sequestro smartphone giovanni melillo

“LE INDAGINI CONTRO LA MAFIA RISCHIANO LA PARALISI” – GIOVANNI MELILLO, PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA E ANTITERRORISMO, IN AUDIZIONE ALLA CAMERA LANCIA L’ALLARME SULLA PROPOSTA DI LEGGE CHE LIMITA LA POSSIBILITÀ PER LE PROCURE DI SEQUESTRARE SMARTPHONE E PC: “È UNA MISURA ECCESSIVA E PRIVA DI GIUSTIFICAZIONE, PROPRIO MENTRE LA REALTÀ CI PORTA A FOCALIZZARE LE ATTIVITÀ MAFIOSE” – IL TESTO FIRMATO DAL FORZISTA ZANETTIN, GIA’ APPROVATO AL SENATO, IMPONE IL VIA LIBERA DEL GIP PER OGNI SINGOLO SEQUESTRO E UNA COMPLESSA PROCEDURA DI VERIFICA DI TUTTI I DATI...

Estratto dell’articolo di Liana Milella per www.ilfattoquotidiano.it

 

 

Giovanni Melillo

Un “allarme” meticoloso, puntuale, e soprattutto nettissimo. Con un invito esplicito alla maggioranza di governo a fermarsi. Perché l’eventuale via libera al ddl sugli smartphone avrebbe “disastroso impatto sulle indagini di mafia”, di fatto comporterebbe “una loro paralisi”, proprio mentre “la realtà ci porta a focalizzare le attività mafiose”.

 

E ancora un “vero vulnus” per le indagini preliminari. E pure un ostacolo nettissimo per gli arresti in flagranza.

 

Con un lungo elenco di gravi e gravissimi reati, soprattutto di mafia, che non potranno più essere perseguiti. È fortissimo l’allarme che il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Gianni Melillo, lancia di fronte ai deputati della commissione Giustizia della Camera.

 

Pierantonio Zanettin

L’hanno chiamato a dare il suo parere sul disegno di legge di Pierantonio Zanettin – sì, sempre lui, quello dei 45 giorni al massimo per le intercettazioni – che impone non solo il via libera del gip per ogni singolo sequestro di uno smartphone, ma anche una procedura pesantissima di verifica di tutti i dati contenuti all’insegna della logica garantista “questo sì, questo no”.

 

Parla per poco più di venti minuti Melillo, che nella sua carriera è stato anche procuratore di Napoli.

 

[...] seguiamo passo passo la denuncia di Melillo. A partire dall’elenco estremamente minuzioso dei reati, che nella versione scritta del suo intervento occupa molte pagine, a partire da tutti quelli di mafia, e poi il peculato, la malversazione anche mafiosa, la corruzione perfino in atti giudiziari, la manipolazione delle gare d’appalto.

 

sequestro smartphone

Melillo entra via via nei dettagli, cita il sequestro di prodotti falsi, l’associazione mafiosa per lo sfruttamento minori, il traffico organizzato dei rifiuti.

 

E anche il revenge porn, l’ingresso nei sistemi informatici di un pubblico ufficiale (e ne abbiamo esempi assai recenti che hanno riguardato anche il suo ufficio come il caso Striano), il riciclaggio. Non basta, in crisi anche il sequestro e l’immediata verifica dei cellulari entrati nelle carceri con ovvie conseguenze su possibili rivolte che non potrebbero più essere fermate.

 

Melillo invita espressamente la maggioranza a riflettere sul “sacrificio” che verrebbe imposto alle indagini. Parla di una “misura eccessiva e priva di giustificazione”, su una materia “affidata alla responsabilità politica che è chiamata a misurare il sacrificio sull’efficacia investigativa rispetto all’attività criminosa”.

 

giovanni melillo 1

Insiste ancora e più volte sulla parola “sacrificio”: “Credo che la misura del sacrifico appaia tale da imporre una nuova considerazione per il disastroso impatto che il provvedimento avrebbe sulle indagini di mafia che verrebbero paralizzate, proprio mentre la realtà ci porta a focalizzare tutte le attività mafiose”. E qui sottolinea ancora che il ddl Zanettin esclude dalle nuove regole sul sequestro degli smartphone solo i reati che comportano l’arresto in flagranza.

 

Dunque un “sacrificio” enorme. Con l’invito a ripensar subito a “una misura eccessiva e priva di giustificazione”. Soprattutto se raffrontata alle regole che consentono il sequestro dei tabulati “per i quali non c’è un simile meccanismo”. E cioè regole così stringenti.

 

PIERANTONIO ZANETTIN

Da Melillo, che proprio per questo ha deciso di intervenire “personalmente”, arriva un invito esplicito e netto alla maggioranza a fermarsi e a riconsiderare l’intero provvedimento perché se davvero dovesse restare così si risolverebbe “in un pericoloso arretramento nel contrasto all’attività mafiosa in spregio all’assicurazione di non indebolire le indagini sulle mafie che nel cyberspace trovano il loro campo di azione”.

 

Nel merito tecnico il procuratore nazionale Antimafia boccia “la pesantezza della procedura, tre sequestri, due del giudice e uno del pm, se la confisca è obbligatoria o facoltativa”.

sequestro smartphone

 

“Un meccanismo – dice Melillo – che richiama la sovrabbondanza del Barocco, in primo luogo con l’aumento dell’incompatibilità del giudice soprattutto negli uffici medio piccoli”. Un vero problema questo, perché un gip che si è pronunciato poi non potrebbe più farlo in quanto sarebbe diventato incompatibile.

 

Poi le “conseguenze nocive sulla cooperazione internazionale perché la risposta all’assistenza giudiziaria è pesantemente condizionata da queste procedure. Le stesse nostre domande di cooperazione risulterebbero pesantemente condizionate”.

 

Giovanni Melillo Fabio Pinelli - foto lapresse

Cita la Corte di giustizia e le sue regole di fatto ignorate. Denuncia “un vero vulnus per il sistema delle indagini preliminari”, in quanto “oltre alla macchinosità del provvedimento di acquisizione, la stessa utilizzabilità è soggetta al fatto che i dati siano rilevanti non solo per reati per cui si procede, ma anche per altri reati che emergano”. [...]

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