iran stati uniti israele khamenei biden

I GIORNI DELL’IRAN – TEHERAN PROMETTE VENDETTA PER L’UCCISIONE DEL CAPO DEI PASDARAN IN SIRIA E LIBANO, SEYED RAZI MOUSAVI, ELIMINATO A DAMASCO DA ISRAELE – GLI IRANIANI POTREBBERO ATTACCARE DIRETTAMENTE LO STATO EBRAICO, CON DRONI E MISSILI BALISTICI, ALLARGANDO COSÌ IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE. OPPURE POTREBBERO COLPIRE GLI AMERICANI IN IRAQ, DOVE TEHERAN PILOTA I MOVIMENTI POLITICI SCIITI, PER SPINGERE IL GOVERNO A TAGLIARE I LEGAMI CON WASHINGTON…

Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

Seyed Razi Mousavi

Il conto alla rovescia è cominciato ma tempi e modi della rappresaglia sono imprevedibili. Gli iraniani non sono istintivi e ponderano sempre le loro mosse con grande cautela. Lo hanno fatto tre anni fa nel decidere la ritorsione per l’uccisione del generale Qasem Soleimani, lo stratega dell’espansione dei Guardiani della Rivoluzione.

 

E adesso nel rispondere alla morte di Seyed Razi Mousavi saranno doppiamente attenti, perché la loro iniziativa potrebbe provocare l’allargamento della guerra di Gaza all’intero Medio Oriente.

 

A Teheran c’è la convinzione che il raid contro il responsabile dei Pasdaran in Siria e Libano abbia varcato una linea rossa: lo considerano una dichiarazione di guerra da parte di Israele. Non avevano previsto un colpo del genere: Mousavi era nella sua residenza a Sayyida Zeinab, nel sobborgo di Damasco già bersagliato un mese fa dagli F35 con la Stella di Davide.

Sayyed Reza Mousavi con Qassem Souleimani

 

Lì sorge il santuario della nipote di Maometto, uno dei luoghi di pellegrinaggio sciita e crocevia della rete di alleanze intrecciata dagli ayatollah: la missione che il generale portava avanti da anni era proprio quello di costruire la “profondità strategica” della Repubblica Islamica, rendendola capace di schierare le sue armi alle porte di Israele.

 

Era stato lui a dirigere l’intervento delle milizie filo-iraniane al fianco di Bashar al-Assad prima contro la rivolta sunnita e poi contro l’Isis. Ed era lui a coordinare i trasferimenti di razzi e droni agli Hezbollah libanesi e alle altre formazioni attive tra Siria e Iraq.

 

joe biden bibi netanyahu in israele

Quando il 3 gennaio 2020 Soleimani era stato ucciso a Baghdad dagli americani, la Guida Suprema Ali Khamenei aveva ordinato una vendetta «diretta, proporzionata e condotta in prima persona dall’Iran»: cinque giorni dopo è stato lanciato un attacco missilistico potente ma simbolico contro due basi statunitensi in Iraq, senza causare vittime.

 

All’epoca gli ayatollah hanno scommesso sul futuro, sperando che le elezioni negli Usa avrebbero sconfitto Trump e riaperto la possibilità di negoziati con la Casa Bianca. Ora la situazione è completamente diversa e viene registrata una pressione crescente sul presidente Raisi perché sia scatenata una dimostrazione di forza senza precedenti.

 

La prima domanda è quale sarà l’obiettivo: Israele o gli Stati Uniti? La priorità per i Guardiani della Rivoluzione è l’espulsione delle truppe americane dai capisaldi creati in Siria e in Iraq per la lotta contro Daesh. Dal 18 ottobre ci sono stati 121 attacchi contro questi fortini: l’ultimo il giorno di Natale ha preso di mira l’aeroporto curdo di Erbil - sede pure di un contingente italiano -, provocando tre feriti. […]

 

qassem soleimani

Teheran può decidere di rispondere alla morte di Mousavi colpendo proprio gli americani in Iraq, dove può pilotare i movimenti politici sciiti per spingere il governo a tagliare i legami con Washington. Sarebbe la mossa più utile per perseguire i suo interessi. Oggi però l’intero mondo musulmano guarda a Gaza e l’ala dura degli ayatollah chiede di portare la sfida nel cuore di Israele.

 

Nel loro arsenale ci sono missili balistici e droni in grado di raggiungere lo Stato ebraico. Più volte i Guardiani della Rivoluzione hanno messo in scena esercitazioni spettacolari simulando i lanci e distruggendo riproduzioni della centrale nucleare di Dimona.

 

Seyed Razi Mousavi

Un’incursione del genere però dovrebbe fare i conti con il triplice scudo delle difese israeliane e soprattutto rischia di innescare uno scontro mai visto prima. Una guerra che potrebbe essere usata dal regime per azzerare ogni dissenso interno ma che comporta incognite enormi, tali da avere convinto finora il regime teocratico a evitare provocazioni.

 

[…]

 

 L’alternativa è delegare la rappresaglia alle forze che Moussavi aveva armato. In Siria ci sono milizie sciite di ogni nazionalità con dozzine di sigle e postazioni a pochi chilometri da Israele: sono le pedine più sacrificabili nel grande risiko iraniano. Oppure Teheran può imporre agli Hezbollah di aumentare il volume di fuoco, trasformando i duelli sul confine libanese in una offensiva missilistica: i combattimenti si stanno intensificando di giorno in giorno.

 

joe biden bibi netanyahu in israele

Le Israeli Defence Force però hanno tre brigate di tank pronte a varcare la frontiera: «Siamo in guerra su molteplici fronti – ha dichiarato ieri il ministro della Difesa Gallant – e veniamo attaccati da sette differenti arene. Chiunque agisca contro di noi è un potenziale bersaglio, non c’è immunità per nessuno». Ogni mossa comporta il pericolo di creare una situazione imprevedibile, mentre gli ayatollah cercano sempre di controllare lo scenario.

 

Per questo non è escluso che, come nel 2020, si limitino a una ritorsione simbolica e investano sul futuro. Hanno già cominciato a farlo: l’Aiea, l’agenzia atomica dell’Onu, ieri ha annunciato che l’Iran ha triplicato la produzione di uranio arricchito. Dalla fine di novembre gli impianti di Natanz e Fordow hanno incrementato il ritmo da tre a sei chili al mese. L’arricchimento è al 60 per cento, a un passo dal 90 per cento necessario per la costruzione della bomba: l’ordigno che cambierebbe tutti gli equilibri di potere nel Medio Oriente.

ISMAIL HANIYEH, LEADER DI HAMAS, CON L AYATOLLAH KHAMENEI JOE BIDEN CON BIBI NETANYAHU IN ISRAELE

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”