dei voti contro il 33% di Giscard al primo turno ma perse al ballottaggio 49,2% contro 50,8 per cento. Insomma, prendere più voti al primo turno non dà la certezza di vincere al secondo.

 

A decidere la partita tra Macron e Le Pen saranno i 17.023.987 elettori che hanno votato al primo turno uno dei candidati esclusi dal ballottaggio e che quindi dovranno decidere che fare al secondo turno.

 

Una parte di loro non andrà a votare. L'astensionismo è una opzione. Il rischio di un calo o di un crollo della partecipazione al secondo turno esiste. È il rischio paventato dalla nostra Consulta quando ha bocciato il ballottaggio dell'Italicum nella sua sentenza del 2017.

emmanuel macron al voto

 

In Francia, fino a oggi, questo rischio non si è materializzato. Solo due volte su dieci, nel 2017 e nel 1969, gli elettori del secondo turno sono stati meno di quelli del primo. In ogni caso non tanti meno da dover parlare di un crollo. In tutti gli altri casi le variazioni sono state minime e in molte elezioni gli elettori del secondo turno sono stati più di quelli del primo.

 

emmanuel macron marine le pen

La percezione della posta in gioco, in altre parole la consapevolezza che il voto del secondo turno è decisivo, rappresenta un forte incentivo a recarsi alle urne. È plausibile che sarà più o meno così anche questa volta, visto che l'affluenza al primo turno, il 73,7%, è stata sì inferiore a quella del 2017 che fu del 77,7%, ma non in maniera drammatica.

 

MAPPA DEI RISULTATI DEL PRIMO TURNO DELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI FRANCESI

Questo induce ad assumere che chi ha votato Macron e Le Pen al primo turno lo farà anche al secondo e che di conseguenza la chiave della elezione saranno le seconde preferenze degli elettori dei candidati esclusi dal ballottaggio.

 

Tra Macron e Le Pen chi voteranno i sostenitori di Mélenchon, di Pécresse , di Jadot, di Zemmour e così via?

 

Questa è la scelta che faranno molti milioni di elettori tra due settimane. Esprimeranno quella che nella teoria delle elezioni si chiama per l'appunto una seconda preferenza.

 

JEAN LUC MELENCHON

Il sistema elettorale gli mette a disposizione un secondo voto perché possano esprimere una preferenza tra quale dei due candidati restati in lizza è più gradito o meno sgradito.

 

Devono accettare cioè un compromesso. È questo il bello dei sistemi elettorali maggioritari a due turni. Spingono gli elettori ad agire in base a uno dei princìpi essenziali della democrazia: la necessità del compromesso.

 

Questo faticoso, e spesso sgradito, esercizio di democrazia presenta un altro vantaggio: assicura che il candidato o la candidata che raccoglierà più consensi al ballottaggio sarà effettivamente la scelta preferita dall'insieme degli elettori.

 

marine le pen vota

Sarà il candidato che rappresenta la media delle loro preferenze. Non abbiamo i dati per poter dire chi sia il candidato mediano tra Macron e Le Pen, quello cioè che riuscirà a conquistare il maggior numero di seconde preferenze.

 

Entrambi al primo turno hanno conquistato questa volta più prime preferenze del 2017. Allora Macron vinse perché ottenne al ballottaggio 12 milioni di seconde preferenze contro i 3 milioni di Le Pen.

eric zemmour

 

Questa volta non andrà così. La percezione della distanza ideologica tra lui e Le Pen è cambiata. Le Pen ha ammorbidito la radicalità di certe sue posizioni. La presenza di Zemmour alla sua destra la aiuta facendola apparire più moderata. E così per molti elettori la differenza tra lei e Macron è drasticamente diminuita o si è addirittura annullata.

brigitte e emmanuel macron

 

Questa percezione può produrre due effetti. Il primo è quello di spingere verso l'astensionismo una quota di elettori che non vedendo più alcuna differenza significativa tra lei e Macron pensa che non valga la pena di andare a votare l'uno o l'altro visto che sono la stessa cosa. Il secondo effetto è quello di spingere a votare Le Pen chi pensa che, visto che sono la stessa cosa, tanto vale provare qualcosa di nuovo.

 

emmanuel macron dopo il primo turno.

Sono due effetti legati entrambi alla percezione che Le Pen non sia più una vera minaccia per la Repubblica e che quindi sia una seconda preferenza accettabile. E così, venendo meno la paura, viene meno l'incentivo a votare Macron.

 

Qui sta il rischio che corre il presidente uscente. Senza avere dati solidi sulle seconde preferenze degli elettori è difficile oggi dire quanto grande sia questo rischio. Quel che è certo è che questa volta il rischio esiste. E se Macron riuscirà a vincere, è difficile che finisca 66% a 34% come fu nel 2017.

marine le pensupporter di jean luc melenchon marine le pen in guadalupa 2JEAN LUC MELENCHON emmanuel macron marine le pen

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