giorgia meloni matteo salvini antonio tajani

IO SO’ GIORGIA E VOI NON SIETE UN CAZZO – L’“INTERVISTA COLLETTIVA” CONCESSA DALLA MELONI, NELLA QUALE HA RIVENDICATO DI AVER DECISO DA SOLA LA TASSA SUGLI EXTRA-PROFITTI DELLE BANCHE, È STATO SOPRATTUTTO UN MODO PER REGOLARE I CONTI NELLA MAGGIORANZA E RIBADIRE CHE IL GOVERNO LO COMANDA LEI E SOLO LEI – DA FORZA ITALIA E LEGA TRAPELA POCO O NULLA, MA C’È CHI SIBILA: “NON SIAMO I SUOI SOLDATINI” – AL RITORNO DALLA FERIE, CON LA COMPLICATA MANOVRA ALL’ORIZZONTE, SI FARANNO I CONTI – IL DAGOREPORT

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”

 

antonio tajani giorgia meloni matteo salvini

Ha voluto mettere molti puntini sulle i, Giorgia Meloni. L’ultima fiammata prima della sospensione feriale, ma anche – dice chi la conosce – la volontà di avere l’ultima parola dopo l’ultimo consiglio dei ministri. E di ribadire il concetto che il governo lo comanda lei, che la regia è la sua.

 

Di qui la scelta, decisamente inusuale, di concedere tre interviste quasi fotocopia ai tre principali giornali italiani (Corriere della Sera, Stampa e Repubblica, quasi una dichiarazione scritta a reti unificate) il cui filo conduttore si può riassumere con “il governo sono io”.

 

CORRIERE DELLA SERA - INTERVISTA GIORGIA MELONI - 14 AGOSTO 2023

Eppure, leggendole, le sue parole suonano come una difesa più che un attacco. Una rivendicazione sì, ma anche una giustificazione delle proprie scelte politiche e della rotta del governo, che inizia e finisce con lei.

 

Ad ascoltare i commenti degli alleati, proprio questo è stato interpretato come il senso dell’intervista, che ha rovinato più di qualche giornata al mare tra le file della Lega ma soprattutto di Forza Italia. «Non siamo i suoi soldatini», è stato tra i commenti più pacati, anche se l’ordine di scuderia è stato quello del silenzio, «gelido» però, davanti alle esternazioni della presidente del consiglio. Molto più che verso le opposizioni o l’opinione pubblica, le interviste sono suonate come un regolamento di conti muscolare tutto rivolto all’interno della maggioranza.

 

A generare il caso diplomatico interno alla maggioranza sono soprattutto i toni con cui la premier ha parlato degli azzurri e del suo vicepremier, Antonio Tajani. FI è stata il partito meno favorevole alla misura della tassa sugli extraprofitti delle banche, tanto che ne sarebbe stata informata praticamente a cose fatte. Un sospetto, questo, che si è trasformato in certezza proprio grazie alle parole di Meloni.

 

TITANIC D'ITALIA - VIGNETTA BY MACONDO

«Tajani ha posto un problema di metodo, lo capisco», la detto a Repubblica, ma «ho coinvolto in misura minore la maggioranza perchè la questione non doveva girare troppo», quindi Meloni si è assunta la responsabilità di muoversi in autonomia, «ad Antonio lo ho spiegato». Chissà però se Tajani è stato comprensivo. […]

 

 

Se tra gli azzurri le facce sono scure, nemmeno dentro la Lega si sorride. La tassa sugli extraprofitti era stata rivendicata dall’altro vicepremier, Matteo Salvini, come un’iniziativa quasi propria della Lega. Se già nei primi giorni da palazzo Chigi era filtrato che invece la regia fosse della premier, ieri Meloni ha voluto ribadirlo senza mezzi termini. Altro che asse con la Lega, «è un’iniziativa che ho assunto io. Punto», ha detto.

 

LA STAMPA - INTERVISTA GIORGIA MELONI - 14 AGOSTO 2023

Ha confermato che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ne era sì informato, perché «è il ministro che doveva scrivere il provvedimento». Insomma nulla di un’iniziativa repentina, contestata ma elettoralmente e comunicativamente forte è dipesa dagli alleati, ma solo dall’estro della presidente del Consiglio.

 

Alle opposizioni, invece, Meloni ha quasi soffiato il ruolo. Tornando nei panni della leader di lotta più che istituzionale di vertice del governo, nel commentare il vertice di venerdì scorso sul salario minimo, ha accusato la minoranza parlamentare di «non voler risolvere la questione» ma di «fare politica» con la raccolta firme di Pd e M5S e di non aver immaginato dove trovare coperture per la sua introduzione.

 

piantedosi salvini meloni tajani

Poi ha accusato la Cgil di posizioni pregiudiziali nei confronti del suo governo, dopo la manifestazione indetta per settembre. «Il governo sta facendo il massimo, non si è risparmiato e qualche risultato arriva», si è difesa davanti al rischio di un autunno caldo nelle piazze a causa del calo dello 0,3 per cento del Pil e del taglio di misure a favore dei più poveri, come il reddito di cittadinanza. Anche in questo caso più una difesa che un attacco, senza però la forza di numeri o di una strategia più definita per affrontare i problemi.

 

[…]

 

LA REPUBBLICA - INTERVISTA GIORGIA MELONI - 14 AGOSTO 2023

Il passaggio più debole, però, riguarda il Pnrr e il definanziamento di 16 miliardi di progetti, da rifinanziare attraverso altri fondi europei. Da settimane le Regioni, con in testa i governatori del nord e soprattutto il presidente leghista Massimiliano Fedriga, chiedono rassicurazioni sul fatto che i soldi non spariranno e che i progetti possano andare avanti perchè già in via di realizzazione. La stessa richiesta di garanzie è arrivata anche dai comuni con l’Anci.

 

Eppure, Meloni ha liquidato la questione con una frase: «Non abbiamo tagliato niente, le opere saranno portate avanti», riducendo la portata delle preoccupazioni degli enti locali a «i progetti da mille euro sulle ringhiere sono incompatibili». Al netto del fatto che l’entità degli interventi, soprattutto per le città maggiori e le Regioni, è certamente maggiore, da Meloni non è arrivata nessuna spiegazione o garanzia, se non un generico «stiamo spostando alcuni fondi su altre voci del bilancio dello Stato». […]

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani. MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI ANTONIO TAJANI matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO