giulio giorgio napolitano

“LE CRITICHE DI RENZI A LETTA LO LASCIARONO PERPLESSO. QUANDO MATTEO DECISE DI GIOCARSI LE SUE CARTE, MIO PADRE NE PRESE ATTO, ANCHE SE SI DISPIACQUE DELLA BRUTALITÀ DI QUEL PASSAGGIO” – GIULIO NAPOLITANO RACCONTA IN UN LIBRO LA VITA PUBBLICA E PRIVATA DI “RE GIORGIO” – IL REFERENDUM “FORSE GESTITO NON BENE” DA RENZI (“QUELLO È STATO IL SUO GRANDE CRUCCIO: VEDERE CHE LE RIFORME NON SI REALIZZAVANO”), BERLUSCONI (“CI SONO STATI DURI CONTRASTI MA PER IL BEL DISCORSO DI ONNA MIO PADRE SI COMPLIMENTÒ CON LUI”) E QUELLA VOLTA CHE GLI INFILZAI LA MANO CON UNA FORCHETTA… - VIDEO

https://video.corriere.it/politica/discorso-napolitano-2013-io-qui-una-serie-guasti-omissioni-irresponsabilita/796cd488-55e5-11ee-bd71-44df81c38f7b

 

 

Walter Veltroni per il Corriere della Sera - Estratti

giorgio napolitano clio e giulio

 

Giulio Napolitano, il tuo «Il mondo sulle spalle» è uno strano libro. Due biografie insieme, quella di tuo padre Giorgio e la tua e, sullo sfondo, cinquant’anni di vita italiana. Come mai?

«Perché il nostro è stato un rapporto fortissimo, sempre vissuto in una duplice dimensione inscindibile, pubblica e privata. Sin da piccolo sentivo di avere un padre importante, da più di vent’anni parlamentare e dirigente di un grande partito. Io ero l’ultimo arrivato in famiglia e avvertivo l’assillo di avere un dialogo con lui. E poi naturalmente contava l’epoca storica.

giorgio napolitano

 

Era un periodo di grande passione civile. Così fin da bambino sono stato immerso nel mondo della politica e nella comunità del Pci. Vedo questo padre autorevole, ma anche affettuoso, curioso della vita, che ti trasmette tanti stimoli. Con mia madre e con mio fratello Giovanni, andiamo ai comizi, alle feste dell’Unità, in campagna elettorale, ma lo seguo anche da solo, vado con lui a Botteghe Oscure, il pomeriggio dopo la scuola. Avevo appena sei o sette anni. Poi quando lui diventa capogruppo del Pci alla Camera e io sono alle medie comincio ad accompagnarlo anche a Montecitorio e scopro la civiltà del confronto politico anche tra forze opposte».

 

enrico berlinguer giorgio napolitano

Tua madre, donna forte e spiritosa, ti definì allora «Il piccolo Spadolini», un mito inusuale per un bambino...

«In effetti... L’idea che per la prima volta, con la scelta di Pertini di incaricare Spadolini, ci fosse un non democristiano a Palazzo Chigi, mi aveva molto colpito. Avevo 12 anni, ero malato di politica, e poi Spadolini amava molto andare in televisione... Aveva questa grande faccia, non so se spaccasse il video, sicuramente lo occupava, e poi parlava un’altra lingua, rispetto ai leader Dc del tempo, persino un altro italiano, più forbito. E quindi io ne rimasi affascinato e nel mio piccolo sviluppai un’analoga tendenza all’autoglorificazione per le prove scolastiche: di qui la perfida presa in giro di mia madre».

 

Nel libro racconti due episodi dai quali non esci benissimo...

MATTEO RENZI - ENRICO LETTA

«Ero decisamente un bravo bambino, però ogni tanto i miei scatti di nervi li avevo. Avevo a cuore due cose: andare bene a scuola e vivere il mio tempo con mio padre. Il giorno dell’esame di seconda elementare io avevo proprio voglia di farlo, di far vedere a tutti quanto ero bravo, e la maestra invece mi disse: “No, Giulio, abbiamo fatto tardi, torna domani”. A quel punto, inopinatamente, la mia tensione esplose. Lei aveva lasciato incautamente la mano sul banco, io gliela afferrai e diedi proprio un bell’affondo con i miei due incisivi.

 

Ancora prima, avrò avuto cinque o sei anni, eravamo appena arrivati a Mosca per le vacanze e fummo subito trascinati a un pasto frugale con i dirigenti sovietici che occupavano mio padre in complesse discussioni politiche.

ENRICO LETTA MATTEO RENZI 1

 

Per me era l’inizio delle nostre vacanze... Insomma, mio padre non mi prestava attenzione. Anche lì, una mano inavvertitamente poggiata sul tavolo... Per farmi ascoltare io prendo la forchetta e gli do una forchettata. Fu portato al pronto soccorso per mettere dei punti e per parecchio tempo ebbe la cicatrice sul dorso della mano...».

giulio napolitano cover

 

(…)

 

Il rapporto tra lui e Berlinguer è stato un rapporto complesso, non privo di conflitti, ma mi colpì, quando lo intervistai per il film su Berlinguer, la sua autentica, squassante commozione.

«Sì, era un rapporto molto forte, di grande sintonia e stima reciproca, intellettuale e umana. Sicuramente c’era un’antica solidarietà, che nasce forse nel momento in cui Berlinguer venne scelto come vicesegretario. Mio padre era l’altro candidato, ma fu lui stesso a chiamarsi fuori, convinto che Berlinguer avesse più titoli e più attitudine alla guida di partito, mentre forse mio padre aveva una più forte vocazione parlamentare e istituzionale.

 

giulio napolitano

Poi c’era stata la profonda condivisione della stagione degli anni ’70, dell’avvicinamento del Pci alla prospettiva di governo, la strategia del compromesso storico, della solidarietà nazionale, la rottura con l’Unione Sovietica e l’apprezzamento della protezione sotto l’ombrello della Nato. In quei dieci anni ci fu dunque una grandissima sintonia e noi passavamo il tempo libero insieme, i fine settimana o le vacanze all’Isola d’Elba. Erano amici, non solo compagni di partito. Contava poi molto l’amicizia tra mia madre e Letizia, la moglie di Berlinguer».

 

 

(...)

 

Racconti i vari momenti della storia istituzionale di tuo padre: Presidenza della Camera, ministero dell’Interno, Parlamento Europeo. Lui aveva considerato quest’ultima come l’esperienza finale. E invece...

giorgio e clio napolitano

«Prima Ciampi lo nomina senatore a vita, riportandolo nella sua casa, il Parlamento. Fassino e il centrosinistra lo propongono per la Presidenza della Repubblica. Casini e Fini dicono subito di sì. Berlusconi tergiversa. Alla fine prevale la linea della Lega di Bossi: scheda bianca. Mio padre è eletto con una quarantina di voti in più del necessario: non pochi, ma nemmeno tantissimi. Io sono a casa con mia madre. La abbraccio mentre è in cucina a preparare il pranzo.

 

silvio berlusconi e giorgio napolitano

Pochi minuti dopo arriva mio padre che aveva seguito lo spoglio in Senato. Si abbracciano e si accarezzano. Un pasto frugale con i commenti della televisione sullo sfondo. Poi le prime incombenze. I tanti messaggi. Mio padre inizia a pensare al discorso. Manda un mazzo di rose rosse a Letizia Berlinguer e va a visitare Antonio Giolitti. La sera sono a cena dai Ciampi al Quirinale. Gli spiegano il funzionamento quotidiano di quel complicato Palazzo».

 

 

giorgio napolitano con enrico berlinguer al mare all isola d elba el 1978

La vicenda della caduta del governo Berlusconi, con il quale lui ha vissuto un rapporto non semplice.

«Ci sono stati duri contrasti ma anche una leale e rispettosa collaborazione istituzionale. Ad esempio Berlusconi affronta la tragedia del terremoto dell’Aquila con grande energia e pragmatismo. E anche il suo tono generale cambia, come dimostra il bel discorso di Onna per il 25 aprile, per il quale mio padre si complimenta con lui.

 

C’è bisogno del massimo di unità nazionale. E poi c’è la presidenza del G8 con il vertice dei leader a L’Aquila. Tra l’altro è anche l’occasione per il primo incontro a Roma tra mio padre e Obama. Scatta una speciale alchimia e simpatia. Al termine, il giovane e coraggioso presidente americano esalta l’anziano presidente italiano, la sua grande leadership morale».

MERKEL BERLUSCONI NAPOLITANO

 

 

Questa fase più distesa durerà poco...

«Sì, il governo entra in crisi. Fini con un gruppo di suoi esce dal Pdl, poi anche dalla maggioranza. Il governo si salva per miracolo, ma è appeso a un filo. In più Berlusconi scopre di essere indagato per le sue frequentazioni. La situazione diventa caotica proprio mentre l’esposizione finanziaria dell’Italia sui mercati internazionali è sempre più grave. Lo spread è alle stelle. Mio padre, preoccupatissimo, ogni mattina chiama il governatore della Banca d’Italia per scambiare valutazioni e previsioni. Tutti nel Paese chiedono al presidente della Repubblica di prendere in mano la situazione. Sull’orlo del baratro, Berlusconi responsabilmente si dimette.

giulio napolitano mario orfeo foto mezzelani gmt92

 

Mio padre nomina Monti con il consenso di tutte le forze politiche che in Parlamento gli votano la fiducia con la maggioranza più larga nella storia della Repubblica. Inizia un percorso difficile ma essenziale per uscire dalla crisi e raddrizzare la situazione. I partiti finalmente collaborano. Le cose migliorano. Il peggio è passato. Ma si avvicinano le elezioni del 2013 e ricominciano calcoli e opportunismi. Si torna al voto senza alcuna riforma della legge elettorale».

 

L’esito è il caos, l’inesistenza di una maggioranza per governare.

NAPOLITANO KISSINGER

«Sì, tre blocchi contrapposti, nessuna maggioranza, è stallo totale. Il premio di maggioranza alla camera lo prende l’alleanza guidata dal Pd di Bersani. Ma al Senato non ha i numeri a causa del grande successo dei 5 Stelle e della straordinaria rimonta di Forza Italia. E in più deve essere eletto il nuovo capo dello Stato. I candidati proposti dal centrosinistra cadono per colpa dei franchi tiratori al loro stesso interno. Mio padre assiste allibito e impotente, aveva guardato con favore alle ipotesi sia di Marini sia di Prodi.

giorgio napolitano

 

I 5 Stelle puntano su Rodotà di cui mio padre era amico da una vita e che stimava molto. Ma è una richiesta di resa alle altre forze politiche. Nemmeno la sua candidatura passa. A quel punto tutti, tranne i 5 Stelle e Vendola, vanno da lui e lo implorano di accettare la rielezione. Si sente ancora una volta il mondo sulle spalle e acconsente, nonostante fosse stato sempre contrario per ragioni istituzionali e personali. È rieletto a larghissima maggioranza. Pronuncia in Parlamento un discorso sferzante e applauditissimo. Annuncia che resterà poco, il tempo di garantire la formazione del governo e avviare le riforme».

 

Napolitano si trova in quel momento a fronteggiare il rischio della totale ingovernabilità del Paese.

«Lui ha sempre creduto nella democrazia parlamentare e quindi si è sempre rimesso all’indicazione dei partiti e del Parlamento. Il governo Letta era nato con un’ampia fiducia solo che, quando Renzi diventa segretario del Pd, fa capire che quel governo non gli piace più. Mio padre inizialmente è perplesso, preoccupato. Si era miracolosamente riusciti a formare quell’ esecutivo dopo mesi di paralisi... E l’Italia era ancora sotto procedura di infrazione europea, poteva essere molto pericoloso.

lucio dalla giorgio napolitano

 

Renzi fa però dichiarazioni sempre più critiche nei confronti di Letta e del suo governo e quindi era chiaro che non si poteva continuare così. A quel punto mio padre disse a Renzi che il Pd doveva assumere una posizione chiara: o sostenere lealmente questo governo o chiederne il cambio assumendosene la responsabilità. Renzi fece così, decise di giocarsi le sue carte e tutti i partiti che avevano sostenuto Letta dissero che erano favorevoli al cambio alla guida del governo. Quindi mio padre ne prese atto, anche se si dispiacque della brutalità di quel passaggio».

 

Il suo grande cruccio è stato non vedere uno spirito unitario sulle questioni istituzionali.

GIORGIO NAPOLITANO PIERLUIGI BERSANI

«Quando lui lascia il Quirinale la situazione è migliorata, anche grazie all’energia iniziale del governo Renzi. In quel periodo vengono approvate tante riforme, anche discutibili, che però segnano uno sforzo di modernizzazione. Anche le riforme costituzionali sembravano ben avviate, con un accordo tra centrosinistra e centrodestra. Ma purtroppo, dopo che lui lascia il Quirinale, c’è la rottura dell’accordo con Berlusconi e si va al referendum forse gestito non bene da Renzi. Sì, quello è stato il suo grande cruccio: vedere che le necessarie riforme non si realizzavano».

 

(...)

Mi ricordo, nella fase finale della sua vita, la preoccupazione per Clio.

NAPOLITANO CRAXI SPADOLINI

«Sì, il loro è stato un rapporto eccezionale, pur nelle differenze dei caratteri e degli stili, corroborato da una profonda condivisione di ideali e di valori. Mia madre aveva le sue opinioni, non esitava a esprimerle, però era sempre rispettosa del ruolo e della posizione di mio padre.

 

 

Non ha mai cercato protagonismi o visibilità. Nulla sarebbe stato possibile senza di lei e per questa ragione le ho voluto dedicare il libro. Nell’ultima fase mio padre era molto angustiato e preoccupato per lei e, negli ultimi momenti delle loro vite, quando ovviamente le parole si erano ridotte, c’era sempre quello sguardo, quella ricerca di un’intesa naturale e della protezione reciproca».

barack obama e giorgio napolitano

 

Parliamo dell’unico svenimento della tua vita.

«Il mio unico svenimento avviene nell’esatto momento in cui mio padre muore. Siamo tutti accanto al letto, il suo cuore smette di battere. In quel momento mio fratello e mia nipote si abbracciano, mi giro, sto per unirmi a loro e invece svengo. Mio fratello fa appena in tempo a prendermi. È come se, in quel momento, fosse andata via una parte di me».

giulio napolitano marco mezzaroma francesco lollobrigida foto mezzelani gmt 003CRAXI NAPOLITANOgiorgio napolitanoBERLUSCONI BERTINOTTI MARINI NAPOLITANO GIORGIO NAPOLITANO E OBAMANAPOLITANO OBAMA giorgio napolitano e barack obamaemmanuel macron giorgio napolitano 1MASSIMO D'ALEMA E GIORGIO NAPOLITANOMASSIMO DALEMA ROMANO PRODI MARIO MONTI ENRICO LETTA GIUSEPPE CONTE - FUNERALI GIORGIO NAPOLITANOnapolitano finiclio napolitano mattarellaletta renziGIORGIO NAPOLITANO E GIULIANO AMATO

 

Ultimi Dagoreport

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX”, CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…