LAVITOLA È BELLA – “LA COMPRAVENDITA DEI SENATORI? QUELLA NOSTRA ANDÒ BENE, CADDE PRODI. QUELLA DI LETTA E ALFANO È ANDATA ANCHE MEGLIO, PERCHÉ LA PREDA ERA PIÙ PREGIATA”

Francesca Fagnani per "Il Fatto Quotidiano"

L'ultima volta che l'ho intervistato, Valter Lavitola era ancora latitante a Panama, Silvio Berlusconi era premier, Monti era un professore e i grillini erano ancora piccoli. Mentre tutto cambiava, tranne il Presidente della Repubblica, Lavitola era in carcere: 18 mesi tra Poggioreale e Secondigliano, per la bancarotta del giornale l'Avanti! e per l'estorsione con Tarantini a Berlusconi.

Le condanne non sono definitive, ma su di lui incombono altri sette processi: dall'accusa di corruzione internazionale alla compravendita dei senatori con Sergio De Gregorio per far cadere il governo Prodi. Ora Lavitola è agli arresti domiciliari e ovviamente sa molto di più di quello che finora ha raccontato. Ma forse qualcosa sta cambiando e lui ha voglia di parlare.

Chiedo al suo avvocato, Guido Iaccarino, l'autorizzazione per realizzare un'intervista video per Servizio Pubblico, ma il Tribunale di Napoli ci nega questa possibilità. Decido comunque di tentare: gli invio una lettera con alcune domande. Il giorno successivo mi arrivano in redazione quattro pagine scritte a mano da Lavitola.

Ogni risposta sembra avere un sotto-testo e soprattutto contenere un messaggio spedito a chi di dovere, a chi in questi mesi si è dimenticato degli amici. Peccato non avergli potuto rivolgere, per ogni risposta, una "seconda domanda": gli avrei voluto chiedere, per esempio, di quell'archivio audio che mi dice di avere. Cosa contiene? E che vuol dire che lui era lì a fare il mediatore tra Berlusconi e Tarantini proprio per evitare "semmai" un tentativo di estorsione? E come è possibile che con un'inchiesta aperta, l'avvocato di Berlusconi e quello di Tarantini si siano incontrati proprio a Palazzo Grazioli, a casa dell'allora premier?

Ma bisogna accontentarsi solo delle sue risposte, così come le ha scritte. Eccole.

Lei si è fatto 18 mesi di carcere, ora è agli arresti domiciliari. I suoi guai giudiziari provengono, in buona parte, dal suo rapporto con Silvio Berlusconi. Si sente una vittima?
No, non sono e non mi sento una vittima.

Durante il periodo in cui è stato latitante e poi in carcere, Berlusconi almeno, ha chiamato, ha aiutato la sua famiglia, si è informato su come stava suo figlio?
Purtroppo mai.

Come mai nei confronti delle difficoltà economiche dei Tarantini, Berlusconi si è mostrato così generoso e con lei invece nemmeno una telefonata alla sua famiglia?
Forse non aiuta chi sa che non lo tradisce. Forse però lo affermo per amarezza.

Quando Gianpaolo Tarantini è finito nei guai per il giro di escort che portava alle feste di Berlusconi, lui e la moglie Nicla hanno cominciato a "battere cassa". A che titolo potevano chiedere così tanti soldi all'allora premier?
Dice bene, "hanno iniziato" quando sono finiti nei guai. A quel tempo il baby sitter lo faceva Ghedini. Lo chieda a lui.

Berlusconi, di fatto, ha sempre accolto le loro richieste, dando soldi prima alla spicciolata, poi mettendo a disposizione 500 mila euro. Perché?
Voleva toglierselo di torno. I Tarantini hanno sempre detto di non avere i soldi neppure per pagare il salumiere. Però intanto Berlusconi ha sborsato più di 20 mila euro per fargli fare le vacanze a Cortina e a Nicla, addirittura, ha regalato un bracciale di diamanti.

A proposito, l'affitto della loro elegante casa chi lo pagava?
Per la casa, ho dato io i soldi, che erano messi a disposizione da Berlusconi. Per Cortina, io non volevo, mi sembrava addirittura più assurdo di tutto il resto, ma il presidente fece comunque avere i soldi a Nicla. Il bracciale di diamanti fu un regalo che Berlusconi fece spontaneamente a Nicla, che in lacrime gli aveva raccontato di aver venduto tutti i suoi gioielli.

Perché Berlusconi usava lei per far arrivare i soldi ai Tarantini e perché lei si prestava?
Immagini cosa sarebbe successo se i bonifici fossero arrivati direttamente a Tarantini. Speravo che non venisse fuori il disastro che poi è emerso, a causa di un'intercettazione effettuata su un telefono estero, che non credevo possibile.

È vero che ogni tanto Nicla andava anche senza di lei a Palazzo Grazioli a prendere soldi da Berlusconi?
Certo.

Ci sono telefonate tra lei e Tarantini in cui nei confronti di Berlusconi si usano espressioni del tipo "metterlo in ginocchio o con le spalle al muro". Come lo chiamerebbe lei questo, se non un tentativo di estorsione?
Proprio dalle telefonate alle quali fa riferimento emerge con chiarezza che, semmai, io facevo in modo di contrastare anche solo l'eventualità di un ricatto.

Dei 500 mila euro che Berlusconi mette a disposizione, attraverso di lei, a Tarantini lei ne dà in più tranche 255 mila, gli altri 245 se li è tenuti lei. Perché?
Perché i soldi me li aveva affidati Berlusconi, condizionando la dazione all'avvio di un'attività che rendesse i Tarantini autosufficienti. Per quello che mi riguarda, lui sa bene che non trattengo nulla che non sia mio.

L'avvocato Nino D'Ascola, scelto da Ghedini stesso, ha difeso gratuitamente Tarantini e poi è diventato senatore e capogruppo del Pdl nella Giunta per le immunità. È normale?
Se è normale lo giudichi lei. Questo D'Ascola, per fortuna, l'ho visto una sola volta e per pochi minuti a palazzo Grazioli (incontro organizzato da Ghedini) e mi fece una terribile impressione.

Come sono oggi i suoi rapporti con Nicla e Gianpaolo Tarantini?
Semplicemente "non sono". Spero che se la cavino in qualche modo...

Cambiando discorso, perché lei ha fatto tutto quello che ha fatto per dimostrare che la casa di Montecarlo era di proprietà del fratello della moglie di Fini? Lo rifarebbe?
Quell'operazione mi ha portato parecchia sfiga. Era in atto, però, una guerra senza quartiere, nella quale Fini e Bocchino (del quale per molti motivi ero convinto di potermi fidare) non ci lesinavano nessun tipo di colpo.

Ovviamente chi assestava più colpi tra le due parti, acquisiva punti e merito. Lo rifarei ? Guardando al risultato politico sì, perché contribuii a far emergere l'ipocrisia di chi faceva il "duro e puro". Umanamente, pensando alla famiglia di Fini, direi di no.

Che ruolo hanno giocato in quella vicenda l'allora ministro della Giustizia Alfano e Frattini, che era ministro degli Esteri?
Berlusconi era ed è circondato da gente più realista del re. Quando lui ancora non sapeva tutta la verità (anzi sospettava che il documento che provava la proprietà della casa di Montecarlo fosse un falso), i due autorevoli ministri si diedero da fare per dimostrare che il documento era vero.

Franco più veloce e riuscì ad andare in Parlamento con il suo trofeo: la dichiarazione che gli inviò il presidente della piccola Repubblica caraibica, attestante l'originalità dell'atto

Frattini ha poi preso le distanze da lei, qual era il vostro rapporto?
Dopo tutto il casino che mi ha travolto, ho scoperto che io ero suo amico ma lui no, tanto da affermare davanti a un giudice che con me non aveva nulla a che fare, anzi aveva avuto il "privilegio" di avermi impedito di diventare Console d'Italia a Panama. In realtà, le cose non stavano proprio così, ci legavano molte cose... oltre a un'antica amicizia. Lui amava definirmi "il facilitatore".

È vero che Frattini stesso le affidò l'incarico di suo rappresentante speciale in Kazakistan?
Altro che servizi segreti... se voglio tornare a contare qualcosa devo diventare vostro amico: questa non la sapeva nessuno, come avete fatto? Anzi, se siete bravi trovate una copia dell'atto di nomina... io ci riesco a Santa Lucia, voi non ci riuscite alla Farnesina.

Sergio De Gregorio, proprio a Servizio Pubblico, ha detto che lei potrebbe avere un archivio audio come memoria di tutti i suoi rapporti più importanti degli ultimi anni. Smentisce?
Non è proprio così, ma non posso nemmeno smentire. Vengo dalla vecchia scuola socialista. Il presidente Craxi diceva sempre: ‘conserva sempre tutto e non usare mai niente, neppure contro i nemici'. Lo diceva anche Pertini: ‘a brigante, brigante e mezzo', io più modestamente: ‘ad amico, due amici'.

Ma com'è andata la compravendita dei senatori per far cadere il governo Prodi?
Quella nostra andò bene. Cadde Prodi. Quella di Enrico Letta e Alfano è andata anche meglio, perché la preda era più pregiata.

 

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