donald trump guerra iran

L’UNICO RISULTATO DELLA GUERRA DI TRUMP: AVER INCATTIVITO GLI IRANIANI – PER ANNI, LA FORZA DELLA REPUBBLICA ISLAMICA ERA LA “PAZIENZA STRATEGICA” DI KHAMENEI PADRE: ORA IL POTERE È NELLE MANI DEI PASDARAN, CHE HANNO ALZATO IL COSTO DEL CONFLITTO, MOLTIPLICANDO I FRONTI – PER I FANATICI RELIGIOSI DI TEHERAN, IL TEMPO HA UN'ALTRA MISURA RISPETTO ALLA FRETTA TATTICA DELLE DEMOCRAZIE: CONOSCENDO LA FRETTA DELLA CASA BIANCA, NE APPROFITTANO (A NOVEMBRE CI SONO LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO CHE POTREBBERO INDEBOLIRE IL TYCOON)

Mojtaba Khamenei

IRAN: TEHERAN, TRUMP INAFFIDABILE, HA DETTO 75 VOLTE CHE HORMUZ ERA APERTO

(LaPresse) - L’approccio di Donald Trump ai negoziati è “contraddittorio e inaffidabile”. Lo ha dichiarato un membro della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, Esmail Kowsari all’emittente iraniana Irib, aggiungendo che il presidente americano avrebbe affermato 75 volte che lo Stretto di Hormuz era aperto, quando in realtà non lo era. Kowsari ha inoltre affermato che Trump ha parlato di una “sconfitta dell’Iran” 106 volte e ha dichiarato che ci sarebbe stato un “accordo imminente” con Teheran 88 volte.

 

HOUTHI, 'COLPITA UNA PETROLIERA SAUDITA NEL MAR ROSSO'

murale contro donald trump a teheran

(ANSA-AFP) - Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato di aver attaccato una petroliera saudita al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, mentre i ribelli continuano il loro dichiarato blocco marittimo dell'Arabia Saudita.

 

Il gruppo "ha colpito con successo la petroliera saudita 'Wafa' nel Mar Rosso settentrionale, al largo della costa di Yanbu, con diversi missili balistici", ha affermato il loro portavoce militare Yahya Saree in una dichiarazione video, aggiungendo che si tratta dell'ottava nave presa di mira dall'inizio del blocco il 22 luglio.

 

attacco usa all iran 3

ALZARE IL COSTO DELLA GUERRA LA SCOMMESSA DI TEHERAN PER LOGORARE TRUMP

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

La Repubblica islamica prova a imporre la propria regia del conflitto.

 

Cerca di dettare il ritmo, di moltiplicare i fronti, di tenere Washington in rincorsa. Questa seconda fase della guerra è diventata una prova di nervi, ma anche di geografia e di tempo.

 

pasdaran iraniani

Teheran ha scelto di stare più avanti, quasi convinta che, almeno per ora, l’audacia renda più della prudenza. In questo quadro, ogni segnale di esitazione viene letto come un’occasione da sfruttare. E ogni passo falso dell’avversario rafforza l’idea che resistere possa ancora produrre risultati.

 

Dall’altra parte dell’oceano, Donald Trump fa il suo gioco abituale: minaccia, ritira, rilancia, poi tenta di riportare tutto dentro la sua narrazione, quella di una Repubblica islamica debole, affamata di accordi, pronta a cedere se la pressione americana resta alta. È chiaro che la diplomazia iraniana continua a muoversi dietro le quinte, ma oggi il quadro è cambiato. Dopo la morte di Ali Khamenei, il potere è passato ai pasdaran, e il tono è diventato più duro, più spericolato.

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

Per anni la forza della Repubblica islamica è stata un’altra: la pazienza strategica dell’ayatollah ucciso, fatta di attesa, assorbimento e resistenza, la formula che ha tenuto in piedi il regime. Oggi i pasdaran si muovono diversamente. Prendono l’iniziativa, costringono l’avversario a rispondere.

 

Ellie Geranmayeh, dell’European Council on Foreign Relations, sul Financial Times ha parlato di «una propensione al rischio molto più elevata, alzano la posta in gioco in modo preventivo, piuttosto che essere sempre reattivi».

 

In questi sei mesi Teheran è rimasta fedele alla stessa linea. Non si è mai davvero fidata di Washington ai tavoli e ha continuato a far salire il costo della guerra, usando ogni fronte per mostrare che la pressione militare non la piega. Da qui anche il ruolo degli alleati yemeniti, gli Houthi, che sono parte dello stesso piano. Così, gli Stretti di Bab el-Mandeb e di Hormuz diventano due strozzature della stessa strategia, due leve per colpire le rotte energetiche e farne uno strumento politico.

Mojtaba Khamenei 2

 

[…]

 

Teheran vuole cambiare il modo in cui gli americani si muovono nella guerra, rendere ogni risposta più costosa e ogni accelerazione più incerta.

 

C’è poi il tempo politico di Trump, che conta eccome. La Casa Bianca non ha margini infiniti, e ogni nuovo colpo grava anche sugli affari interni. La guerra si è già intrecciata con il destino di un presidente che, per indole, non può apparire debole, ma non sta ottenendo i risultati sperati. E a novembre c’è il voto di metà mandato, con la sensazione sempre più netta che il conflitto consumi consenso senza portare risultati.

 

NAVE DA GUERRA IRANIANA SILURATA DA UNA SOTTOMARINO USA - 2

In più c’è la volontà di spingere gli Stati Uniti più lontano possibile dallo spazio iraniano. Rendendo la loro presenza nella regione più costosa e più scomoda da sostenere.

Dal Golfo all’Iraq, dalla Siria alla Giordania, Teheran prova ad allontanare Washington dal proprio perimetro e a spostare il baricentro della pressione. Ogni base, ogni alleato, ogni linea di rifornimento diventa un punto esposto.

 

Washington lo vede, ma non sembra aver ancora trasformato questa consapevolezza in una linea coerente. La strategia iraniana punta a rendere la campagna così costosa e politicamente difficile da costringere gli Stati Uniti, prima o poi, a rallentare. È qui che sta il gioco di Teheran: alzare il costo di ogni giornata di guerra, di ogni nave, di ogni rotazione di truppe, di ogni decisione, mentre gli avversari credono ancora di poter ricondurre il conflitto dentro schemi conosciuti.

 

Resta un punto decisivo.

 

corteo funebre di ali khamenei a teheran foto lapresse 11

Questa nuova audacia del regime può creare incertezza e far guadagnare vantaggio ai tavoli, ma non garantisce il risultato. Più la Repubblica islamica alza il prezzo, più cresce il rischio di una risposta americana pesante. Teheran prova a dirigere il conflitto, vero, ma non può sapere fino a dove Trump sia disposto a spingersi. E l’arma del tempo, alla fine, può diventare una trappola.

UOMO CON IL VOLTO COPERTO AL FUNERALE DI ALI KHAMENEIbat yam palazzo distrutto dai missili iraniani. Khalil al Hayya con Ali Khamenei

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