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L'UNIONE EUROPEA ALL'ULTIMA CURVA: SENZA INTESA A GENNAIO, IL NUOVO PATTO DI STABILITA’ SLITTA AL 2025 - L’ACCORDO PUO’ ESSERE TROVATO ORA SU UN PERIODO TRANSITORIO PIÙ LUNGO PER RIENTRARE NELLE REGOLE PRE-PANDEMIA, E OTTENERE UN PARZIALE SCORPORO DELLE SPESE PER GLI INTERESSI SUL DEBITO E DI QUELLE PER IL RECOVERY PLAN - ITALIA E FRANCIA VANNO A BRACCETTO: HANNO IL DEFICIT FUORI CONTROLLO E NON POSSONO SCIROPPARSI LE REGOLE CHE VUOLE LA GERMANIA...

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

GIORGIA MELONI OLAF SCHOLZ E EMMANUEL MACRON ALL'HOTEL AMIGO DI BRUXELLES

L'accordo sul nuovo Patto di Stabilità? «Noi e la Francia spingiamo per avere più tempo. Ma è il tempo necessario a trovare un buon accordo». […] Alle 16 di mercoledì i ministri delle Finanze europei si riuniranno a distanza per tentare di chiudere una trattativa che va avanti da mesi. Le probabilità che sia l'ultima sono basse.

 

Due giorni fa Giancarlo Giorgetti l'ha detto esplicitamente: «Non ho niente contro le videoconferenze ma non so se chiuderò così un accordo che condiziona l'Italia per i prossimi anni». Quale sia la ragione per cui la presidenza di turno spagnola non sia stata in grado di convocare la riunione in presenza non è chiara. «Problemi di agenda», spiegano.

 

giancarlo giorgetti ad atreju 5

L'impressione […] è un'altra: poiché l'accordo non ci sarà, nessuno se l'è sentita di costringere ventisette ministri a salire inutilmente sull'aereo a cinque giorni da Natale.

[…] ogni mossa può essere interpretata alla luce di quella del vicino. Giorgia Meloni sta prendendo tempo perché sa che anche Emmanuel Macron ha bisogno di tempo. Se lo sono detti in una lunga chiacchierata notturna nel bar dell'hotel Amigo (ci dormono sempre i leader di Italia, Francia e Germania) giovedì, a margine del Consiglio europeo a Bruxelles.

 

GIORGIA MELONI OLAF SCHOLZ E EMMANUEL MACRON ALL'HOTEL AMIGO DI BRUXELLES

Roma e Parigi non sono soddisfatte dal rinvio dell'intesa sul nuovo bilancio dell'Unione, e dalla pressione dei Paesi nordici per concentrare le risorse (cinquanta miliardi di euro) a favore dell'Ucraina. Ne hanno fatto le spese i fondi comuni per l'immigrazione, necessari soprattutto ai Paesi mediterranei. Ma soprattutto Roma e Parigi non sono soddisfatte del (quasi) accordo nato sotto gli auspici della ministra spagnola Nadia Calviño, considerato ancora sbilanciato verso Berlino. La tenacia della Calviño le ha fatto conquistare il sostegno (decisivo) dei tedeschi per la presidenza della Banca europea degli investimenti, ma non è stato sufficiente al sì di tutti.

 

giancarlo giorgetti ad atreju 6

È probabile che il merito se lo prenda la prossima presidenza belga con soddisfazione di chi (il ministro Giancarlo Giorgetti su tutti) ha giudicato poco commendevole lo scambio fra i governi di Olaf Scholz e Pedro Sánchez. Per capire il perché del rinnovato asse Meloni-Macron basta dare un'occhiata alle previsioni di deficit del 2024 delle due economie: il 4,3 per cento per l'Italia, il 4,4 per la Francia. Entrambe sono uscite dalla pandemia con il debito pubblico appesantito, entrambi i governi pensano che non potranno rispettare le ipotesi di rientro scritte nelle bozze, con la probabile conseguenza di una procedura di infrazione.

 

pedro sanchez elezioni in spagna 2023

[…] «L'accordo penso si troverà entro un mese, massimo un mese e mezzo», dice la fonte raggiunta al telefono. Il tempo necessario a raggiungere tre obiettivi. Il primo: un periodo transitorio più lungo per rientrare nelle regole pre-pandemia, e ottenere un parziale scorporo delle spese per gli interessi sul debito, salite a causa dell'aumento dei tassi, e di quelle per il Recovery Plan. Nelle previsioni del Tesoro, girate ai negoziatori, fino al tutto il 2027 l'Italia dovrà conteggiare nel deficit circa venti miliardi per i costosissimi bonus edilizi. E dunque l'obiettivo è quello di un periodo transitorio di quattro anni, non due, come fin qui ipotizzato. Come in ogni negoziato c'è un elemento tattico: è probabile che l'Italia si accontenti di ottenere eccezioni per tre anni.

nadia calvino giancarlo giorgetti

 

Meloni sa che per ragioni diverse sia Parigi che Berlino hanno l'interesse a chiudere un accordo. E che se l'accordo non dovesse arrivare a gennaio, al più tardi a febbraio, non ci sarà più nessun accordo di lì ad un anno. Per completare le procedure della riforma servono tre mesi e va coinvolto il Parlamento di Strasburgo.

 

Nadia Calviño Santamaría

Ad aprile la legislatura sarà conclusa e da quel momento non ci sarà alcuna possibilità di discutere di riforme. Fatte le elezioni (saranno fra il 6 e il 9 giugno), occorreranno settimane, se non mesi, perché i partiti europei trovino un accordo per i vertici della nuova Commissione di Bruxelles: nella migliore delle ipotesi ciò avverrà nell'autunno. È per questo che Meloni aspetta di vedere passare l'ultimo vagone prima di firmare il nuovo patto. Fin qui Meloni e Giorgetti hanno detto «meglio nessun accordo che un cattivo accordo». […]

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