L’ARTIGLIO DELLA PALOMBA - ‘’IN MINORANZA ASSOLUTA, CHIEDO: PERCHÉ FAR PAGARE L’IMU SUI BENI DELLA CHIESA? PER LEVARE QUEI SOLDI ALLE PARROCCHIE, CHE INVESTONO I POCHI SOLDI CHE HANNO IN VOLONTARIATO, E DARLI IN MANO A GENTACCIA CHE POI CI COMPRA BARCHE E APPARTAMENTI? - MEGLIO LE RUBERIE DEL TRIVULZIO, DELL’ISTITUTO CIECHI, DELLE ASL ROMANE, O LASCIARE QUALCHE CENTINAIO DI EURO A CHI GESTISCE GLI UNICI SPAZI DI CARITÀ APERTI A TUTTI E A TUTTE LE ORE?’’...

Barbara Palombelli per "il Foglio"

Sono in minoranza assoluta: penso che sacerdoti, suore, parrocchie e comunità sparse per tutto il paese non debbano pagare l'Imu. Esattamente come i rabbini, gli imam, i monaci di tutte le religioni del mondo. Tassare la carità e la spiritualità per investire in ostriche e cozze pelose mi sembra un'idea orrenda e piuttosto rozza. Credo che il Consiglio di stato abbia fatto benissimo a respingere la proposta.

Aggiungo che, in molti casi, si tratterebbe di una solenne perdita di tempo (gli economisti la definiscono partita di giro), dal momento che gli enti locali finanziano le istituzioni religiose quando si occupano - molto spesso - di scuola e assistenza. Quindi la tassazione, prima o poi, tornerebbe da dove è arrivata, travestita da sussidio. Ma in Italia, quando partono dei treni comunicativi, non c'è niente da fare. Perfino alcuni cardinali si sono rassegnati all'ondata emotivo-anticlericale che li sovrasta.

Favoleggiare sulle ricchezze del Vaticano suona benissimo, musica per le orecchie del passante o della passante. In astratto, chi non sa e non conosce la storia italiana, li chiama "privilegi" da abolire. La narrazione popolare immagina che ci siano tesori nascosti, rubati a chissà chi nei secoli, in grado di risolvere i problemi della nazione. Insomma, con i soldi dei preti che, come si dice a Roma, "c'hanno li meglio posti" si salverebbero d'un colpo il pil, lo spread, il deficit.

Come se fossimo ancora nello stato Pontificio. La realtà, vista da vicino, è diversa. Gli enti cattolici - spogliati interamente dall'Unità d'Italia, dal demanio statale e infine dal Concordato del 1929 - hanno acquisito di recente immobili, sale, garage, magazzini il cui frutto economico è spesso vicino allo zero assoluto, a fronte di costi piuttosto alti. In molti casi, quello che avanza viene reinvestito per scaldare le chiese gelide, per dare la mensa ai poveri del quartiere - nella mia parrocchia, per dirne una - per quelle che chiamiamo le opere di bene.

Ci vuole una bella faccia tosta per tentare di togliere qualche centinaio di euro da ciascun convento, scuola, ricovero o parrocchia, per affidarlo a quei gangster che ogni giorno riempiono le cronache giudiziarie. Accidenti. Siamo davvero convinti che il passaggio al pubblico-politico sia una garanzia? E quelle migliaia di persone in buona fede che hanno lasciato le loro eredità a suore o preti siamo sicuri che vorrebbero passarne gli utili derivanti a gentaccia che poi va a comprare barche o appartamenti alla faccia della povera gente? Già è successo, a Roma e Milano.

Quando leggete le ruberie del Trivulzio, dell'istituto Ciechi, delle case delle Asl romane, quando vedete gli affitti e le vendite di favore alle segretarie, amiche e amanti dei boss regionali (sono in corso nella capitale molte inchieste giudiziarie sulla cessione del patrimonio dell'ex pio Istituto e mi auguro che i magistrati abbiano il coraggio di concluderle e di risarcire la Sanità laziale delle rapine degli anni passati) dovete pensare che quei beni sono stati "donati" da famiglie che non volevano lasciarli allo stato, ma alla chiesa.

La mia amica Olivia Salviati - per fare solo un esempio fra migliaia - si batte perché torni pubblico il San Giacomo, ospedale donato da un suo antenato alla città con una destinazione umanitaria. Oggi è una cittadella abbandonata, con spazi che fanno gola a quegli amministratori pubblici di cui abbiamo già detto. Di questi tempi, mi fido molto più della chiesa, delle suore e dei parroci che dei vari Batman. Lasciamo qualche spicciolo nelle tasche di chi gestisce gli unici spazi di aiuto e di carità aperti a tutti e a tutte le ore.

 

vaticano GetContent asp jpegBARBARA PALOMBELLI VATICANO VATICANOvaticano PAPA BENEDETTO XVI E TARCISIO BERTONE OLIVIA SALVIATIVITTORIO GRILLI jpeg

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO