MI CONSENTA LA STRONZATA - L’EREDITÀ POLITICA E A-MORALE DEL CAVALIER PATONZA SARÀ LA RACCOLTA DELLE SUE BARZELLETTE - UN REPERTORIO DI COMICITÀ DA OSTERIA, TRA MARTUFELLO E ‘LA SAI L’ULTIMA?’, CHE NON HA MAI DIVERTITO NESSUNO (SE NON I LECCACULO) MA CHE È SERVITO A SPUTTANARE L’ITALIA COME PAESE-MACCHIETTA - UNA DELLE CHICCHE DEL BANANA: “DOTTORE, NON CAPISCO SE TRA LE GAMBE HO UNA MINCHIA O UN CANNOCCHIALE!. OGNI VOLTA CHE LA SODOMIZZO, MIA MOGLIE VEDE LE STELLE!”…

Andrea Scanzi per "il Fatto Quotidiano"

E' un volumetto breve, non per scelta ma per obbligatorietà: il materiale era quello. Sin dal titolo, la micro-pubblicazione "Le migliori barzellette raccontate da Berlusconi" ha un che di ossimorico (e di tragicomico, sì). Novantacinque pagine, deliberatamente gonfiate per dare al libro una parvenza (visiva) di credibilità, atte a raccogliere le perle comiche del Presidente del Consiglio. E menomale che è un best of, perché se questo è il meglio figurarsi il peggio.

In copertina troneggia il Premier Bandana Version. Dalla sua bocca, in stile fumetto, esce una nuvoletta che contiene un gioiellino a sfondo bellico: "Anche Fini ha avuto un parente morto ad Auschwitz...era caduto da una torretta". E già da qui si capiscono sia il tenore del testo, sia l'elaborazione politica che lo sottende: se infatti l'obiettivo della barzelletta (parola grossa) voleva essere il passato fascista del "traditore" Fini, non è neanche immaginabile ipotizzare i parenti degli "amici" La Russa, Madama Santanché e compagnia guerreggiante (i proprietari della torretta, forse).

Il libretto, appena uscito in edicola, costa 4.99 Euro (troppi) ed è edito dalla milanese Edizioni & Comunicazioni. La collana si chiama "Come fare ridere": probabilmente un refuso, mancando il "non" tra "come" e "fare". Notevole il catalogo: "Le migliori barzellette sui carabinieri", "Le migliori barzellette su Totti e il calcio", "Le barzellette degli ebrei sugli ebrei". Neanche la discografia di Marco Masini ostenta così poco appeal.

Le barzellette sono divise per macrotemi: "politica", "sesso" (eddai), "altre". Tutto è già edito: il materiale deriva da quotidiani italiani, Ansa, Dagospia, registrazioni video. Si va dal 1994 a oggi. Berlusconi non ha scritto le barzellette, limitandosi a raccontarle (possibilmente in contesti istituzionali, tanto per eternare lo stereotipo dell'italiano-cummenda). Non soltanto il Premier non ha idee proprie, ma denota pure un gusto pessimo nello scegliersi il repertorio. Sempre stato così, del resto. Sin da quando animava i turisti delle navi da crociera a inizio carriera: un venditore di pentole con autostima ingiustificata, o giù di lì. Uno statista che ritiene il Parlamento un villaggio Valtur con pubblico pagato (e non pagante).

Se non altro, le novanta pagine sono in linea con le aspettative artistiche che può generare un paroliere di Mariano Apicella: sciatte, brutte, banali. Quando colpisce gli avversari politici, Berlusconi non li prende in giro: li deride crassamente. Così Romano Prodi è malato di orchite perché "è la malattia dei coglioni" (ahahah) e Rosy Bindi un mostro di bruttezza che giustifica la bestemmia (da "contestualizzare", come insegna Monsignor Fisichella). Non manca la stilettata ideologica (ehm) a Karl Marx, che torna sulla Terra per chiedere scusa ai lavoratori.

A fine barzelletta non si ride mai, a conferma che Berlusconi induce al riso quando pretende di essere serio e viceversa. Il livello comico è un mix tra Bagaglino, dilettante a "La sai l'ultima?" e guizzo satirico di Alfonso Chiavinmano nella serie tivù Boris. Compare la barzelletta sulla "mela che sa di fica" (sic), come pure quella sulla coppa di champagne da versare "non si può dire dove" (quando la raccontò agli studenti, scese il gelo).

Comicità ridanciana in grado quasi di imbarazzare - per pochezza -Martufello. C'è anche un outing involontario, dedicato alla ex moglie Veronica: "A furia di frequentare gente di sinistra è diventata come loro, che pensano di potere scopare sempre gratis!". A frequentare Tarantini e Lavitola, invece, si impara come funziona davvero la vita.

Il protagonista, va da sé, era e resta Berlusconi. La barzelletta diviene tramite per riverberare le gesta di colui che quella sagoma inconsapevole di Giuliano Ferrara suole battezzare "eroe popolare". Parafrasando Fabrizio De André e Paolo Villaggio, Il Premier diviene un Re Carlo che ritorna dalla battaglia di Patonza. Da una parte finge autoironia, dall'altra alimenta l'ego. Ora sostituendosi a Dio, ora immaginando la propria resurrezione, ora zimbellando il militante di sinistra (geneticamente zozzo, pippone e invidioso).

Ogni barzelletta ha per sottotesto culturale quello di sempre: "Io ce l'ho lungo": l'unico programma elettorale, per meglio dire esistenzuale, del Marchese (Silvio) del Grillo. Lui ce l'ha lungo: in politica, nel calcio, nel lettone di Putin. Ovunque. E infatti: "Sapete cosa ha detto veramente la D'Addario di Berlusconi? Che non è un santo, ma scopa come un dio" (ahahah).

Certo, da un Premier non puoi aspettarti la corrosività di Bill Hicks. E non meno vera è la constatazione secondo cui, avendo trasformato un paese in barzelletta, Berlusconi conosca la materia come nessuno. Alla fine, però, la sensazione che si ha scorrendo tali freddure puerili e imbarazzanti, è quella del vecchietto che palpa le tette alla badante in ospizio. Del nonnetto mezzo rintronato - con rispetto parlando - che, seduto davanti al focolare, diverte i nipoti mal trattenendo i peti.

Se i nipoti fossero solo gli Amicone e i Cicchitto, nulla di nuovo: ognuno insegue gli effluvi che merita. Avendo però imbambolato buona parte del paese, portandolo lentamente alla paralisi (politica, economica, morale), più che da ridere viene da invidiare lo stato libero di Bananas. Almeno loro avevano Woody Allen, mica Priapino.


"COSA FA BOSSI ALLA MOGLIE? LA LEGA"
Andrea Scanzi per "il Fatto Quotidiano"

Cercare apici artistici in questo opuscolino è come esigere originalità da Francesco Alberoni. Le migliori barzellette raccontate da Berlusconi è libercolo di bruttezza inusitata (ma emblematica). Non cadete in tentazione (l'acquisto masochistico) e fatevi bastare cotanti stralci. Barzelletta politica (affettuosa): "Sapete come fa Bossi a fare l'amore con la moglie? La Lega". Barzelletta politica (cattiva): "Il ministro Visco ha inventato un nuovo sistema per la dichiarazione dei redditi, davvero geniale per semplicità. Il nuovo modello di dichiarazione ha solo due punti da compilare: 1) Quanto denaro guadagni? 2) Ok, adesso mandacelo".

Barzelletta comunista: "Due vecchi comunisti decidono di fare a gara a chi piscia più lontano. ‘Pronti, via!'. La gara finisce e uno dei due dice all'altro: ‘Orca vacca, me la sono fatta sulle scarpe..'. E l'altro: ‘Va bene, va bene, mi arrendo, hai vinto tu". Barzelletta Io so' figo: "Sul cruscotto dell'auto di Berlusconi c'è un portafoto adesivo con un'immagine di Gesù in preghiera.

Sotto c'è scritto: ‘Non correre papà'". Barzelletta Io ce l'ho lungo: "Un tipo va dal dottore e gli dice: ‘Dottore, non capisco se tra le gambe ho una minchia o un cannocchiale!'. E il medico preoccupato: ‘Ma perché, cosa le è successo?'. ‘A me niente, ma ogni volta che la sodomizzo, mia moglie vede le stelle!'". Così per 95 pagine (per fortuna con molti spazi bianchi: la parte più intensa del volumetto). Le matte risate.

 

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