NAZARENO CRAC - LETTA E CONFALONIERI GLI CONSIGLIANO DI ACCETTARE MATTARELLA MA IL CAV ASCOLTA LA FIGLIA MARINA E SI ARROCCA: “VEDIAMO SE CE LA FANNO DA SOLI” - L’IDEA DI CANDIDARE VELTRONI O PRODI PER SPACCARE IL PD

Salvatore Dama per “Libero Quotidiano”

 

RENZI SALUTA CONFALONIERI DOPO LA D URSO RENZI SALUTA CONFALONIERI DOPO LA D URSO

È il giorno della rivincita delle Cassandre. Chi aveva messo in guardia Silvio Berlusconi sulla lealtà di Matteo Renzi. L’accordo era che il nome per il Quirinale lo scegliessero insieme. Ma il premier si è rimangiato la parola data, incassando preventivamente i voti di Forza Italia su Italicum e riforme. Il Cavaliere si avvicina al senatore di Gal Vincenzo D’Anna per stringergli la mano. In una delle ultime riunioni a Palazzo Grazioli, lo aveva quasi messo alla porta perché osava mettere in dubbio il patto del Nazareno. «Avevi ragione tu...», ammette ora.

 

L’amarezza berlusconiana è prepolitica. Personale: «Renzi mi ha ingannato, mi ha pugnalato alle spalle, mi ha fatto fare la figura del fesso, mi ha fottuto...». Così si passa da un estremo all’altro. Dopo il varo della nuova legge elettorale (con i voti determinanti di Forza Italia) si era parlato di cambio nell’assetto di governo. Di un ingresso di Fi in maggioranza. Di rimpasto. Scenari evaporati dopo i fatti delle ultime ore.

SERGIO MATTARELLA 2SERGIO MATTARELLA 2

 

La partita del Quirinale non ha sublimato il Patto del Nazareno. Lo ha affossato. Renzi ha preferito ricompattare il Partito democratico sul nome di Sergio Mattarella, piuttosto che contrattarne un altro con Berlusconi e Alfano. Ipotesi che il Cav non vuole accettare. La giornata di ieri è stata lunga e non senza oscillazioni, a dire il vero. Di mattina Silvio sente al telefono la figlia Marina (contraria al diktat renziano), poi va in riunione con Gianni Letta e Fedele Confalonieri.

 

I due sono possibilisti sull’accordo e suggeriscono all’ex premier di accettare la candidatura di Mattarella. Il giorno prima in molti avevano consigliato a Silvio una strategia d’attacco: intestarsi la scelta del candidato di Renzi annunciando per primo l’accordo sul nome. Non lo hanno convinto. A Berlusconi non è piaciuto il tono ultimativo del rottamatore.

 

RENZI 
PRODI
RENZI PRODI

Una roba tipo: «Noi ci votiamo Mattarella, tu fai un po’ come credi...». Inoltre, la resistenza dei gruppi azzurri di fronte al nome del giudice costituzionale non è facilmente arginabile. Berlusconi congeda gli ospiti ed esce a fare shopping: «Ho bisogno di tempo per pensare...».

 

Nel pomeriggio, riecco Silvio alla Camera. Si presenta davanti ai grandi elettori di Fi per dire che la trattativa era partita bene, «abbiamo detto no a tutti gli ex segretari di sinistra e i nostri no sono stati accolti», ma poi si è bloccata per le resistenze renziane: «Per carità, Mattarella è una persona più che degna, ho chiamato direttamente lui perché non equivocasse il nostro atteggiamento. Il problema non è lui, è il metodo». Forza Italia si arrocca. Voterà scheda bianca anche alla quarta votazione. «Vediamo se Renzi ha i numeri per votarsi da solo Mattarella...», è la sfida berlusconiana. Girano voci di un possibile asse tra Fi e la sinistra dem per far mancare i voti all’uomo del premier.

raffaele cantoneraffaele cantone

 

Magari facendoli confluire su Prodi. Ma se l’operazione Mattarella dovesse fallire, nulla assicura al Cav che la scelta successiva non sarebbe peggiore. E se toccasse a Raffaele Cantone, con i voti dei grillini? Ciao salvacondotto. Ciao grazia. Ciao tutto. Per ripicca Berlusconi annuncia che il Patto del Nazareno non c’è più: «Mi aspetto sorprese sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali. Nessuna delle due vedrà la luce. Al Senato Renzi non ha i numeri, alla Camera sì, ma la minoranza del Pd non voterà l’Italicum. Vediamo cosa saranno in grado di fare...», gongola.

 

ALFANO E RENZI ed df e fbac d ALFANO E RENZI ed df e fbac d

Quanto a Alfano, l’accordo regge. Berlusconi pranza a casa del ministro dell’Interno. Anche Area popolare voterà scheda bianca dalla quarta votazione e si rifiuta di accettare il metodo renziano del prendere o lasciare. «Questo episodio», spiega Berlusconi ai grandi elettori azzurri, «segna uno spartiacque nell’atteggiamento dei centristi verso il governo. D’ora in poi saranno molto critici anche se non faranno cadere Renzi».

 

Parole che fanno indispettire i moderati. Alfano ai suoi parlamentari ribadisce che nulla cambierà rispetto all’azione di governo, pur nel disappunto per le prepotenze renziane. In serata l’ex premier riparte per Arcore. Lasciando a Roma un partito in piena ebollizione. È scontro aperto, in Piazza San Lorenzo in Lucina, tra i suggeritori del Cav.

 

Tutti che chiedono le dimissioni di tutti. Sul banco degli imputati ci sono soprattutto coloro che hanno sostenuto la necessità del dialogo con Renzi, che aveva riportato in maniera insperata Berlusconi al centro della scena. Finito il patto del Nazareno, si chiude il sipario. A meno che il Cav non si riprenda con una sorpresa delle sue.

 

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