pistelli renzi descalzi

L’OCCUPAZIONE DEL POTERE AL TEMPO DI RENZI – IL VICEMINISTRO LAPO PISTELLI, COME DAGOANTICIPATO, TROVA UNA RICCA POLTRONA (VICE PRESIDENTE SENIOR!) NELLA RISERVA RENZIANA DELL’ENI DEL PERICOLANTE DESCALZI (ACCUSA DI CORRUZIONE INTERNAZIONALE IN NIGERIA)

1.DAGONOTA

 

Lapo Pistelli Lapo Pistelli

Dunque, come Dagoanticipato fin dal 20 maggio scorso, Lapo Pistelli si è dimesso da viceministro agli Esteri e lascia il Parlamento. Si accomoderà su una poltrona tutta per lui da “vicepresidente senior” di Eni, forte di parere preventivo dell’Antitrust che gli dà via libera, come si perita di assicurare “La Stampa” in un lungo pezzo “in laude”.

 

E’ incredibile che né la Stampa, così amica di Pistelli e dei suoi sponsor, né gli altri giornaloni, avessero subodorato niente di una manovra che, si apprende oggi, è stata preparata per mesi con massima cura a vari livelli. La proposta di Claudio Descalzi, solerte esecutore dei desiderata renziani, è di quasi un anno fa.

 

Il ministro Gentiloni era informato, Palazzo Chigi pure e da mesi. Poi c’è l’Antitrust che ha messo il suo supremo bollino affinchè nessuno possa questionare e infine, ci informa sussiegosa la Stampa, ecco la benedizione della Mummia Sicula, con Mattarella che si incarica di spiegarci che “se si lavora in una grande azienda italiana come l’Eni si resta al servizio del Paese”.

MERIAM LAPO PISTELLIMERIAM LAPO PISTELLI

 

Nulla insomma deve far pensare che Pistelli possa aver trovato, con l’aiuto di Renzi, una bella poltrona pubblica strapagata. Resta sempre “al servizio del Paese”. E nulla deve far pensare che la dipartita dal governo del numero due della Farnesina possa essere legata a un “incidente” come il fatto che gli sia stato preferito come ministro il meno esperto Gentiloni.

RENZI MERIAM PISTELLI MOGHERINI A CIAMPINORENZI MERIAM PISTELLI MOGHERINI A CIAMPINO

 

La realtà è che Renzi non è capace di tenere intorno a sé gente come Delrio o Pistelli, ovvero amici che gli parlano chiaro e non sono degli “yes man”. Di Pistelli, il premier è stato una sorta di portaborse agli albori della sua carriera e lo pugnalò nel 2009 alle primarie per il Comune di Firenze. Poi Pistelli ha fatto la sua carriera, anche con Enrico Letta, e con Renzi c’è stato un riavvicinamento. Adesso gli hanno trovato un posto nella riserva renziana dell’Eni e lascia Matteuccio con le Boschi e con i Lotti, un cerchio che comincia a essere soffocante.

 

 

2. PISTELLI: “POLITICA ADDIO. RICOMINCIO DALL’ENI”

Antonella Rampino per “la Stampa

 

È il viceministro degli Esteri che, appena eletto il riformista Rohani, fu mandato in missione-lampo da Emma Bonino a Teheran per rimettere in gioco l’Italia in un Paese strategico e invece trascurato da un decennio. È il politico che più a lungo, e da ben prima della prima elezione di Obama, ha tenuto per il conglomerato di centrosinistra oggi divenuto Pd, i rapporti strutturali con i Democrats americani. E suo è anche il raddoppio dei fondi alla cooperazione in tre anni, varato tre giorni fa con l’impegno di Renzi e Padoan: è tutto quello che abbiamo per fronteggiare la radice dei problemi, la necessaria stabilizzazione dei Paesi da cui partono le ondate di migranti.

claudio descalzi 638x425claudio descalzi 638x425

 

Sempre in penombra, e anche vedendosi sfuggire – da candidato naturale quale era – la successione a Federica Mogherini alla Farnesina, per il meno naturale dei motivi, al di là delle voci sull’ostracismo renzista: la competenza.


Questa mattina Lapo Pistelli esce dall’ombra, consegna le dimissioni da parlamentare e da vice ministro degli Esteri per approdare all’Eni come vicepresidente senior. «Mi occuperò di promuovere il business internazionale e di tenere i rapporti con gli stakeholders - in Africa e Medio Oriente - e dei progetti sulla sostenibilità» dice d’un fiato.

CLAUDIO DESCALZICLAUDIO DESCALZI


La proposta
Tutto è nato «chiacchierando con l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, facendo analisi e scenari politici, le turbolenze in Medio Oriente, l’Iran, e l’Africa soprattutto che per Descalzi è quasi una seconda patria, il luogo nel quale ha lavorato di più e il continente nel quale Eni ha competenze assolute. Abbiamo cominciato a chiacchierare con un certa regolarità, mi ha affascinato il suo progetto per diversificare le fonti di energia nel momento di disordine globale, il co-sviluppo nei paesi in cui Eni lavora che è parte dell’identità dell’azienda sin dai tempi di Mattei... finché un giorno mi ha detto “ma tu, a lavorare con noi, ci verresti?”. Mi si è piantato come un bug nell’orecchio, che ha lavorato per circa un anno. Dovevo o no cambiare vita? A 51 anni si può ancora...». 


Impegno globale
Un anno dopo, allo scoccare del compleanno (auguri), la lettera di dimissioni è scritta e verrà consegnata oggi. Pistelli assumerà l’incarico il primo luglio. Pistelli ha scelto la diplomazia parallela, dato che anche questo è storicamente l’Eni, come lo fu anche la Comit almeno fino alla stagione delle fusioni bancarie? La testa di Pistelli fa un po’ sì e un po’ no. «L’Eni è l’azienda più globale che ha l’Italia, è presente in 80 Paesi è un formidabile centro d’innovazione. Ma pur avendo finalità pubbliche, legate all’interesse nazionale, è un’azienda di diritto privato. E tuttavia, come non definirla a suo modo un’istituzione?».

RENZI 
GENTILONI 
RENZI GENTILONI


È questo che, mentre si confida e guarda il fondo di una tazza di tè, dà tutto il senso e il peso della sua «second chance». Per il Pd si tratta del secondo distacco traumatico in un pugno di settimane, dopo l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta che lascia il Parlamento e l’Italia per andare a dirigere la scuola di formazione in Scienze Politiche alla Sorbona...

 

«Ogni caso è naturalmente a sé. Enrico non lascia la politica, fa un sabbatico, un passo laterale. Io cambio pelle, cambio completamente vita. La politica uscirà dal mio orizzonte, mi lascio alle spalle 98 paesi frequentati nelle mie molte reincarnazioni, 19 anni di Parlamento, italiano ed europeo, 10 da amministratore locale a Firenze, la vita nei giovani Dc, poi il Ppi con Martinazzoli, vice capogruppo di Mattarella nel ’96, poi responsabile Esteri del Pd...

RENZI 
GENTILONI 
RENZI GENTILONI

 

è vero che ho praticato vite parallele, con incarichi universitari anche all’estero e perfino a Stanford. È vero che mi intriga la capacità che hanno gli americani, quelle revolving doors per le quali si passa dall’università al business alla politica o viceversa, in modo che le competenze si fertilizzino, mentre da noi è tutto bloccato, di solito... Ho accettato perché mi pare l’ultima occasione per cambiare, ma il peso e anche la responsabilità del cambiar vita queste ultime notti mi han tenuto sveglio...».


Le reazioni
La cosa non è da poco anche per le regole europee – esistenti anche negli Usa –- e c’è stato bisogno di un via libera preventivo dell’Antitrust sulla compatibilità tra il nuovo e il precedente incarico. Renzi, che in gioventù proprio di Pistelli fu il «portaborse», e che, avendo anche appena perso uno dei suoi consiglieri economici, Tommaso Nannicini, potrebbe sentirsi colpito da una vera e propria fuga di cervelli, l’ha presa bene. «Lo sa da molti mesi, sin da quando ho cominciato a riflettere sulla proposta.

 

Claudio Sardo e Lapo Pistelli Claudio Sardo e Lapo Pistelli

Come ha reagito quando gliel’ho detto? Lì per lì mi è sembrato sorpreso, ma è molto intelligente e veloce, e ha subito detto bene bene... Anche Gentiloni mi ha incoraggiato». E tutto bene anche al Quirinale, Pistelli è stato ricevuto appositamente da Mattarella. «Se si lavora in una grande azienda italiana come l’Eni si resta al servizio del Paese, è stato il suo in bocca al lupo».

 

Ultimi Dagoreport

friedrich merz donald trump starmer macron meloni von der leyen jd vance

DAGOREPORT - L’INCONTRO DI GIORGIA MELONI CON VANCE E VON DER LEYEN È STATO SOLO ''ACCIDENTALE'': È STATO POSSIBILE IN VIRTU' DELL’INSEDIAMENTO DI PAPA LEONE XIV (NON È STATA LA DUCETTA A CONVOCARE I LEADER, BENSI' SANTA ROMANA CHIESA) – LA "COMPASSIONE" DI TRUMP, CHE HA COINVOLTO LAST MINUTE "COSETTA" MELONI NELLA CHIAMATA CON MACRON, STARMER E MERZ – LE FAKE NEWS DI PALAZZO CHIGI PROPALATE DALLA STAMPA E MEDIA DI DESTRA COL SUPPORTO DEL “CORRIERE DELLA SERA”:  ALL’ORIZZONTE NON C’È MAI STATO ALCUN INVIO DI TRUPPE EUROPEE AL FIANCO DI KIEV CONTRO MOSCA. SOLO DOPO LA FIRMA DI UNA TREGUA, GRAN BRETAGNA E FRANCIA SONO A FAVORE DI UN INVIO DI TRUPPE, MA UNICAMENTE AL FINE DELLA SALVAGUARDIA DEI CONFINI UCRAINI, E COL FONDAMENTALE SUPPORTO INTELLIGENCE DELLA CIA - ALTRA MINCHIATA DELLA PROPAGANDA ALLA FIAMMA: NON E' MAI ESISTITA LA VOLONTÀ DI ESCLUDERE L’ITALIA DAL GRUPPO DEI ''VOLENTEROSI''. È LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" STESSA A ESSERSI CHIAMATA FUORI, IN PREDA ALL'AMBIZIONE SBAGLIATA DI DIVENTARE LA "PONTIERA'' TRA STATI UNITI ED EUROPA, E PER EVITARE GUAI IN CASA CON IL SUO NEMICO PIU' INTIMO, MATTEO SALVINI...

giuliano amato

AMOR CH’A NULLO AMATO – IL RITRATTONE BY PIROSO DEL DOTTOR SOTTILE: “UN TIPO COERENTE E TUTTO D’UN PEZZO, UN HOMBRE VERTICAL? O UN SUPER-VISSUTO ALLA VASCO ROSSI, ABILE A PASSARE INDENNE TRA LE TURBOLENZE DELLA PRIMA REPUBBLICA, UOMO-OMBRA DI CRAXI, MA ANCHE DELLA SECONDA?” – ALCUNI PASSAGGI STORICI DA PRECISARE: AMATO NON SI CANDIDÒ NEL 2001 A CAUSA DI ALCUNI SONDAGGI-PATACCA SVENTOLATIGLI DA VELTRONI, CHE DAVANO RUTELLI IN VANTAGGIO SU BERLUSCONI – A FERMARE LA CORSA AL QUIRINALE DEL 1999 FU MASSIMO D’ALEMA, CHE LO SCARICÒ PER IL “NEUTRO” CIAMPI  - IL MANCATO VIAGGIO AD HAMMAMET E IL RAPPORTO CON GIANNI DE GENNARO...

ernesto galli della loggia giorgia meloni

DAGOREPORT - FAZZOLARI E' PER CASO IL NUOVO DIRETTORE DEL "CORRIERE"? - IN UNA PRIMA PAGINA CHE NASCONDE LE MENZOGNE DI GIORGIA MELONI, SPUTTANATA DA MACRON, BRILLA UN EDITORIALE VERGOGNOSO DI GALLI DELLA LOGGIA CHE SI DOMANDA: "SE LA GERMANIA (DI AFD) HA DAVVERO FATTO I CONTI CON IL SUO PASSATO NAZISTA. IN ITALIA, INVECE, UN PARTITO CHE PURE HA LE SUE LONTANE ORIGINI NEL FASCISMO GOVERNA DA TRE ANNI IN UN MODO CHE SOLO I COMICI (DUNQUE PER FAR RIDERE…) GIUDICANO UNA MINACCIA PER LA DEMOCRAZIA" - L’EX MAOISTA, POI TERZISTA, QUINDI BERLUSCONIANO, 5STELLE, INFINE MELONIANO  DEVE STUDIARE UN PO’, INVECE DI CAMBIARE PARTITO A OGNI CAMBIO DI GOVERNO. NEL DOPOGUERRA IN GERMANIA, GLI EX NAZISTI RIENTRARONO NEL CONTESTO SOCIALE E OTTENNERO POSTI DI POTERE NELLE INDUSTRIE PIÙ AVANZATE FINO ALLA CONTESTAZIONE DEL '68, SIMBOLEGGIATA DALLO SCHIAFFONE RIFILATO DALLA STUDENTESSA BEATE KLARSFELD AL CANCELLIERE (EX NAZISTA) KURT KIESINGER – IN ITALIA LA DESTRA ALLA FIAMMA DI FINI FU SDOGANATA DAL GOVERNO BERLUSCONI, DOVE IL MINISTRO DELLA GIOVENTU' ERA GIORGIA MELONI. COSA CHE IL GALLI OMETTE ESSENDO ORA COLLABORATORE DEL GOVERNO DUCIONI PER IL SETTORE SCUOLA...

andrea orcel unicredit

DAGOREPORT - IL RISIKO DELLE AMBIZIONI SBAGLIATE - COME PER IL GOVERNO MELONI, ANCHE ANDREA ORCEL NON IMMAGINAVA CHE LA STRADA PER LA GLORIA FOSSE TUTTA IN SALITA - IL RAFFORZAMENTO IMMAGINATO DI UNICREDIT, PER ORA, È TUTTO IN ARIA: IL MURO DI GOLDEN POWER DELLA LEGA HA RESO MOLTO IMPROBABILE LA CONQUISTA DI BANCO BPM; BERLINO RITIENE “INACCETTABILE” LA SCALATA ‘’NON AMICHEVOLE” DI UNICREDIT ALLA SECONDA BANCA TEDESCA COMMERZBANK; LE MOSSE DI NAGEL E DONNET GLI DANNO FILO DA TORCERE; CREDIT AGRICOLE, CHE HA UN CONTRATTO IN SCADENZA PER LA GESTIONE DEL RISPARMIO CHE RACCOGLIE UNICREDIT, HA UN ACCORDO CON BPM, DI CUI E' PRIMO AZIONISTA. E IL CDA DI UNICREDIT NON È PIÙ QUELLA FALANGE UNITA DIETRO AL SUO AZZIMATO CONDOTTIERO. COME USCIRE DAL CUL-DE-SAC? AH, SAPERLO…

orcel giorgetti

DAGOREPORT – GIORGETTI SI CONFERMA UN SUPPLÌ CON LE UNGHIE: ALL’INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DI UNICREDIT PER LA MODIFICA DEL DECRETO GOLDEN POWER CHE BLINDA L'OPS SU BPM, BANCA CARA ALLA LEGA, CHI HA INCARICATO IL MINISTRO DI CAZZAGO? STEFANO DI STEFANO, DIRETTORE GENERALE DELLE PARTECIPAZIONI DEL MEF, MA ANCHE COMPONENTE DEL CDA DI MPS. INSOMMA, LA PERSONA GIUSTA AL POSTO GIUSTO... – CALTA C’È: LA GIRAVOLTA DEL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SULL'OPERAZIONE MEDIOBANCA-BANCA GENERALI…