TORNA IL CELODURISMO - DOPO ANNI A SOPPORTARE BERLUSCONI E I BERLUSCONES E A PERDERE CONSENSO ELETTORALE, ORA LA LEGA TORNA ALLE ORIGINI E SUONA LA GRANCASSA ANTISISTEMA TRA FEDERALISMO E SECESSIONE - LIVORI NEL PDL: BOSSI PENSA DI “RIFARSI UNA VERGINITÀ” IN VISTA DELLE ELEZIONI - SILVIO VORREBBE TENERE VIVO IL RAPPORTO MA BOSSI RIFIUTA L’INVITO ALLA CENA DEL LUNEDÌ E METTE IN CRISI LA CONVIVIALITÀ DEL POTERE BERLUSCONIANO…

1 - SI ALLARGA IL SOLCO SU CARROCCIO E PDL...
Amedeo La Mattina per "la Stampa"

Si comincia ad allargare il solco tra Pdl e Lega. Il Carroccio è saltato addosso al governo Monti per l'approvazione del decreto su Roma capitale. Un provvedimento però già all'ordine del giorno dell'ultimo Consiglio dei ministri presieduto da Berlusconi. Tutto poi è precipitato e non se è fatto più nulla. Eppure Bossi, Calderoli e Maroni lo avrebbero votato, dicono gli ex ministri del Popolo della libertà: Roma capitale faceva parte del federalismo fiscale scritto dallo stesso Calderoli. Il quale invece tuona contro il nuovo esecutivo che come suo primo atto avrebbe fatto un regalo alle cicale del Sud.

Il sindaco Alemanno invece esulta, parla di «successo del Pdl» finalmente libero dai condizionamenti e dall'ostruzionismo leghista. Cicchitto addirittura si spinge a dire che si tratta del «successo» (postumo) di Berlusconi e Bossi. La battuta più tagliente è del senatore romano Augello (ex sottosegretario alla Funzione pubblica) che coglie nei colleghi della Lega «uno stravagante caso di amnesia collettiva» per far dimenticare tante cose.

Intanto che Roma capitale è il frutto anche della «illuminata capacità» di Calderoli, appunto. Per non parlare poi dei finanziamenti elargiti dal governo di centrodestra per coprire la voragine finanziaria del Comune capitolino e di quello catanese. «La verità - spiega Augello - è che, grazie alla maturità della Lega, mai è stato fatto tanto per Roma come negli ultimi anni».

E' solo un assaggio di ciò che succederà tra i due ex alleati che si sono separati sulla scelta di sostenere Monti. Il partito di Alberto da Giussano ora deve suonare la grancassa antisistema, recuperare l'identità originaria in bilico tra federalismo e secessione. Una nuova strategia d'opposizione ai danni di un Pdl che si è vincolato al rigore montiano. In questo modo, sostengono i berlusconiani, Bossi pensa di «rifarsi una verginità» da vendersi sul mercato elettorale.

Al punto che Maroni avalla il sospetto che Berlusconi abbia ceduto alle larghe intese perché Mediaset era crollata in Borsa. Quando invece avrebbe dovuto spingere per elezioni subito, evitando di mettere in moto un progetto politico preciso: durare fino al 2013; fare subito «macelleria sociale»; poi toccherà a Passera il rilancio dell'economia nel 2012. «E se uno fa ripartire l'Italia, a 56 anni, diventa oggettivamente il più probabile candidato alla presidenza del Consiglio», osserva Maroni.

La conseguenza sarà la «marginalizzazione delle anomalie», come la Lega (ma pure Vendola e Di Pietro) e il ritorno a «una Dc del terzo Millennio. Un nome per tutti? Pierferdinando Casini». Sarà così? Oppure le strade della Lega e del Pdl torneranno incrociarsi con Maroni e Alfano liberi dai vecchi leader? «Maroni - osserva malizioso Roberto Rao, uno dei consiglieri più ascoltati di Casini - dimostra di avere grandi capacità di ragionamento politico. Dalle sue parole emerge l'uomo di governo che forse ha un piccolo rimpianto e oggi deve recitare un ruolo non suo».

Il casus belli di Roma Capitale è la prima vera scintilla di un incendio che potrebbe bruciare in maniera definitiva il vecchio centrodestra. C'è chi nel Pdl lo spera e chi invece lo teme come il diavolo. Il governatore della Lombardia Formigoni riconosce che «una fase storica si è chiusa e che l'alleanza dovrà essere fatta su nuove basi, con nuovi programmi adeguati al tempo moderno».

Ma Formigoni fa parte di quell'area che più sta lavorando per quella «Dc del terzo Millennio» che potrebbe nascere all'ombra del governo Monti. Sono scenari per il momento scritti sulla carta perché molto dipenderà dalla prova che darà il nuovo esecutivo. Berlusconi vuole mantenere vivo il rapporto con Bossi. Ieri i due dovevano vedersi ad Arcore, come hanno fatto per tanti anni. Ma in via Bellerio lo stato maggiore leghista ha deciso che era meglio di no: noi siamo all'opposizione, loro in maggioranza; non cominciamo a confondere i ruoli.

2 - ADDIO ALLE CENE DEL LUNEDÌ E INSIEME ALL´ASSE DEL NORD TRAMONTA IL SISTEMA SILVIO
Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

Con il gran rifiuto di Bossi se ne va dunque a ramengo quella vaga prospettiva strategica, ma concretissima intesa preferenziale che per anni nel pigro linguaggio politico si è chiamata «l´Asse del Nord».

Ma nell´occasione specifica delle cene del lunedì, nei termini del diniego dell´illustre ospite e nelle implicazioni a loro modo simboliche del mancato evento e del cessato appuntamento ce n´è abbastanza per delineare qualcosa di più grave e sintomatico: il tramonto della grande convivialità del potere berlusconiano.

Sembra un elemento secondario o di colore, ma non lo è. E tutto lascia pensare che Bossi lo sappia benissimo. Respingere un invito a cena equivale a un messaggio abbastanza preciso. Nel 1994, quando già all´orizzonte della Lega si intravedeva il ribaltone, proprio lui cominciò a fare i capricci: «A via dell´Anima - che era la prima casa romana di Berlusconi - si mangia troppo raffinato». Ignaro della valenza politica di quel giudizio, il cuoco Michele la prese male: «E che si aspettava? I fagioli con le cotiche?».

Ma non era questione di piatti e pietanze. Bossi spiegò che non gli piaceva per niente essere convocato a corte e rinforzò: «Si mangia troppo male». A quel punto il vicepremier Tatarella provò a mettersi in mezzo: «Casomai si mangia poco», ma senza rendersi conto che il suo dire suonava oltraggioso alla cultura dell´abbondanza del Cavaliere. Ma non servì a nulla perché di lì a poco l´alleanza si ruppe.

Dopo tanti anni la storia non si ripete, ma certo stavolta può essere istruttivo ripassarsela a partire dalla segnaletica della tavola. E non solo perché Bossi di lì a poco a casa sua strinse un patto con D´Alema e Buttiglione proprio dinanzi a un povero pasto arrangiatissimo, ciò che valse a inserirlo negli annali come «la cena delle sardine». Il punto vero riguarda semmai Berlusconi, che più di tutti conosce l´arte di stabilire premesse emblematiche e perciò invitava, riceveva, intratteneva, talvolta faceva anche trovare ai suoi ospiti dei regali, l´orologetto del Milan e anche qualcosa di più, ma soprattutto gli dava da mangiare - e il nutrire, si sa, corrisponde alla forma più intensa di potere.

Le cene del lunedì erano l´ordinaria celebrazione di questo antico modulo riadattato all´evoluta signoria del Biscione. Con l´aria di offrire il triplo privilegio dell´esclusiva, della parità e dell´abitudine, il sovrano chiamava Bossi alla sua agognatissima mensa e sul far della sera quello si presentava con i suoi ispidi compagni nella gran villa di San Martino, ad Arcore, senza alcun timore di figurare come una comitiva di seriali scrocconi.
Durante un congresso della Lega il Cavaliere era riuscito a raccontargliela nel modo che essi più desideravano che gli fosse da lui raccontata.

Infatti avendo sposato un´attrice, fino a quel momento egli aveva considerato il lunedì, quando i teatri sono chiusi, «la sera dell´amore»; ma poi, deliziando la platea con un sorriso ammiccante, aveva aggiunto che d´ora in poi «il lunedì sera lo dedicherò a Umberto». A questi, d´altra parte, era riconosciuta la prerogativa di scegliere i convitati. E se pure l´ondata di gossip non ha consentito di conoscere le reazioni di Veronica al riguardo, quanto poi accaduto lascia intendere che forse sarebbe stato meglio fissare un altro giorno.

Nulla, curiosamente, si è mai saputo sul menu. Forse niente di speciale, date anche le condizioni di salute di Bossi e le galere dietetiche del Cavaliere. Per il resto, a occhio, l´intima ritualità ha tutta l´aria di essersi concentrata su assegnazione di collegi, ricerca della «quadra», nomine, affari, mutui riconoscimenti, prese in giro degli altri alleati, sghignazzi sui nemici, oltre a plausibili commenti senescenti sul genere femminile, profluvio di barzellette, sonatine al pianoforte e colpetti di sonno post-prandiali.

Nel frattempo, cena dopo cena, lunedì dopo lunedì, Berlusconi e Bossi perdutamente e malinconicamente invecchiavano, che sarebbe un modo cortese e ricercato per dire che in entrambi non c´era più quasi più traccia di ardore, prestanza e lucidità. Né i comprimari, da Maroni a Calderoli, da Brancher a Ghedini fino agli ultimi ammessi Alfano e La Russa, hanno mai reso quei banchetti para-istituzionali così meritevoli di narrazioni o indagini.

E così si arriva all´odierno esaurimento, alla pratica e teorica inutilità di questi periodici incontri fra un re ormai decaduto e un vassallo ammalato. L´Asse del Nord è irrimediabilmente consumata; e anche per quanto riguarda i simboli del potere è arrivato il momento di sparecchiare, non solo la tavola da pranzo.

 

UMBERTO BOSSI BERLUSCONIMonti alla Camera ROBERTO MARONI ANGELINO ALFANO PIER FERDINANDO CASINI Roberto Formigoni umb bossi silvio berlusconi lapapr08 camera36 berlusconi bossiSILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI - Copyright PizziSILVIO BERLUSCONI UMBERTO BOSSI - Copyright Pizzibossi-berlusconibossi e berlusconi

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...