nardella montanari

“LA CANDIDATURA A FIRENZE SPETTA AL PD” – IL SINDACO NARDELLA E I DEM FIORENTINI STRONCANO L’IPOTESI TOMASO MONTANARI (CHE SOLLETICAVA CONTE) – IL CRITICO È INDIGESTO A LARGHI STRATI DEL PD RIFORMISTA E DELL’ESTABLISHMENT BORGHESE FIORENTINO (LE DUE COSE PERALTRO TENDONO A COINCIDERE), PER NON PARLARE DI MATTEO RENZI – MONTANARI, DOPO IL RITRATTONE DI RONCONE, AVEVA CAPITO L’ARIA CHE TIRA IN RIVA ALL’ARNO: “UN’INTERA PAGINA DEL CORRIERONE PER ESORCIZZARE UNA MIA CANDIDATURA A SINDACO: NIENTE PANICO, IL MIO MANDATO DI RETTORE SCADE NEL 2027!”

Estratto dell'articolo di Giovanni Sallusti per www.liberoquotidiano.it

 

dario nardella

Contro ogni pronostico, l’idea si è rivelata eccessiva anche per il consolidato masochismo del Pd. Una perversione politica ben radicata in Largo del Nazareno, basti pensare che si sono fatti scegliere il segretario del partito dai non iscritti al partito. Ma il Magnifico rettore Tomaso Montanari (quello a cui manca sempre una “m” decisiva, come da insuperata sintesi di Giuliano Ferrara) sindaco di Firenze no, era troppo anche per l’Armata Rotta schleiniana. E dire che il professore che ama presentarsi civettuolo come “cattolico radicale”, anche se pare piuttosto un gruppettaro uscito da un film minore di Nanni Moretti, è anni che ci lavora.

 

 Negli intenti, il rettorato dell’Università per Stranieri di Siena doveva essere il penultimo scalino, quello prima di Palazzo Vecchio. L’idea piace parecchio a Giuseppe Conte, uno che conosce Firenze forse perfino meno della politica. O dovremmo dire “piaceva”. 

 

(...)

 

tomaso montanari

Anzitutto, al mattino esce sul Corriere la più letale delle forme di stroncatura, il ritratto fintamente empatico, ad opera di uno specialista del genere: Fabrizio Roncone. “Stropicciato, piacione e frasi cult. Il prof. in bilico tra La Pira e Marx”. Non era un titolo, era un segnale per i mandarini del Pd fiorentino e toscano (Elly gira la faccia, Elly lascia fare e peccato, le sarebbe piaciuto tanto): è il momento di assestare la coltellata. Peggio ci siamo sentiti, per lui, quando abbiamo visto che il suo Ego, più ancora velleitario che ipertrofico, ci era cascato a piè pari, aveva rilasciato dei virgolettati a Roncone, che è come giocare a poker bendati. «Preferirei non dire nulla», e il condizionale è il segno che non vede l’ora di spiattellare tutto, l’altro lo sa, e ottiene tutto.

 

«Io penso sarebbe importante, anzi fondamentale che ci fosse una convergenza tra Pd e 5 Stelle e una certa sinistra non su un nome, su un volto, per quanto mediatico, ma su una visione della società, su un progetto politico preciso e nuovo». Gioco, partita, incontro. I cecchini possono uscire dalla tana, con calma, nel pomeriggio, impallinandolo col suo stesso linguaggio.

 

ELLY SCHLEIN E DARIO NARDELLA

Emiliano Fossi, segretario toscano del Pd: «Ha ragione Montanari quando dice che sul Pd e sulle forze progressiste c’è la responsabilità grande di costruire una colazione per Firenze attorno a un’idea di città e di sviluppo». Ha ragione, proprio per quello è spacciato: «Ecco perché stiamo lavorando in primis sul programma e sulla coalizione che vogliamo sia ampia e vincente, capace di rappresentare un’alternativa solida alla destra».

 

 Montanari non garantisce alcuna coalizione “ampia”, è indigesto a larghi strati del Pd riformista e dell’establishment borghese fiorentino (le due cose peraltro tendono a coincidere), per non parlare di Matteo Renzi, che da quelle parti sarebbe meglio tenere dentro. Il tapino del resto aveva cominciato ad intuire l’aria che tira (non nel senso del talk show, per una volta), e si era già sfilato su X: «Un’intera pagina del Corrierone per esorcizzare una mia candidatura a sindaco: niente panico, simpatici amici, il mio mandato di rettore scade nel 2027!».

 

Poi, in serata arriva l’amico più simpatico di tutti, Dario Nardella, che peraltro in passato ha querelato il ciarliero prof per il seguente, equilibrato giudizio: «Firenze è una città in svendita, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di capitali stranieri». Una sorta di rigurgito sovranista in salsa gauchista, forse Montanari stava già strizzando l’occhio ai potenziali elettori di destra.

tomaso montanari

 

In ogni caso, Nardella evidentemente non se l’era legata al dito: «Non partecipo al totonomi. Prendo atto che lo stesso Montanari ha escluso questa ipotesi. Non so chi l’abbia avanzata, sinceramente. Resta il fatto che noi -il Pd, ndr- come forza principale della città abbiamo l’onere di indicare una proposta di candidatura e di programma». Montanari si è autoescluso, la candidatura spetta al Pd: un uno-due micidiale. E Tomaso Montanari resta lì, con la testa che ronza e la sensazione di non aver neanche capito da dove sono arrivati i colpi, disperatamente appeso a quella “m” che non c’è, e non ci sarà mai.

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI...

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…