L’OMICIDIO POLITICO DI MONTI CONSUMATO PER CONTO TERZI

Alberto D´Argenio per "la Repubblica"

«Se Bersani fallisce torniamo al voto, vinciamo e mi tolgo lo sfizio di rifare lo stesso governo con gli stessi ministri che hanno cacciato nel 2011. Solo che al posto di Frattini agli esteri ci mettiamo Terzi». Roma, lunedì scorso. Silvio Berlusconi davanti a qualche parlamentare parla a Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa legato da solida amicizia a Giulio Terzi. Mancano poche ore dalle dimissioni choc del capo della nostra diplomazia ma a Palazzo Grazioli già si fanno i calcoli sul futuro politico di colui che, giusto il giorno successivo, tra la sorpresa di premier e ministri avrebbe fatto esplodere una mina nel cuore del governo Monti.

Quella delle dimissioni di Terzi è una storia nella quale si intrecciano diversi ingredienti di volta in volta presenti nei racconti di chi, dentro e fuori dal governo, l´ha vissuta da vicino. Il tentativo del ministro di salvarsi faccia sulla disastrosa gestione del caso marò, l´ambizione di passare di fronte all´opinione pubblica come colui che ha fatto di tutto per salvarli. La volontà di scansarsi dal fuoco incrociato delle Camere e farlo convergere addosso a Monti.

E l´indubbio favore servito su un piatto d´argento al Pdl, che un ulteriore indebolimento del premier uscente e del suo governo lo gradisce eccome: gettare discredito sui tecnici anche a futura memoria, compromettere le chance del Professore di ritagliarsi un nuovo prestigioso ruolo nel panorama istituzionale che ridarebbe smalto alla sua carriera politica. Guarda caso negli ultimi giorni si vociferava proprio di un suo possibile approdo alla Farnesina nel prossimo governo.

D´altra parte il movente politico ieri alle Camere è stato evocato da molti, a partire dai pd Enrico Letta e Luigi Zanda. E dallo stesso Monti. A Palazzo Chigi ne erano convinti a caldo e ne sono certi adesso: «Dietro le dimissioni di Terzi c´è la mano di Berlusconi». Passano le ore e nelle ricostruzioni che arrivano da Pdl e Lega si parla di ricorrenti contatti tra Terzi e il Cavaliere saliti di frequenza negli ultimi giorni. Si parla di altrettanti colloqui con Alfano e La Russa, anche a ridosso delle dimissioni. Con messaggi il cui succo era «per te le porte del centrodestra sono sempre aperte».

Il flirt tra l´ex finiano Terzi e Berlusconi era iniziato da qualche mese. Alfano, con l´appoggio di Formigoni, praticamente lo aveva candidato a Bergamo per il Senato, ma poi una rivolta di parte del Pdl lombardo lo ha catapultato fuori dalla lista. «Uno così non lo volevamo mica - racconterà ex post Paolo Romani - e non lo vogliamo ancora». Saltata la corsa per il Senato, è spuntata la candidatura a sindaco di Bergamo.

Una pista che viene confermata anche dai bergamaschi della Lega: «Per quanto ci riguarda se l´anno prossimo il sindaco uscente Franco Tentorio non si ricandida, Terzi può tranquillamente correre per la coalizione», spiegava ieri un senatore molto vicino a Maroni. Tentorio è del Pdl, un ex An molto amico dello stesso Terzi, che come lui è stato legatissimo a Mirko Tremaglia, ex ministro scomparso due anni fa.

Ma visto che la corsa bergamasca partirà solo il prossimo anno, nel Pdl c´è chi azzarda scenari alternativi più immediati per il futuro professionale di Terzi, che potrebbe entrare in corsa per un cda di qualche grande azienda partecipata del Tesoro. E c´è chi, sulla scorta della frase di Berlusconi sul suo ritorno alla Farnesina ipotizza proprio il suo ripescaggio in un eventuale governo di centrodestra. O semplicemente dentro al Pdl: Berlusconi negli ultimi mesi ha perso Franco Frattini e Mario Mauro, gli unici due pidiellini con entrature internazionali. Senza spingersi a ipotizzare un nuovo esecutivo Berlusconi, il ruolo di "ministro degli Esteri del Pdl" è vacante.

 

 

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