1- L’ULTIMA DIAVOLERIA DI BERLUSCONI PER RESTARE IN GIOCO: PAPA’ NOBILE DI MONTI! 2- L’IDEA DEL PATONZA E’ DI ESSERE IL PRIMO A RIPROPORRE IL PROFESSORE A BOCCONI A PALAZZO CHIGI E SPARIGLIARE I GIOCHINI DI PIERFURBY (BERSANI PREMIER, CASINI AL COLLE) 3- VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI PER FAR DIGERIRE L’IDEA AI “FALCHI”: IL PDL NON TIRA PIU’ 4 - SILVIO IN LOVE COL SISTEMA PROPORZIONALE: PIU’ VOTI PRENDE GRILLO E MENO PD E UDC 5- SOLITA RISSA TRA GLI EX MISSINI - ALFANO SI RASSEGNI: DI PRIMARIE NON SE NE PARLA 6- GLI EX AN PRONTI ALLA SCISSIONE MA CON LA MANNAIA DELLO SBARRAMENTO AL 5% 7- LA “LEZIONE” DEL MAGO DALEMIX: NON MI PRESENTO ALLE ELEZIONI (SOLO ALLE EUROPEE)

1- DAGOREPORT
Da fonti autorevoli apprendiamo la "lezione" che il Mago Dalemix vuole dare ai "rottamatori" alla Renzi: non si candiderà alle elezioni del 2013. Ma solo alle Europee (tanto pe rmantenere l'impunità parlamentare...)

2- L'IDEA DI BERLUSCONI PER RESTARE IN GIOCO: DOPO LE ELEZIONI GOVERNISSIMO BIS CON MONTI...
Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

Governissimo-bis per restare nella stanza dei bottoni altri cinque anni. Il proporzionale come scialuppa di salvataggio. Silvio Berlusconi non ha più dubbi e la sua personalissima teoria della sopravvivenza l'ha illustrata ai dirigenti Pdl riuniti nel lungo vertice notturno di martedì a Palazzo Grazioli. Una scelta obbligata - l'approdo in un nuovo esecutivo di larghe intese con Pd e Udc - alla luce del tracollo elettorale che tutti i sondaggi registrano per un partito che «non tira più».

Ma è bastato il tam tam di ieri in Transatlantico per terremotare l'esercito berlusconiano. Gli ex An sempre più con un piede fuori dal partito. E l'ipotesi di un'assemblea costituente che spacca a metà quel che resta del Pdl.

«L'emergenza non si chiude da qui a pochi mesi, non abbiamo molti margini di manovra», è stata la premessa del Cavaliere. Davanti a lui, in via del Plebiscito, Angelino Alfano, i coordinatori La Russa e Verdini, i capigruppo Cicchitto e Gasparri coi loro vice, il portavoce Paolo Bonaiuti. «Dobbiamo chiudere col Pd su un sistema elettorale proporzionale, che ci consenta di pesarci anche con le preferenze, ma di restare poi in partita per garantire stabilità a un governo di larga coalizione».

In realtà, proporzionale o no, lui quel governo con Bersani e Casini lo ha già sposato, non vede alternative. Come pure non dice ai "colonnelli", per evitare contraccolpi, ma rivela ai fedelissimi che quell'esecutivo dovrà continuare a guidarlo Mario Monti. L'unico in grado di garantirgli «continuità ed equidistanza».

Sebbene nei disegni berlusconiani le larghe intese versione 2013 dovranno aprire ai politici, non certo a una riedizione dei tecnici. «Le locuste dovranno tornare a mangiare» come argomenta a Montecitorio con sagacia un componente del precedente governo. Quel che conta sarà restare in ogni caso con un piede dentro Palazzo Chigi. Il Pdl è in caduta, ma con un sistema per il 70-75 per cento proporzionale con preferenze (si parla di tre, come nel meccanismo per l'Europarlamento), un 25-30 con liste bloccate e nessun premio di coalizione, il gioco è fatto.

Il partito può pure scendere al 20, ma «Pd e Udc da soli non potranno formare un governo in un Parlamento con Grillo che viaggia a quelle percentuali lì», sostiene Berlusconi. Un leader sempre più intenzionato a guidare il Pdl o quel che sarà, sempre più convinto della necessità di affiancargli liste fresche e giovani. Anche se lo sbarramento al 5 potrebbe risultare insormontabile per le civiche.

Quel che è certo è che, con gran rammarico del segretario Alfano e dei suoi sponsor nel partito, le primarie sono già archiviate. Il voto in Sicilia il 28 ottobre è il pretesto ufficiale, a in realtà il Cavaliere le ha cancellate: «Le migliori primarie saranno le politiche», va ripetendo.

Lui in campo, dunque campagna elettorale aggressiva per raccogliere quanti più voti possibile, ma per rilanciare all'indomani la grande coalizione. «Si deve andare verso una maggioranza che comprende chi scommette sull'Euro » spiega da Strasburgo il capogruppo Mario Mauro. E non è stata affatto avversata da Berlusconi, al contrario, qualcuno dice «ispirata», l'intervista al Foglio con cui Franco Frattini ha intimato: «O lasciamo che si crei attorno a Monti un larghissimo schieramento vincente, accettando di diventare marginali, oppure ci proponiamo come forza responsabile».

È anche la linea Pisanu («La politica Monti deve proseguire») e dei suoi senatori. Altri, come Cicchitto, sono più restii. Il fatto è che, chiuso il vertice notturno, tra gli ex An è scattato il panico. «Rischiamo di scomparire, ci fagocitano» è il timore dei La Russa, Gasparri, Corsaro, Ronchi, Meloni, Rampelli, Cannella e una cinquantina di parlamentari di area. Una falange pronta alla scissione ma con la mannaia dello sbarramento al 5.

Falange non compatta però. Matteoli ha già fatto sapere che resterà col Cavaliere. E così i governatori Scopelliti e Polverini e il sindaco Alemanno. «A chi propone l'illuminante idea delle larghe intese, ricordo che a decidere sono gli elettori, non i giochi di potere» attacca Giorgia Meloni invocando le preferenze. In uno scenario da «responsabilità nazionale», intanto, fa breccia l'ipotesi di un'assemblea costituente di una settantina di saggi per riscrivere dal prossimo anno la Carta. Marcello Pera l'ispiratore, con la sua proposta. Enrico La Loggia sottoscrive. Stefania Craxi la giudica «giusta». Ma i falchi fanno già ostruzionismo. Cicchitto e Gasparri contrari: «Le riforme in Parlamento».

 

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