1. L’INEDITA CONVERGENZA DI INTERESSI CHE UNISCE I DESTINI DI RENZI E DI VERDINI 2. ENTRAMBI TOSCANACCI E CON TANTISSIMI AMICI IN COMUNE, DI DIVERSE E VARIEGATE APPARTENENZE, CON GREMBIULINO E SENZA, HANNO UN OBIETTIVO IN COMUNE: ANDARE ALLE ELEZIONI ANTICIPATE IL PRIMA POSSIBILE, CONVINTI OGNI GIORNO DI PIÙ CHE SE REGGE IL GOVERNINO LETTA PER LORO SI APRE UN FUTURO TERRIBILMENTE INCERTO 3. E VI SPIEGHIAMO PERCHÉ E COME L’INEDITO ASSE SI STA MUOVENDO E QUALI SONO GLI ALLEATI, MAGARI INCONSAPEVOLI, SU CUI I DUE TOSCANI POSSONO CONTARE (TRA CUI L’UOMO DELLA SCINTILLA, RENATINO BRUNETTA) E CHI INVECE SI OPPONE (RE GIORGIO)

DAGOREPORT

La tesi, a prima vista, appare ardita ma i sussurri nel Palazzo tra un acquazzone e l'altro si moltiplicano. E si moltiplicano al punto che noi non possiamo più tacere l'inedita convergenza di interessi che unisce i destini di Renzi Matteo e di Verdini Denis.

Entrambi toscanacci e con tantissimi amici in comune, di diverse e variegate appartenenze. Di cosa si tratta? Ve lo diciamo subito: andare alle elezioni anticipate il prima possibile. E vi spieghiamo perché e come l'inedito asse si sta muovendo e quali sono gli alleati, magari inconsapevoli, su cui i due toscani possono contare (tra cui l'uomo della scintilla, come a Sarajevo per la prima guerra mondiale) e chi invece si oppone.

Partiamo da Renzi Matteo. E' chiaro ormai a tutti che il sindaco di Firenze otterrà le primarie aperte ma solo per fare il segretario del Pd. Per fare invece il candidato premier, evento che non si sa né quando né come potra' accadere, i tempi sono indeterminati e indeterminabili.

Anzi, sempre più vaghi se è vero come è vero che gli ultimi sondaggi danno Letta Enrico in netto vantaggio su Renzi che sconta pesantemente l'ambivalenza cui è costretto, l'essere e non solo l'apparire ondivago rispetto ai disegni politici futuri che dovrebbero vederlo protagonista.

Il giovane fiorentino (di Verdini potrebbe essere il figlio) è ad un bivio serio: se vuole fare prima il capo del Pd, cioè del Pd esistente (per cambiare il partito ci vorrà tempo, molto tempo), se ne deve fare una ragione e scendere a patti veri, seri e non furbeschi, con il quartier generale di via Sant'Andrea delle Fratte a Roma.

In tal caso si creerebbe una nuova maggioranza e una nuova minoranza, ma a questa regola non può sfuggire: pensare di diventare leader del Pd con tutto il partito, o gran parte di esso, contro è una illusione che sconfina non nella temerarietà ma nella stupidità. E Renzi Matteo, che certo stupidino non è, lo sa bene anche se recita la parte di chi un simile accordo non lo vorrà mai fare.

L'altra strada è che lui se ne fotta di questo Pd, giochi pesantemente in proprio nei prossimi mesi, cerchi un collocamento populista sul modello berlusconiano con gli elettori. In definitiva, faccia partire una sua campagna, mediatica ed economica, per proporsi come premier credibile di questo Paese. E sarebbe in grado di farlo: non a caso domenica, in una intervista all'Unità, D'Alema Massimo a proposito del tiro al piccione lamentato dal sindaco gli ha invece riconosciuto "la potenza comunicativa di un bombardiere americano". Quindi, non faccia la vittima.

Quale delle due strade Renzi Matteo scelga, in ogni caso è un limite ed è quello rappresentato dalla tempistica: più i tempi si allungano, più i semestri passano, più le insidie aumentano, più le indecisioni lo assalgono, più perde il suo appeal sul popolo della sinistra.

Ed è qui che emerge la convergenza di interessi con il suo compaesano Verdini Denis. Perché? Il toscano più anziano è ormai sempre più il capo riconosciuto dell'"ala giudiziaria" del centro destra, area intesa come esponenti politici che, a torto o a ragione, hanno problemi più o meno seri con la giustizia e rischiano pesanti conseguenze sul piano personale se non fossero ancora in qualche misura tutelati da qualche forma di immunità parlamentare che pure persiste nel nostro ordinamento.

Le fila di tale area tendono ad ingrossarsi e incrociano anche gli interessi degli antigiustizialisti ad oltranza. E i nomi non mancano, sia nell'uno sia nell'altro caso: trai primi Fitto, Dell'Utri, Angelucci; tra i giustlizialist Minzolini, la Santanchè e lo stesso cerchio magico berlusconiano, da Valentini Valentino alla "badante" Rossi Maria Rosaria e chi più ne ha più ne metta.

Perché tutte queste signore e questi signori si vanno convincendo ogni giorno di più che se regge il governo Letta per loro si apre un futuro terribilmente incerto? Perché sono convinti che Berlusconi Silvio è davvero all'ultimo giro di boa, che sarà reso politicamente innocuo, comunque sempre più concentrato sul proprio futuro, quello delle proprie aziende e dei propri figli, non certo sul futuro politico dell'Italia. E dunque il centro destra così come è apparso in natura sinora scomparirà abbastanza presto.

Di fronte a questo scenario, qual è l'evento che taglia la testa al toro e prepara il terreno di una inedita convergenza di interessi reali tra Renzi Matteo e Verdini Denis? Una sola: le elezioni anticipate il prima possibile, al più presto. Perché solo con le elezioni anticipate e con la vittoria sicura, a quel punto, del centrosinistra Renzi ne trarrebbe un beneficio perché sarebbe diventato prima delle elezioni il candidato premier, mentre Verdini e la sua "filiera" dormirebbero sonni relativamente tranquilli per cinque anni, il tempo della prossima legislatura (che nascerebbe assolutamente blindata dall'inizio).

Per realizzare questo disegno (sogno di mezza estate non è perché si viene svegliati dai temporali romani) vi è però un ostacolo da abbattere: Re Giorgio II, "nemico" non facile e sempre più imprevedibile, che ha dimostrato già nelle settimane scorse di perseguire un disegno di stabilità e di rinnovamento delle istituzioni, spesso rasentando il limite del dettato costituzionale con riferimento ai compiti del Capo dello Stato.

Ma la battaglia è in atto, le divisioni sono schierate e si cerca la scintilla, come accadde a Sarajevo con l'attentato che diede origine alla Prima guerra mondiale. Ci starebbe lavorando Brunetta Renato, non perché sia diventato renziano o abbia bisogno di tutela giudiziaria o faccia parte di coloro che vogliono a tutti i costi il ritorno anticipato alle urne ma perché tale azione sarebbe semplicemente adeguata al suo ego politico e alle sue posizioni economiche che, ancorchè contraddittorie, sono sempre sul filo della rottura con l'establishment eurocentrico. Ma a Verdini e filiera tutto cio' poco importa: l'importante è che il capogruppo del Pdl alla Camera riesca a far scoccare la scintilla.

 

MATTEO RENZIDenis Verdini DENIS VERDINI MATTEO RENZI FOTO LAPRESSE DALEMA E RENZI Berlusconi stringe la mano a Denis Verdini coordinatore del PDL Fitto e Carfagna Marcello Dell'UtriAngelucci AUGUSTO MINZOLINI

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