renzi pignatone woodcock

LA TEMPESTA PERFETTA – BONINI: L’INDAGINE DI PIGNATONE SU WOODCOCK E’ IL REDDE RATIONEM CHE ANNIENTA LA CREDIBILITA’ DELLA MAGISTRATURA, DEI CARABINIERI, DEI GIORNALISTI – MA SOPRATTUTTO FA DIMENTICARE L’INCHIESTA NAPOLETANA SUI SOLDI ELARGITI DA ROMEO A BABBO TIZIANO & FRIENDS – NESSUNO INDAGA PIU’ SULLA “CICCIA”

 

Carlo Bonini per La Repubblica

 

JOHN HENRY WOODCOCKJOHN HENRY WOODCOCK

L' iscrizione nel registro degli indagati del pm napoletano Henry John Woodcock per rivelazione di notizie dell' indagine Consip coperte dal segreto al cronista del Fatto quotidiano Marco Lillo, il coinvolgimento nell' inchiesta della sua sfera di relazioni private (è accusata di concorso nello stesso reato la giornalista Rai Federica Sciarelli che da tempo è legata sentimentalmente al magistrato) è una di quelle tempeste perfette che raccontano molto di più di quanto non dica ciò che ne è oggi la causa scatenante.

sciarellisciarelli

 

E in qualche modo, da tempo, non ne era in discussione il "se", ma piuttosto il "quando". Non è un caso che l' iscrizione al registro degli indagati di Woodcock risalga allo scorso aprile, e che l' indagine a suo carico sia andata avanti per quasi otto settimane prima di conoscere un momento di discovery con un invito a comparire per un interrogatorio fissato nei prossimi giorni.

 

PIGNATONEPIGNATONE

Insomma, al netto dell' esito che questa vicenda avrà nelle sedi che ne sono investite (la Procura di Roma e il Csm, dove pende nei confronti di Woodcock un procedimento disciplinare che tornerà a essere discusso la prossima settimana anche sulla base dei nuovi atti dell' indagine penale), quello che si sta consumando sull' asse dei due uffici giudiziari di Roma e Napoli è l' inevitabile redde rationem tra due metodi - quello "Woodcock" e quello del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone - che raccontano due culture della giurisdizione agli antipodi.

 

IELOIELO

Costrette malvolentieri a convivere nel ventennio dell' emergenza berlusconiana per ragioni di opportunità e «tenuta democratica» di fronte alla manomissione sistematica delle regole del processo. E, ora, sotto il cielo disordinato di una stagione politica senza padroni e senza bussola, oggettivamente e semplicemente incompatibili. Mai, come nell' inchiesta Consip, due approcci inquirenti sono apparsi così in antitesi. Nel metodo di raccolta delle prove.

 

Nella loro valutazione. Nella scelta della polizia giudiziaria cui affidare la delega delle indagini (il Noe dei carabinieri a Napoli, il Nucleo investigativo dell' Arma, a Roma).

 

MATTEO E TIZIANO RENZIMATTEO E TIZIANO RENZI

Mai una fuga di notizie (quella di cui Woodcock è accusato risale significativamente al 22 e 23 dicembre 2016, ventiquattro ore dopo la trasmissione per competenza dell' indagine Consip da Napoli a Roma) è stata così strumentale alla costruzione di una campagna di opinione che doveva radicare nel senso comune e nel dibattito pubblico l' idea posticcia di due uffici del pubblico ministero mossi da interessi divergenti. Il primo (Napoli), intento a smascherare la corruzione del cerchio stretto dell' ex Presidente del Consiglio. Il secondo (Roma), preoccupato di ridurre il danno politico di quella rivelazione.

CARLO RUSSOCARLO RUSSO

 

Mai era accaduto che un ufficiale di polizia giudiziaria (il capitano del Noe Giampaolo Scafarto) portato in palmo di mano e difeso dal pm napoletano fosse denunciato e smascherato come impostore e falsario di passaggi politicamente significativi dell' inchiesta da chi quell' inchiesta l' ha ereditata per competenza (Roma).

 

Credere insomma che in questa storia siano in gioco il diritto- dovere di un quotidiano di pubblicare notizie, ancorché coperte da segreto, piuttosto che i rapporti tra un pm e la stampa, sarebbe un errore. Un modo per guardare al dito e non alla luna che indica.

MATTEO RENZI E TULLIO DEL SETTEMATTEO RENZI E TULLIO DEL SETTE

 

Perché, appunto, non sembrano due semplici articoli di stampa la ragione che ha spinto Giuseppe Pignatone a un passo da cui nessuno dei protagonisti (i pm romani, piuttosto che lo stesso Woodcock) potrà tornare indietro come se nulla fosse accaduto.

 

In gioco è ciò che dall' istruttoria del pm Henry John Woodcock è emerso in questi mesi. E un metodo che ha oggettivamente reso oggi più difficile la ricerca della verità, compromettendo la genuinità e la pulizia delle sue fonti di prova. Quale che sia la verità. E quali che siano le responsabilità che interpella. L' ex presidente del Consiglio, il padre Tiziano, piuttosto che i vertici Consip.

scafartoscafarto

 

Sul banco delle evidenze, infatti, oggi ci sono atti processuali manipolati. Informative disseminate a uomini dei Servizi. Fughe di notizie. Testimonianze ritrattate. Ufficiali di pg che chattavano spensierati discettando dell' opportunità o meno di disseminare di cimici gli uffici del Comandante generale e del Capo di Stato maggiore dell' Arma dei carabinieri. Il vertice dell' Arma in conflitto palese con il lavoro di un suo reparto (il Noe) che di quel vertice diffidava.

EMANUELE SALTALAMACCHIAEMANUELE SALTALAMACCHIA

 

Un quadro desolante, in cui Woodcock conosce drammaticamente la sua némesi. Anche se - come ha detto di essere certo ieri - dovesse uscire a testa alta dall' inchiesta penale che ora lo riguarda. Perché è come se il "mostro" cresciuto in questi anni all' ombra di un' idea del lavoro del pubblico ministero, della sua funzione, abbia finito per fagocitarlo.

 

Leggere le chat di Scafarto, la violenza polemica e personale della campagna di stampa che ha accompagnato questi sei mesi di indagine Consip hanno mostrato in qualche modo l' approdo di una stagione giudiziaria che ha trasformato l' indagine su uno dei più importanti e delicati casi di malversazione della storia repubblicana in una guerra di religione capace di distruggere, in un colpo solo, la credibilità della magistratura, dell' Arma, del ruolo della stampa.

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...