ARCHIVIATA LA SECESSIONE, LE AMPOLLE DEL PO, IL TROTA E LE ALTRE BAGGIANATE, LA LEGA MORIBONDA DEGLI SCANDALI (BELSITO, DIAMANTI E LAUREE IN ALBANIA) VIENE SALVATA DA MATTEO SALVINI TROVANDO IL NUOVO NEMICO: L'EURO E L'EUROPA

Vittorio Feltri per "il Giornale"

Il motto era: «Si Salvini chi può». E la Lega, ridotta in fin di vita dal cerchio magico, dallo stile Belsito e da una serie di errori (orrori) di cui parleremo anche più avanti, è risorta. Perfino in politica non mancano i miracoli. A compierli è stato il nuovo segretario, Matteo Salvini, che al massimo sembrava idoneo a gestire la mensa della Berghemfest, la quale - ammetto per dimostrare che non l'ho mai disprezzata - ho spesso frequentato.

I lettori ricorderanno l'operazione «netà fo' ol polèr», ovvero il passaggio del timone padano dal vituperato Umberto Bossi, logorato più dalla malattia che dal potere, a Roberto Maroni, tra i migliori ministri della compagine governativa di Silvio Berlusconi. Erano giorni difficili. I quotidiani scrivevano delle malefatte attribuite ai vertici delle camicie verdi: investimenti balordi in Africa, acquisto di diamanti e frescacce simili.

L'intervento della magistratura stimolò la stampa a romanzare attorno al bullismo del Carroccio, a enfatizzare le marachelle delle gerarchie leghiste, a illuminare di ridicolo le prodezze universitarie del Trota filoalbanese eccetera eccetera. Dalle stelle alle balle, il passo fu breve.

Intervenne il governatore della Lombardia, ottimo saxofonista e discreto pianista, e le suonò a tutti, inclusa la famiglia del Senatùr nonché fondatore del movimento antiterrone, poi declinatosi in modi stravaganti. Il simbolo della nettezza maroniana si rivelò azzeccato: la scopa. Con la quale fu in effetti ripulito il pollaio. Ma le prospettive di un rilancio della Lega non erano buone.

Ormai Alberto da Giussano aveva perso ogni appeal: fallita la secessione, fallito il federalismo (non solo quello fiscale), andata a ramengo la presunta diversità dei nordisti, usi a gridare «Roma ladrona» (poi però giudicati ladroni essi stessi), su che cosa avrebbe potuto puntare Maroni onde creare una buona motivazione per indurre il popolo a votare ancora Lega? Il sol dell'avvenire funziona finché brilla in ciel, ma quando è tramontato, addio sogni di gloria. Insomma non c'erano le condizioni per un risorgimento leghista. Tutti - noi compresi - erano in attesa che il capo (o i capi) annunciasse la data del funerale verde.

Ma ecco la svolta. Maroni rinunciò al ruolo di segretario e indisse elezioni interne per nominarne uno in grado di dedicarsi alla rinascita (pareva illusoria) del partito. La disputa fu vinta da Salvini, ragazzo sveglio, intelligente, liceo classico, una grinta della madonna, animato da una voglia fuori dal comune di dimostrarsi all'altezza delle aspettative padane. Sulle prime pochi lo presero sul serio. La scelta in effetti era caduta su di lui per disperazione.

Nel senso che non c'erano alternative. Guardammo a Salvini con compassione: povero ragazzo, annegherà, ma gli daremo una mano affinché rimanga a galla il più a lungo possibile. Gli suggerimmo uno slogan volgarissimo: noi lombardi abbiamo insegnato ai meridionali a lavorare, e loro hanno imparato, qui a Milano, a sgobbare; loro hanno insegnato a noi lombardi a mangiare la pizza e a gettare i mozziconi di sigaretta a terra, e noi pure abbiamo imparato in fretta a farlo.

Ma non sono queste sciocchezze ad avere portato in alto Salvini. Figuriamoci. Lui ha svoltato quando è riuscito a inventarsi una seconda edizione del sol dell'avvenire: l'antieuropeismo. Che paga in un Paese, il nostro, il quale dalla moneta unica ha ricavato solo miseria e sfiga.

Non insisto nei dettagli. Salvini ha schiaffato nel logo leghista questa scritta: «No euro». Un trionfo. Inoltre egli si è messo a girare l'Italia come un ossesso predicando le (buone?) ragioni di Alberto da Giussano per stroncare la leadership europea, la cui negatività è evidente a chi abbia occhi non coperti da fette di salame. Facciamola breve. La linea di Salvini è stata vincente. Ha consentito alla Lega di recuperare consensi e di tornare ai migliori livelli bossiani.

I risultati delle consultazioni europee sono lì a certificarlo: 6 e rotti per cento. Una cifra lontana da Renzi e da Grillo, ma che, se esaminata limitatamente al Nord, costituisce un fenomeno storico. Ciò significa che, grazie al ragazzone milanese, il Carroccio ha ripreso a correre speditamente. C'è poco da sottilizzare. Salvini è un pazzo lucido sorretto dalla fede. Ha intuito che Marine Le Pen è il faro degli antieuropeisti e - come diceva Pesaola quando allenava il Bologna - le ha «rubato l'idea». Le urne hanno dato ragione al Matteo meneghino.

L'Europa unita sarebbe un ottimo affare se essa fosse unita; invece è un coacervo di burocrati che fanno a gara per rompere i faraglioni ai Paesi mediterranei, per cui va osteggiata. Bisogna spingere affinché muti indirizzo. Altrimenti conviene sfasciarla, essa e la sua maledetta moneta unica.

Paradossalmente, Salvini, avviatosi in politica quale retrogrado delle piccole patrie, si è trovato all'avanguardia nel combattere il Quarto Reich, dato che la Germania, senza l'appoggio della Francia (in mano alla Le Pen) e dell'Inghilterra, non avrà più facoltà di dettare legge nel Vecchio Continente. Col suo 6 e rotti per cento, Salvini si piazza in prima fila nell'affrontare il futuro. Abbiamo un solo rimprovero da muovergli.

Lasci stare l'ex ministro Elsa Fornero. Lei con gli esodati non c'entra un corno. Non è colpa sua se adesso sono allo sbando. Ella si è fidata delle informazioni fornitele dal presidente (oggi ex) dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, quello dei 20 incarichi pubblici. A chi altro la signora avrebbe potuto chiedere lumi? Dài Matteo, fa minga el pirla.

 

SALVINI E MARONI FLAVIO TOSI MATTEO SALVINI ROBERTO MARONI jpegRoberto Maroni e Umberto Bossi a Pontida BOSSI E MARONI AL CONGRESSO DELLA LEGA jpeg

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...